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VARIE: Socci e Scalfari

7 Gennaio 2020

di Bartolomeo Di Monaco

Eugenio Scalfari è un giornalista che sa scrivere, come lo sono Vittorio Feltri e Marco Travaglio. Come lo fu il sommo Indro Montanelli. Penne che sanno pungere. Ma di quello che scrive Scalfari dubito sempre. Ho in mente ciò che di lui pensava il lucchese Mario Pannunzio, il quale sul letto di morte si raccomandò che non lo facessero venire al suo funerale.
È troppo una banderuola. Partì dal fascismo, anche con articoli assai laudativi, per arrivare oggi ad una sinistra che non ha volto. Poi non mi piace perché si atteggia ad aristocratico del sapere, perfino a maestro, mentre si diventa maestri non tanto per il bello scrivere, ma per la robustezza del proprio pensiero. Una mancanza congenita in Scalfari. E non basta: lui odia le elezioni popolari in cui tutti i censi dei cittadini hanno lo stesso diritto. Solo un certo livello dovrebbe votare, laddove si sia sicuri che non ci siano semi di ignoranza. Categorie quindi, come, ad esempio, i ricchi e gli intellettuali, che già godono di ampi privilegi e che, secondo me, ma è del tutto evidente, sono ambiziosi e avidi di potere e di popolarità, alle quali del popolo interessa poco o niente. Il popolo, invece, pur coi suoi umori e i suoi errori, è il sale della democrazia, una volta che si riconosca che la verità non appartiene a nessuno.
Difficile che queste categorie avvertano sul serio le vere necessità del popolo minuto, bisognoso di aiuto e di solidarietà. Un ricco o un intellettuale, per possedere una tale sensibilità, dovrebbero essere santi.
In questo articolo Antonio Socci annota le molte contraddizioni di Scalfari, il quale, a seguito dell’attacco degli Usa all’Iran con l’uccisione del loro più importante generale, Qassem Soleimani, giudica il repubblicano Trump un dittatore e gli USA una dittatura, mentre quando la guerra la faceva il democratico Obama, tutto era una meraviglia.

Riporto uno stralcio, ma l’articolo vale l’integrale lettura:

“Scalfari si riferisce all’azione contro l’uomo forte dell’Iran, il generale Soleimani. Questo episodio gli basta per affermare che gli Stati Uniti sono la dittatura più forte del mondo. Dittatura che non c’era con Obama, il quale faceva bombardare la Libia per rovesciare Gheddafi, con tutta la catastrofe che ne è seguita, ma non veniva annoverato da Scalfari fra i dittatori. Anzi, lui era un benemerito premio Nobel per la Pace. E l’Iran di Soleimani? Quell’Iran che a novembre e dicembre pare aver fatto circa 1.500 morti fra i manifestanti, con arresti di massa? L’Iran degli Ayatollah che, solo dal 2014 secondo Amnesty International, ha messo a morte più di 2.500 persone (compresi minorenni), in palese violazione del diritto internazionale?

Questo Iran per Scalfari non è una dittatura? Il Fondatore si è dimenticato di annoverarlo fra le dittature. Anzi, ritrae Soleimani in un modo tale che sembra un rispettabile generale e un autorevole statista, assassinato dagli Usa di Trump (la dittatura che si è detto). Ecco le testuali parole di Scalfari: «Trump ha fatto uccidere un soldato e uomo politico che aveva in mano l’Iran e l’ Iraq e amministrava l’essenza di quei Paesi, le loro ricchezze e la loro potenza politica, il petrolio iraniano e lo scontro che, secondo lui, bisognava superare tra quei due Paesi, che dovevano collaborare tra loro».”.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart