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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Romanzo: Cara Anna – una storia d’amore vera sbocciata a Lucca durante gli anni della Seconda Guerra mondiale #13/16

14 Settembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Cara Anna #13

 

Giuliano era incredulo. Ma anche a Ripafratta la gente si comportava allo stesso modo e gridava di gioia.  

“… finché non giunsi a casa della nonna, dove anche qui ragionavano sull’argomento. Erano quasi le 20. Dopo qualche minuto, dalla radio della bottega di fronte udii personalmente la radiotrasmissione del Maresciallo Badoglio che spiegava come l’Italia, priva di mezzi ed al fine di evitare ulteriori stragi di città e di genti, aveva chiesto l’armistizio. Dunque la cosa era vera!”

Il mattino successivo torna a Pisa a lavorare nel suo ufficio.  

“Ricordo che non facemmo niente e commentammo molto l’accaduto. Giungevano intanto notizie di reparti che si sfasciavano, di soldati che scappavano alle loro case, in parte mandati, altri perché rimasti senza un ordine preciso. Giunse pure notizia di qualche disarmo di ufficiali e di soldati da parte tedesca. Le cose peggioravano. Prima di mezzogiorno, il capitano se ne andò, rimanendo d’accordo che sarei andato a Lucca a spedirgli una raccomandata, dato che a Pisa il servizio non funzionava. Non fidandomi di andare in divisa, mi misi i calzoni ed una maglietta che già da tempo tenevo in ufficio e così mi avviai alla volta di casa. Dopo desinato andai a Lucca per sbrigare l’incarico ma, mio malgrado, non feci niente perché la cosa metteva male. Tedeschi armati di mitragliatrice e bombe a mano entravano nelle caserme, arrestavano i soldati: quelli rimasti, poiché i più al primo allarme se l’erano svignata; e prendevano ciò che trovavano di buono, lasciando il rimanente in balia della popolazione. Visto ciò, reputai opportuno fare dietrofront e tornare a casa.”  

Tornato la mattina di sabato 10 settembre a Pisa in treno, lungo le strade della città vede le stesse scene osservate a Lucca.  

“Passavano camion carichi di moschetti, tedeschi con mitraglie e bombe a mano si trovavano davanti ai Comandi militari; la zona era occupata, i ponti sorvegliati, qualche colpo di moschetto si udiva in lontananza. Le strade erano quasi deserte, e i pochi passanti se ne andavano frettolosi.”  

Così, Giuliano e i suoi compagni d’ufficio decidono di abbandonare tutto e di fare definitivamente ritorno a casa. Non avendo visto il capitano, lasciano sul suo tavolo un foglio di una decina di righe, in cui spiegano che cosa hanno intenzione di fare. Analogamente avviene in tutti i reparti. Giuliano sale sul treno a San Rossore.  

“Questi era già zeppo…”  

Giunge a Montuolo, che era divenuta la stazione in cui si preferiva scendere, invece che a Lucca, dove c’era il pericolo di incappare in un rastrellamento tedesco.  

“Io credo che la piccola stazione di Montuolo non avesse mai avuto un’affluenza maggiore di quei giorni. Giravi lo sguardo e da ogni parte erano soldati che vedevi nell’attesa del treno che non giungeva mai. Altri treni provenivano da Viareggio, stracarichi di gente all’inverosimile, la quale pur di scappare o di andare a casa si era adattata a stare in ogni modo. Ve n’era sul tetto dei vagoni, sulla macchina, attorno al fumaiolo, sulle pensiline, a sedere fuori dei finestrini, fra un vagone e l’altro, col rischio di cadere o venire ammazzati.”

“Fu così che dopo 46 mesi di soldato (quasi 4 anni) mi trovai a casa, senza una licenza, né un congedo; borghese sì, ma pieno di pensieri. Certamente nessuno, al pari di me, pensava, al momento del nostro richiamo alle armi, di fare una così triste fine.”

“La situazione politica intanto cambiava. La Sardegna veniva occupata dagli inglesi, poi fu la volta della Corsica. L’Italia tutta passò sotto l’amministrazione germanica, mentre dal Meridione le armate anglo – americane puntavano su Napoli.”

Dopo la liberazione di Mussolini, che era stato rinchiuso in un albergo del Gran Sasso, e la nascita della repubblica Sociale Italiana,  

“Noi tutti, resti di un esercito disfatto, fummo chiamati a presentarci agli uffici di Leva del Comune per sistemare la nostra posizione di sbandati… Furono giorni di dubbi, di incertezze, di noie… Un nuovo appello che invitava i rimanenti a presentarsi entro un termine fissato ci indusse ad andare. E così venni in possesso della licenza illimitata rilasciata dalla Repubblica Sociale Italiana.”

 


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Bart