Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Romanzo: Cara Anna – una storia d’amore vera sbocciata a Lucca durante gli anni della Seconda Guerra mondiale #14/16

15 Settembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Cara Anna #14

A casa, Giuliano aiuta i suoi nei campi. Mentre sta raccogliendo il granturco assiste ad un duello aereo tra un quadrimotore alleato, già colpito dalla contraerea, e tre caccia tedeschi. L’aereo alleato si schianterà su di un monticello vicino a Balbano, ma cadranno anche due caccia tedeschi, uno sul monte e l’altro sul lago. Assiste anche al bombardamento di Lucca, che avviene il giovedì 6 gennaio 1944.  

“Arrivò per davvero quel 6 gennaio la Befana… e che Befana! Era il tocco e mezzo. Un rumore proveniente dal mare ci fece correre fuori, mentre eravamo ancora a pranzo. Erano 24 bimotori, forse i soliti Mosquito, che provenienti dalla gola di Ripafratta puntavano verso di noi… Passarono sopra le nostre teste che già stavano mettendosi in linea di combattimento. Non ebbi il tempo di parlare che si udirono gli scoppi prodotti dalle bombe, mentre una colonna di fumo si alzava in direzione della Stazione… Grazie a Dio ben pochi furono i morti, e limitati i danni… Due giorni dopo, sabato 8 gennaio, un’altra formazione di soliti bimotori, ma questa volta proveniente dalla città, colpì per una seconda volta gli scali ferroviari, causando un cumulo di danni. Anche questa volta era la medesima ora: il tocco e mezzo circa.”

Assiste al bombardamento del paese vicino di Fagnano, il 10 gennaio 1944.  

“Era lunedì e il cielo era quasi coperto da grossi nuvoloni che lasciavano intravedere un po’ di azzurro. Saranno state le dieci. Già da un pezzo vari caccia bombardieri incrociavano su e giù, al di sopra delle nuvole. Il sole aveva fatto capolino e un po’ di azzurro si era fatto strada nel cielo. Io e la mamma eravamo in camera a sbrigare non so quale faccenda. Il rumore classico e ben conosciuto della picchiata ci fece accorrere alla finestra. Uno dopo l’altro otto apparecchi uscendo dalle nuvole si tuffarono proprio sopra di noi lasciando cadere le loro bombe. E come si vedevano bene staccarsi ben distinte al di sotto della fusoliera! Cinque case crollate, altre pericolanti, e cinque morti furono il totale del disastro.”

Si intensificavano i rastrellamenti tedeschi e Giuliano, come altri, temeva di essere fatto prigioniero e spedito in Germania. Così decide di trasferirsi in un posto più tranquillo, a Pozzuolo.  

“Mi seguirono la mamma ed Annetta, mentre la zia, col babbo e lo zio, rimasero a casa, perché già vecchi e fuori pericolo. Per quasi 20 giorni restammo lassù in certo qual modo tranquilli.”  

Ma anche lassù arrivano i rastrellamenti.  

“Intanto sul monte dirimpetto la caccia all’uomo era cominciata. Un primo razzo solcò il cielo, seguito da altri ed altri ancora. Erano segnali d’intesa tra le pattuglie tedesche. Dopo molto peregrinare da un fondo all’altro, da una buca all’altra, da un cespuglio ad un prunaio, decidemmo finalmente di fermarci in cima ad un monticello, fuori del viottolo in attesa degli eventi. E questi non tardarono a farsi vedere. Verso le otto udimmo in lontananza i primi spari, e le grida di qualcuno che diceva: fermati!… fermati!… e poi: tà – tatatà… un’altra scarica era partita. Scendevano intanto dall’alto, incolonnati, una trentina di uomini presi sul monte. Noi li vedevamo attraverso le rame, quando passavano dalla svolta della via. Ora verrà anche il nostro turno, si pensava. Solo a mezzogiorno decidemmo di scendere, dietro un segnale convenuto.”  

I tedeschi facevano molti prigionieri.  

“Interminabili le lunghe colonne che giungevano dal pisano e da Viareggio, come dai paesi limitrofi, di uomini che venivano condotti alla Pia Casa, in Lucca… Famoso l’ultimo grande rastrellamento del 27 agosto… Io fui svegliato al mattino verso le cinque da alcune voci di donne che già in allarme gridavano che i tedeschi si trovavano in Corte Mecchi. Saltare dal letto e vestirmi fu un attimo. Mi imbucai le scarpe, presi la giacca, e dopo uno sguardo per assicurarmi di avere via libera, corsi a rifugiarmi nel mio campo, disteso tra i fagioli…”

“Infine il buon Dio ebbe compassione di noi, e dopo una bufera di qualche giorno, ci donò un tantino di pace. Alla trasmissione dell’una della 5a Armata, apprendemmo come tutto il fronte si fosse mosso e come anche l’Arno fosse stato varcato in ben 75 punti, fra cui anche a Pisa. Era il 1 ° settembre, giorno di venerdì. Il giorno dopo apprendemmo che notte tempo i tedeschi che erano tra di noi se n’erano andati oltre il Serchio, in direzione di Ponte a Moriano. Nella mattinata di sabato furono fatti saltare i primi ponti: quelli dell’autostrada e dell’Ozzori. Rimase solo quello di Montuolo e a Ponte San Pietro. Tutti noi sapevamo che ormai era questione di ore e saremmo stati finalmente liberi. Nel pomeriggio di domenica 3 settembre, fu la volta anche di questi due ultimi ponti rimasti e nella notte mancò la corrente elettrica. I primi neri erano già stati visti a Freghino, proprio in quel pomeriggio, e sapevamo che alle Molina e a Ripafratta erano arrivati gli americani… Il lunedì mattina, fu il rombo del cannone il primo a darmi il buongiorno. Batterie tedesche piazzate oltre il fiume sui monti di Carignano, Nozzano Castello ed ai Tre Cancelli nei pressi del Seminario, sparavano sulla strada che da San Concordio porta al foro di Santa Maria del Giudice, dato che pattuglie di neri avanzavano nei pressi di Pontetetto, provenienti dal foro stesso, che i tedeschi avevano fatto saltare ma che gli americani in solo 6 ore avevano ripristinato. Batterie inglesi o americane rispondevano al fuoco tedesco, sparando dove i neri, con segnali fumogeni, indicavano la presenza di soldati tedeschi. Il ponte sull’Ozzori a Pontetetto era il bersaglio preso di mira.”

Nella rete dei rastrellamenti cade lo zio di Giuliano, ma viene subito rimesso in libertà, stante l’età avanzata. Giuliano decide di tornare a Pozzuolo. Anna lo scongiura di rimanere a casa. Teme che si metta in pericolo.  

“Anna mi esortava a non andare e intanto stava attaccata a me per non lasciarmi partire e piangendo mi rendeva oltremodo più difficile il distacco.”

 


Letto 1825 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart