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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Romanzo: Cara Anna – una storia d’amore vera sbocciata a Lucca durante gli anni della Seconda Guerra mondiale #2/16

3 Settembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Cara Anna #2  

C’è gran confusione nella caserma che lo accoglie, alcune reclute sono tristi, altre allegre e burlone. Giuliano è destinato all’Aeronautica. Dopo una prima visita, insieme con altri parte per Pisa. Qui viene sottoposto ad una visita più accurata, ed è inviato a Livorno per un controllo. Quando parte per la città labronica nevica, trova le strade imbiancate. Sta in ansia perché non vuole essere riformato. Tutto si risolve positivamente, e così torna a Pisa. Ha già fatto amicizia con un certo Panettoni di Montecarlo e un certo Micheli di San Michele di Moriano. Riceve la divisa di aviere, non è la sua misura, si arrangia da sé per adattarla, sistema i bottoni, ma resta ancora troppo grande. La domenica mattina, i tre si avviano a piedi dall’aeroporto alla stazione di Pisa per prendere il treno diretto a Parma, loro prima destinazione.

“Era domenica. Si era levato il sole che aveva sciolto la neve e quindi le strade erano molto pulite. Mi sembrava di essere molto buffo, cammin facendo, con quella divisa anche troppo grande e quei calzoni che, a dire la verità, avevano poco l’aria di veri calzoni. Eppure mi sentivo già fiero di me e contento della divisa che indossavo. Incontrammo lungo la strada alcuni ufficiali che salutammo molto impacciati. Era la prima volta che salutavamo! Era da compatirci. Non che non sapessi fare, tutt’altro, ma era l’emozione del momento e quel non so che che mi sentivo addosso.”  

Prendono il treno della linea Sarzana – Parma. Gli Appennini sono coperti di neve. Calata la sera, furono le piccole luci dei casolari sperduti sui monti ad attrarre l’attenzione di Giuliano, e a incantarlo. Alla stazione, li attende un sergente che li conduce a piedi verso l’aeroporto. Anche qui, sulla strada, è caduta molta neve. Con lo zaino in spalle, Giuliano e i compagni vi affondano gli scarponi. Giuliano comincia a sentire la fatica. Finalmente giungono in caserma. Può gettarsi su di una branda e chiudere gli occhi. Rivede davanti a sé il volto di Anna che lo saluta da dietro i vetri della finestra. Ma ora è così lontano da lei! Al mattino ritrova gli amici incontrati a Lucca, tra cui il suo omonimo Ragghianti e Eolo Mei, quello del negozio di biciclette, che fu d’allora il suo vicino di branda. Comincia l’addestramento. Giuliano è contento di come tutto sia ordinato, non si lamenta del cibo, salvo della minestra alla sera, che è immangiabile. Ma per fortuna c’è lo spaccio.

“Ben ricordo lo spaccista, un tizio molto curioso, che, a volte, assediato da centinaia di mani che si tendevano per chiedere la roba, si metteva a sedere e, accendendo con calma una sigaretta, aspettava che si calmasse tutto quel putiferio, poiché non sapeva più da che parte rifarsi.”  

In quella caserma sono più di 400 reclute, oltre agli avieri anziani, ma il tenente colonnello Gattolini, che ama la disciplina, sa tenere tutto sotto il suo ferreo controllo.

“Il nostro battaglione, il 3 °, era diviso in 2 compagnie, la 6a e la 7a, le quali, a loro volta, erano divise in 1 °, 2 ° e 3 ° plotone. Io appartenevo al 3 ° plotone della 7a compagnia. Eravamo una buona parte lucchesi, mescolati con alcuni di Spezia e di Massa Carrara (Apuania). Tuttavia andavamo molto d’accordo. C’era nella stessa compagnia, ma nel 1 ° plotone, quindi in una camerata a parte, l’Antonini, un vecchio amico di scuola a Lucca, che poi mi seguì a Milano come scritturale al Comando Squadra…
Un pomeriggio, ben ricordo il 21, fui chiamato dal mio tenente il quale, saputo del mio titolo di studio, mi scelse per essere impiegato nell’ufficio della compagnia. Cominciò d’allora per me una vita migliore.”  

Infatti, Giuliano, che aveva il diploma di computista commerciale, fu esonerato dalle esercitazioni e dai turni di servizio e cominciò una più tranquilla vita di ufficio. Non c’era molto da lavorare. Era lui, insieme con un nuovo amico di nome Ulisse, a tenere in ordine i ruoli matricolari, fare la nota per le razioni, redigere la situazione dei puniti e a preparare l’ordine di servizio per il giorno seguente. Siccome ancora Parma era imbiancata di neve, a causa di nuove precipitazioni, spesso se ne stavano dietro i vetri della finestra a contemplare il paesaggio; soprattutto attirava la loro attenzione qualche uccellino che veniva a beccare nel cortile. Questa vita tranquilla durò per 35 giorni, finché, dopo il giuramento che avvenne domenica 25 febbraio, arrivò l’ordine di smistamento delle reclute. Giuliano fu assegnato come dattilografo all’Alto Comando della 1a Squadra Aerea di Milano, posto in via Passione, nel centro della città. Alloggiava però al Reparto Presidiario in via Francesco Ferrucci, in un ambiente che non gli piacque, perché squallido:  

“Il primo effetto che mi fece, non stento a dirlo, fu pessimo. Camerate, due in tutto, lunghe e basse, locale vecchio, refettorio nel sottosuolo molto piccolo e per niente arioso. Quanta differenza dalle belle camerate di Parma con mattonelle e quelle belle scale di marmo!”  

L’ambiente dell’Alto Comando, invece, era assai diverso. Sede dell’ufficio del Generale, Sua Eccellenza Porro prima, e successivamente Sua Eccellenza Fougier, era situato in un edificio imponente, che aveva stanze larghe e pulite. Qui, il lavoro non mancava. Erano in cinque a mandare avanti l’ufficio. La domenica uscivano in giro per Milano. Giuliano stringe amicizia con tre simpatici compagni, Bancomina, Alessandrini e Antonini

“coi quali andavamo quando a passeggio per Milano a vedere ora questa ora quella cosa, oppure altro passatempo era il cinematografo. Alla sera, nella camerata, dato che dormivamo assieme, cioè l’uno accanto all’altro, il più delle volte ci si intratteneva a conversare fra noi e a ricordare i giorni della nostra giovinezza.”

 


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Bart