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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Romanzo: Cara Anna – una storia d’amore vera sbocciata a Lucca durante gli anni della Seconda Guerra mondiale #10/16

11 Settembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Cara Anna #10

 

Domenica 22 settembre 1940

“Giornata molto emozionante. Infatti è prevista per le ore 15,30 la partenza del C. A. I. dalla stazione di Sesto San Giovanni per la Germania. Tutta la mattinata è trascorsa in ultimi preparativi e diversi camion hanno trasportato alla stazione tutti i bagagli contenenti il carteggio del nuovo Comando. Nel pomeriggio, alle 2, con una bicicletta del Comando sono andato a Sesto San Giovanni, dove ho salutato tutti gli amici qua del Comando partenti…”

Giovedì 26 settembre 1940

“… È partito questa mattina l’ufficiale tedesco che trovavasi qua al Comando. Il maggiore Salvadori ha ripreso servizio stamani dopo la sua licenza di convalescenza. Essendo oggi il mio compleanno ho offerto in ufficio una bottiglia di vermouth…”

Venerdì 4 ottobre 1940

“… Alle ore 4,20 sono partito col furgoncino del Comando per una breve licenza di 6 giorni…”

Sabato 5, Domenica 6, Lunedì 7, Martedì 8, Mercoledì 9, Giovedì 10.

“Giorni trascorsi a casa fuori del mondo tutto, dimentico di tutti e di tutto…”

 Giovedì 17 ottobre 1940

“Un sommergibile nemico affondato nel mediterraneo dal nostro sommergibile ‘Toti’. In Africa settentrionale, nonostante il maltempo, sono state effettuate incursioni aeree su varie città ed accampamenti nemici. Un nostro caccia ha abbattuto un apparecchio nemico. Mille bombardieri tedeschi hanno attaccato gradualmente, ad ondate di 200, il suolo inglese. 10.000 Kg. di bombe lanciate su varie città dell’Inghilterra… Quest’oggi è stata una giornata emozionante. Sin dal mattino, dato il buon tempo, era prevista la partenza della caccia da Bolzano per i campi del C. A. I. Infatti, all’una sono partiti ed alle 3,15 abbiamo saputo che erano arrivati tutti a Monaco e di là quindi hanno proseguito per Francoforte. Sono partiti così gi ultimi nuclei destinati al C. A. I.”

Milano, 22 ottobre 1940 – XVIII °

Mogliettina mia,

la vita ci ha messo vicini in un sogno dolce, infinito ed io so di amarti Annetta, so di amarti con la forza del sogno, con anima, con realtà, sinceramente. Da anni conduco con me il tuo bene, da anni tu mi sei sempre presente ovunque io sia, col visino, le manine, gli occhioni… te tutta. La gioia sei tu, sempre tu sola per me. Ti voglio tanto, tanto bene! Un bene dolce, tenero, infinito, che ancora non conosco!… Io ben lo so che a me solamente offrirai gli infiniti tesori dei tuoi baci e delle tue carezze, che una sola voce potrai ascoltare ed una sola immagine vedranno i tuoi occhi. Ma credi   che pure io tutto desidero di te; come quei baci che solamente a me sai dare con il tremito, ricordi?… come allora. L’amore Annetta richiede tutto il pianto del cuore prima di essere raggiunto ed ora per te e con te io vivo il resto della mia vita. Annetta, ti voglio bene con vera sincerità. Mi credi? Oh, come vorrei che tu arrivassi a comprendermi! Che tu potessi udire il palpito del mio cuore! A sera quando prima di addormentarmi, solo nella notte, io ti cerco Annetta, tu sei allora in me, ed io t’immagino come se tu venissi a me, sorridente, felice. Allora mi ripeto il tuo nome dolcissimo ed ascolto la tua voce mentre ancora io ti bacio la bocca socchiusa, poi appoggio la tua testina sul mio petto e ti circondo il collo con le braccia. Allora sul tuo visino tremante passo nuovamente, lieve nella carezza, la mia mano e bacio quei tuoi occhioni languidi. Solo il silenzio ascolta ora il mio cuore. Oh, come ben lo ricordo! Mai bacio fu dolcemente puro e vero come quelli che ci siamo dati. Tu avevi il volto con l’espressione d’ineffabile dolcezza radiosa, di quell’amore atteso con la certezza d’incontrarlo. Di questo Anna il mio cuore mi avvertiva in quelle sere. Ed ora nuovamente io ti raccolgo fra le braccia e ti stringo al seno fortemente e col tremore delle dita accarezzo i bei capelli della tua testina adorata.
Invece ora!…
Quanti giorni senza una tua parola dolce! Quanto tempo senza udire la tua voce! Ma se io ti chiamo tu verrai Annetta, nevvero? Verrai nel mio sogno ed io ti darò quella vita che mai hai sperato di vivere; tu amerai, ma sarà tanto più grande l’amore che farai nascere in me. Dimmi: quanto tempo ci amammo allora senza dircelo? E quanto ci adorammo. Ma ora è ben differente. Ora sei mia, e solo me Annetta dovrai amare; solo te io dovrò amare.
Ti lascio Annetta, scusami se questa volta ti dono così poco tempo, ma non è colpa mia, che vorrei stare sempre con te. Altri obblighi mi fanno agire così. Ti amo Anna, ti amo e ti amo; tanto, tanto, tanto.
Ti abbraccio e ti bacio con affetto. Ti do pure un piccolo morsettino sulla tua faccina dorata. Tuo, Giuliano

P.S. Ringrazia la mamma della sua gentile lettera e saluta tutti i tuoi. Tu stai contentona e chissà Annetta che presto non rivenga a trovarti! Tuttavia non ci fare la bocca per ora.
Solo quando sarai più grassa allora sì che verrò. Capito?
Dunque…

Martedì 22 ottobre 1940

“Questa mattina con la posta delle 11 è pervenuta una lettera del Ministero contenente il mio trasferimento all’aeroporto di Pisa. È stata per me una cosa inaspettata, poiché ormai non speravo più niente al riguardo…”

Venerdì 25 ottobre 1940

“Stamattina sveglia alle 5,30 e dopo essermi preparato ed avere salutato per l’ultima volta gli amici più intimi e Pellizzoni sono partito. Pioveva a dirotto. Ho preso il tram e quindi col treno delle 7,30 sono partito per Lucca. Sentivo in me una contentezza che non avevo mai provata. Pensavo alla mamma, ai miei tutti ed alla bimba come sarebbero rimasti contenti quando avrebbero saputo della mia venuta a Pisa. La gioia infatti fu grande. Nessuno ormai si immaginava una simile cosa. Anche gli amici ne rimasero tanto contenti. Ma, a dire la verità, il più contento ero io.”

Domenica 27 ottobre 1940

“Al mattino mi sono recato a Lucca a salutare Velia e l’Antonini. Domani mi dovrò presentare all’aeroporto di Pisa. Già penso alla nuova vita che mi aspetta e che dovrò affrontare. Ho incaricato il babbo che non appena perverrà la mia cassetta da Milano, spedita tramite il corriere, di portarmela a Pisa. Anche la bimba è molto più contenta, poiché ora sa che sono molto più vicino e che ogni tanto potrò fare qualche scappatella pure a casa. Alla sera la lascio tutta contenta, come pure io, poiché solo la sua felicità è anche la mia.”


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart