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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Romanzo: Cara Anna – una storia d’amore vera sbocciata a Lucca durante gli anni della Seconda Guerra mondiale #15/16

16 Settembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Cara Anna #15

Giuliano parte. Ha scelto di attraversare l’Ozzeri a Meati, dove è stato fatto saltare il ponte, lì non è difficile guadare il fiume. Si sa che c’è di guardia una pattuglia tedesca, ma non vi sono alternative. Tuttavia, quando Giuliano vi giunge, la pattuglia se n’è già andata da circa 2 ore, retrocedendo verso Ponte a Moriano. È fortunato, perciò. Resta tre giorni a Pozzuolo, poi finalmente può tornare a casa. Infatti, gli Alleati hanno passato l’Ozzeri a Pontetetto ed ora il pericolo di essere fatti prigionieri dai tedeschi è minimo. Quando torna al suo paese di Sant’Angelo trova la chiesa e il campanile danneggiati. Ogni notte un cannone tedesco, nascosto sui monti di Calavorno, spara bordate sulla città e dintorni, seminando distruzioni. Finalmente gli Alleati riescono ad individuarlo e a farlo tacere. Cominciano giorni più tranquilli. Gli Alleati ricostruiscono un ponte di ferro a Ponte San Pietro, il ponte sull’Ozzeri sulla strada statale e il ponte sull’Ozzeri nel tratto ferroviario, entrambi nella zona di Montuolo, e così il primo treno potrà di nuovo transitare il 6 gennaio 1945.
In quegli ultimi mesi del 1944 e in quelli seguenti che precedettero la fuga dei tedeschi, accaddero cose terribili.  

“Molteplici sono i fatti e gli esempi accaduti sotto i nostri occhi per non credere a tutto ciò che si diceva riguardo alle brutalità compiute dai tedeschi. Fucilazioni in massa di uomini rastrellati, perché ritenuti partigiani, fosse piene di cadaveri mutilati da colpi di mitraglia, uomini e ragazzi uccisi o strangolati con ferro spinoso, bimbi bruciati vivi nei forni fatti appositamente scaldare dalla madre, bimbi ancora in fasce gettati in aria e presi di mira come bersaglio, donne oltraggiate e poi uccise, preti fucilati perché troppo zelanti di carità verso il prossimo… e mille e mille altre atrocità…”

Giuliano ricorda la fucilazione degli amici Aladino ed Emilio Barsuglia e Giuseppe Pera.  

“Presi sui monti di Pozzuolo la mattina del famoso rastrellamento, furono portati via e considerati come partigiani. Sballottati da un Comando all’altro, dopo mille atrocità e vessazioni, furono portati nella scuola di Nozzano e là oltraggiati, percossi; resi cadaveri prima del tempo, furono di poi portati in una cava di Balbano e là fatti scendere dal camion e presi di mira a colpi di fucile mitragliatore da quei vigliacchi.”

“18 sono le salme che quella cava, macabro luogo di esecuzione, racchiude.”

“Fu la domenica prima dei morti, il 29 ottobre 1944, che noi amici riuniti facemmo la tumulazione dal triste luogo al cimitero del paese delle loro salme. Non vi erano mezzi di trasporto, il Serchio era ancora privo di ponti e fu giocoforza passare in barca dal Palazzaccio per recarsi sul luogo con un normale carretto tirato da noi con funi e su cui erano state poste le tre casse. Intanto il cannone tuonava ancora a distanza. Persone adatte provvidero a riesumare ed a sistemare le tre salme nelle rispettive bare. Con acidi e gran quantità di cloro rendemmo più mite il fetore che queste, ormai quasi putrefatte, emanavano, e dopo un movimentato trasporto a sbalzi e a tragitti vari, dato i molteplici ponti rotti, riuscimmo a trasportarle nella chiesina del Palazzaccio, dove il pomeriggio fu fatto un grande trasporto con numeroso concorso di amici e di gente.”  

La vigilia di Natale, 24 dicembre 1944, un aereo tedesco compare nel cielo della città e si odono contemporaneamente colpi di cannone.  

“Ecco un boato, poi un altro e un altro ancora. Corriamo fuori, guardiamo in alto: fuochi di mitraglia, traccianti, colpi di cannone. Tutto è spiegato in un attimo. Un aeroplano tedesco, il primo dacché siamo liberi, si era fatto vivo con le sue bombe. Con l’intenzione di tornare nuovamente fino all’Arno, i tedeschi avevano sferrato un’offensiva nella Valle del Serchio, riuscendo ad occupare qualche paesello, finché non furono ricacciati il giorno successivo. Intanto tutta la campagna della Lucchesia si era riempita di truppe alleate. Anche nei nostri campi sorsero attendamenti, si riempirono di camion, di carri armati, di ogni mezzo. Forse si preparava qualche offensiva che però il maltempo e la neve per il momento rendeva irrealizzabile.”

“Agli americani successero gli inglesi, o per meglio dire i Sudafricani, cioè quelli delle colonie inglesi del Sud Africa. Anche da noi ne vennero parecchi, i quali si istallarono nelle case a gruppi di 4 o 5 ed anche di più, a seconda del posto disponibile. Anche in casa di Anna ne vennero 4, che furono posti a dormire nella sala. Quattro buoni ragazzi, gentili, educati e di ottima conversazione. Facevano parte di una Divisione corazzata i cui carri armati erano stati posti nella macchia del fiume, là dove un tempo funzionava la colonia fluviale. Anche nei paesi vicini vennero altri soldati: neri, marocchini, indiani, e di questi ultimi in gran quantità. Varie furono le usanze, le religioni, i modi che imparammo a conoscere.”

“Il giorno 26 marzo 1945 ho assistito nei pressi del Canovelli, entro il letto del fiume Serchio, ad una parata della 52a Divisione corazzata sudafricana, di stanza nei nostri paraggi. Lo schieramento e lo sfilamento dei mezzi corazzati è stato davvero imponente.”

“Alla sera del 10 aprile sono partiti per il fronte tutti i sudafricani in riposo nelle nostre case. Anche quelli di casa di Anna sono andati via non senza aver provato, tanto da parte loro che nostra, un profondo dolore.”

“Oggi 15 aprile 1945 è stata una giornata campale. Sono passati sopra di noi gli aeroplani diretti all’Alta Italia. Per oltre due ore di seguito aeroplani su aeroplani, formazioni ora di 12, quando di 18, di 24, di 40, di 80, insomma un susseguirsi di apparecchi da bombardamento quadrimotori, scortati da caccia… Spettacolo davvero imponente di cui non veniva mai la fine. Oltre 1.250 quadrimotori con più di 100 caccia di scorta. È questa la più grande parata che sia passata da noi dall’inizio della guerra.”

 

 


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Bart