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Romanzo: Cara Anna – una storia d’amore vera sbocciata a Lucca durante gli anni della Seconda Guerra mondiale #3/16

4 Settembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Cara Anna #3

 

Giuliano aveva soltanto ventun anni, ma la divisa che indossava lo faceva sentire più grande, e che era cominciata per lui un’altra vita.
Il 29 marzo viene inviato in licenza. Arriva a Lucca colmo di emozione. Ha indosso la cara divisa. Vicino casa, i conoscenti lo fermano, vogliono parlare con lui, sapere, ma Giuliano risponde a monosillabi, ha fretta di raggiungere i suoi. Nessuno sa del suo arrivo. Piomba a casa nella sorpresa generale. Pianti e abbracci, con la mamma Gemma, il babbo Vincenzo e gli zii Primo e Marfisa. Poi corre ad abbracciare la nonna, ma il suo cuore non è ancora appagato. Manca qualcuno: Anna. La incontra il 30 marzo. Seguiamolo attraverso le pagine del suo diario.  

“Era il 30 marzo. Giorno di Pasqua 1940. Giornata bellissima, piena di sole, e quindi molto allegra. Data che io mai dimenticherò, poiché, oltre segnare il principio di una nuova esistenza, apportò alla mia vita proprio in quel giorno la mia bimba, colei che da anni segretamente amavo. Bisogna a questo punto tornare indietro col pensiero di alcuni mesi avanti. Due giorni prima di partire, e ben ricordo il lunedì 15 gennaio, nell’andare a Lucca trovai, coincidenza oppure caso fortuito, Anna, anch’essa diretta alla città. Da anni correva tra noi una relazione di amicizia, ma un’amicizia così intima che in fondo credo fosse vero amore. Tuttavia mai ci si era detti niente, mai era intercorso tra noi un discorso che accennasse a qualcosa, eppure ero certo di amarla ed al tempo stesso intuivo di esserne corrisposto. Ci si amava, ma non sapevamo dircelo. Fu in quella mattina del giorno di Pasqua che andando sulla strada vidi Annetta che stava nella sua corticella, forse, chissà, aspettandomi. Io mi soffermai per salutarla ed intavolammo così un discreto discorso. La conversazione cadde proprio sulla lettera a lei diretta che prima di partire avevo messo in mezzo ad alcuni librettini da leggere che le avevo consegnato. Fu deciso così che quel pomeriggio ci saremmo ritrovati ed avremmo discusso della cosa. Difatti così avvenne. Erano le quattro del pomeriggio quando, essendo lungo la strada ad aspettarla nei pressi di Fagnano, la vidi comparire. Il mio cuore subì in quel momento ciò che mai aveva provato. Era la prima volta che Anna veniva al mio, diciamo così, appuntamento. Eravamo in bicicletta ed io la convinsi a fare un lungo giretto. Il tempo era bello e quindi la passeggiata era promettente. Quanto tempo camminammo in silenzio non so dirlo. Con le mie dita carezzavo la sua testolina ricciuta ed al tempo stesso mi sentivo felice. Il silenzio ascoltava i nostri cuori. Fu una passeggiata bellissima, attraversammo vari paesi, passammo lungo un monte, e dopo una scampagnata di buone due orette facemmo ritorno a casa. Io la lasciai prima di arrivare per il motivo che qualcuno, vedendoci, non avesse malignato e messo fuori discorsi che potevano nuocere specialmente a lei. La conclusione fu ottima. Fu deciso che sarei partito l’indomani ed appena arrivato a Milano avrei chiesto alla sua e alla mia famiglia il consenso per il nostro fidanzamento. Intanto lei da parte sua ne avrebbe già messo al corrente la mamma e quindi tutto sarebbe riuscito prima e meglio.”  

Così avvenne. Addirittura il 28 aprile, in occasione della Fiera di Milano inaugurata il 12 aprile, Giuliano poté incontrarsi con una gita di lucchesi, organizzata dal Partito Nazionale Fascista, tra cui erano due suoi futuri parenti, Luigi e Vincenzo, uno dei quali gli consegnò una lettera di Anna.
Ma intanto si cominciava a respirare un’aria diversa al Comando. Si era arrivati ai primi di giugno. Si stava avvicinando la famosa data della dichiarazione di guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940.  

“Anche al Comando il lavoro aumentava di giorno in giorno. All’Eccellenza il Generale Porro era subentrato l’Eccellenza il Generale Fougier. Molti ufficiali, tra cui 3 o 4 tenenti colonnelli, vennero richiamati ed assegnati al Comando. Furono costituiti due nuovi uffici, fra cui quello addetto alla corrispondenza cifrata, e i cifrati ogni giorno erano numerosi. Anche molto personale di truppa richiamato fu assegnato al Comando. Noi, per esigenze eccezionali d’ufficio, fummo trasferiti immediatamente a dormire in un Conservatorio di musica distante un 200 metri dal Comando, onde poter essere ad ogni momento reperibili… Quattro automobili furono assegnate al Comando per lo svolgimento continuo dei servizi; come pure 3 motociclette ed un furgoncino. Fu impiantata una nuova telescrivente, che così furono tre, ed un nuovo centralino telefonico. Tre carabinieri, fra cui un sottufficiale, di giorno e di notte continuamente facevano servizio intorno al Comando. Insomma tutto era preparato, ogni cosa era predisposta per il grande momento che doveva venire. E si attendeva giorno per giorno, ora per ora, sicuri che l’attesa non sarebbe stata lunga e certi della sua venuta. La Germania dopo il Belgio aveva invaso la Francia e procedeva a grandi passi verso Parigi. E noi cosa facevamo? E le nostre rivendicazioni? Possibile che non avremmo fatto niente? Io non ci credevo. Ma non solo io, ognuno aspettava con ansia il momento. Dimostrazioni si succedevano l’una sull’altra ogni giorno, la città era piena ogni mattina di nuovi manifestini, tutti fremevano nell’attesa. Ed il momento venne. Fu il 10 giugno 1940 che l’Italia dichiarava solennemente guerra alla Francia e all’Inghilterra.”

 


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart