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VARIE: Una chicca nel libro di Antonio Scurati, “M. Il figlio del secolo”

7 Dicembre 2019

di Bartolomeo Di Monaco

Mi permetto questa premessa.
Nelle elezioni politiche del 16 novembre 1919, il partito fascista raccolse qualche migliaio di voti e non conquistò nemmeno un seggio. Andò meglio il 15 maggio 1921 quando i Fasci italiani di combattimento si presentarono nella lista Blocchi Nazionali ed elessero 35 deputati, tra i quali Benito Mussolini che risultò il terzo deputato più votato d’Italia. I votanti furono 6.701.496 pari al 58,39% del corpo elettorale.

Il 2 agosto dello stesso anno “nell’Ufficio del presidente della Camera Enrico De Nicola” viene firmato tra fascisti e socialisti il “patto di pacificazione”.

Questo patto non sarà gradito ai Fasci padani e toscani e Italo Balbo e Dino Grandi il 16 agosto si recheranno da Gabriele D’Annunzio, ritiratosi alla villa di Cargnacco sul Lago di Garda, per proporgli di accettare di essere lui il capo del fascismo. Italo Balbo (nient’affatto uno stinco di santo e ras di Ferrara) aveva attaccato Mussolini sostenendo duramente che la lotta tra fascismo e socialismo si sarebbe risolta solo con l’annientamento dell’uno o dell’altro. D’Annunzio rifiuterà. Il 27 agosto, a Firenze, il Consiglio nazionale dei Fasci respingerà le dimissioni di Mussolini.

Ma intanto, su “Il Popolo d’Italia del 7 agosto 1921 (ed ecco la chicca), Mussolini aveva scritto l’articolo “La culla e il resto”, in cui si legge:

“Se sarà necessario vibrare martellate potenti, per affrettare la rovina di questo fascismo, io mi adatterò all’ingrata bisogna. Il fascismo non è più liberazione ma tirannia; non più salvaguardia della nazione ma difesa di interessi privati delle caste più opache, sorde, miserabili che esistano in Italia; il fascismo che assume questa fisionomia, sarà ancora fascismo, ma non è più quello per cui – in pochi – negli anni tristi affrontammo le collere e il piombo delle masse, non è più il fascismo quale fu concepito da me.”

Si ha l’impressione che ad un certo punto Mussolini si sia reso conto che si stava realizzando in Italia un fascismo tutto diverso da quanto aveva auspicato (si ricordi il Manifesto di san Sepolcro del 23 marzo 1919) e che poi, incapace di raddrizzare la rotta e forse solleticato dall’ego e dall’attrazione del potere, sia stato travolto dalla sua stessa creatura.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart