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Romanzo: Cara Anna – una storia d’amore vera sbocciata a Lucca durante gli anni della Seconda Guerra mondiale #6/16

7 Settembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Cara Anna #6

Giovedì 11 luglio 1940

“Grande battaglia navale nel mediterraneo con gravissime perdite inglesi di navi ed apparecchi. Un nostro sommergibile, un cacciatorpediniere e tre apparecchi non rientrati alle basi. Intensi bombardamenti di aerei tedeschi su tutta l’Inghilterra meridionale. Permane qua in ufficio la calma abituale di questi giorni. Ho scritto questa mattina alla bimba e a casa, dicendo loro di fare i fogli per ottenere la licenza agricola, dato che da un telegramma pervenuto al Comando ho appreso che concedono fino al 15 agosto licenze del genere.”

Venerdì 12 luglio 1940

“… Apprendiamo che il maggiore Salvadori è rientrato in Italia e presto farà ritorno tra noi. Infatti, giunge nel pomeriggio verso le 4. Gli è stata fatta un’accoglienza magnifica da tutti gli ufficiali che gli hanno offerto un rinfresco nel salone, presenti Sua Eccellenza e il Generale.”

Milano, 15 luglio 1940

Bimba mia,

eccomi a te dopo una lunga giornata di lavoro. Mi trovo quasi sdraiato sull’erba del giardinetto prospiciente il nostro collegetto (così io chiamo la nostra residenza) a guardare estatico per ore ed ore le nuvole che in cielo passano veloci; le rondini che cinguettano allegramente col loro pigolio m’infondono tanta nostalgia, e lì da solo, io ed i ricordi, penso… penso ad un giorno lontano, ad una felicità nuova, ad una casetta, ad una bimba… ed allora il tuo nome Anna fiorisce alle mie labbra; prendo con la più grande cautela la tua fotografia e guardandoti ti ammiro, mi sazio della tua presenza, osservo quel tuo caro visino pensoso, quei tuoi magnifici capelli… e ti amo… ti dico tante cose che solo io comprendo… ti bacio ripetutamente, ti stringo al mio cuore con forza e piango… piango d’amore Anna, piango per te che vorrei poterti amare come la coscienza mi dice, vorrei poterti rendere felice… sì, tanto felice. Allora il mio pensiero si rivolge lassù, nel cielo sereno dove mille stelle cominciano a brillare, penso che forse anche tu starai guardandole e rivolgo a Dio e alla Madonna la mia solita preghiera di tutte le sere. Invoco da loro la forza e il coraggio di cui ho tanto bisogno, li prego perché mi mantengano sempre questo puro amore, che mi facciano sempre amare con vero trasporto come ora, che ci facciano la grazia di un giorno essere uniti per sempre. E quasi a rivelazione della mia preghiera verso di loro mi sento più contento, come consapevole che essi mi daranno ascolto, poiché il mio pensiero è la sacrosanta espressione del mio povero cuore che è sincero e rivolge con vera comprensione la sua preghiera. Questo Anna poiché amo e credo che forse nessuno l’abbia sentito, desiderato, cercato e sofferto come me… per l’amore io vivo; l’amore che accomuna tutte le creature viventi, l’amore che supera la morte, che scioglie ogni mistero.
Sempre ricordo quella sera del nostro addio, quando tu mi tendesti la mano e la posasti con un tremito delizioso sopra la mia.
Come erano diverse Anna! La tua era d’un color di petalo di rosa e fresca come un fiocco di neve. Come mai, mi domando io, una semplice mano di donna poteva essere così adorabilmente soave?
Ed ancora un viso di donna, le mani bianche e morbide di una bimba ritornano alla mia mente, mi prendono tutto me stesso. Ancora rievoco l’attimo in cui avevi rinchiuse le tue manine nelle mie e l’avevo strette febbrilmente, dolcemente… ed avevo impresso su di esse quel semplice bacio, ma pur tanto significativo del mio grande amore. C’era tanta bellezza intorno a te, Anna, ed io sentivo tutta la tua bellezza.
Ma ora invece tutto è diverso. Ora non posso più vederti, parlarti, essere felice di te e della tua bellezza; ora non mi resta che amarti da lontano, in silenzio, conservare in me un caro dolce ricordo: il vero grande amore di una piccola bimba.
Anna cara, la mamma mi ha detto che tu gentilmente le hai portato un paniere di frutta. Non puoi mai immaginare la gioia che mi ha reso tutto ciò, poiché mi dimostra che senti veramente tanto affetto per tutti i miei, ed al tempo stesso posso sinceramente dirti che altrettanto hanno tutti loro per te. Infatti, non passa volta quando mi scrivono che non mi mandino a dire qualcosa di te, ed ogni qualvolta sento che sono molto contenti e felici del nostro amore. Essi ti stimano molto ed al tempo stesso ti tengono in altissima considerazione. Ed io pure Anna ti amerò sempre, con tutte le mie forze, col mio sincero amore; ed un giorno avremo anche noi quelle gioie che tanto desideriamo e che saranno le vere attribuzioni del nostro attuale tormento.
Affettuosità infinite e mille (1.000) bacioni, tuo per sempre, Giuliano

P.S. Anna, mi sei tanto cara che non potrei più vivere senza il tuo amore! Credo che ne morrei!

Mercoledì 17 luglio 1940

“… La base di Haifa efficacemente bombardata. Dodici apparecchi distrutti ed altri fortemente danneggiati. Una nuova delusione qua al Comando: niente licenza agricola, poiché essa spetta solo ai richiamati o trattenuti. Addio speranze, illusioni, propositi…”

Non era facile coltivare i sentimenti e dare coraggio a coloro che erano rimasti a casa, mentre si vivevano ore di guerra terribili e si sapeva che la Germania e l’Italia si stavano preparando ad una massiccia offensiva contro l’Inghilterra. Anche l’Italia aveva preso parte alla prima azione sul territorio inglese insieme con l’aviazione tedesca. La stampa ne riferisce con un servizio firmato da Sandro Volta e datato 25 luglio 1940. Ne riportiamo uno stralcio: “Il primo volo di guerra italiano sull’isola si è svolto in maniera perfetta, nonostante le avverse condizioni atmosferiche, quale era da aspettarsi dall’aviazione che ha al proprio attivo il più gran numero di esperienze belliche, dalle campagne di Abissinia e di Spagna in poi. Partite dalle proprie basi sul litorale della Manica quando la notte stava per finire, partite quando nel cielo brumoso del nord stavano per spuntare le prime incerte luci dell’alba, le formazioni si sono date appuntamento sugli obiettivi nella regione meridionale della Gran Bretagna e vi hanno compiuto la propria missione con estrema efficacia.”

Quello stesso 25 luglio, al Comando dove si trovava Giuliano giunge l’aviere Natale Vannuzzo che, fatto prigioniero dai francesi, era stato liberato e si presentava per essere interrogato dalla Commissione d’armistizio. La sua esperienza era stata terribile. L’aereo Br.20, del cui equipaggio faceva parte, era stato attaccato da due Dewoitine 510 dell’aviazione francese, e aveva avuto la peggio. Il tenente pilota Aldo Sammartano era stato aspirato nel vuoto e si era perso in mare. Il secondo pilota, il sergente maggiore Giuseppe Goracci, giunto a terra col paracadute, era stato assalito da gente armata e uno di questi, col fucile, gli aveva spaccato il cranio. Più fortunato, il Vannuzzo era stato aiutato da un giovane e aveva potuto salvare la vita, sebbene ferito gravemente ad un braccio.  

Milano, 27 luglio 1940

Bimba cara,

tu sei la più adorabile creatura che conosca, giammai altra donna prima di te mi era apparsa così bella, così buona, così incantevole quale tu apparisti ai miei occhi di fanciullo innamorato. E da quando il nostro amore cominciò a filtrarsi pian piano in noi stessi ed i nostri cuori incominciarono a subire le reminiscenze del nostro sincero affetto, io non ho potuto più desistere dal pensarti, dall’averti sempre davanti ai miei occhi quale sempre mi rimani come a conforto e sostegno nel mio lavoro, a darmi coraggio e sperare ancora nell’avvenire di un fulgido giorno forse lontano, ma pieno tuttavia di promesse e d’amore. Come vorrei Anna che tu mi fossi vicina, così vicina al mio cuore da udirne i battiti affannosi che esso emette, ascoltare ciò che esso prova ed allora sì che saresti consapevole del mio amore, che diresti che il mio Giuliano mi ama veramente, che forse piangeresti da sola in silenzio, come faccio io a volte quando mi sento triste e non ho alcuno a cui confidare i miei dolori, a cui aprire il mio piccolo cuore così pieno d’amore e di promesse. Solo una cosa rimane salda in me e mi fa vincere: il tuo amore Anna: il tuo amore che mi dà la forza da cui io traggo tutte le energie affinché sempre ami come ora, che giammai dimentichi colei a cui ho dedicato tutto me stesso, tutta la mia vita, tutte le mie affezioni, tutti i miei desideri. Come avrei fatto Anna senza il tuo amore? Dimmi, cosa   sarebbe stata per me la vita se un viso di bimba non fosse sempre presente a rischiararla, se fossi rimasto privo del tuo amore? Credo che non avrei vissuto a lungo, poiché senza di te, senza la tua dolce speranza che sempre mi allieta, e cullo infantilmente nel mio povero cuore, come una mamma può cullare il suo bambino biondo, per me la vita sarebbe stata inutile, vana, senza nessuno scopo, senza alcun fine. Ma invece ora è ben altra cosa, la mia vita ha ben altro fine. Tutto è cambiato in me da quando sei entrata come un angelo nella mia casa a portarvi quella felicità tanto desiderata, da quando l’amore è subentrato alla tristezza che vi regnava. E tu, creatura gentile e buona, che sei il mio tutto, tutta la mia vita, sei riuscita a cambiare totalmente me stesso, a darmi quella gioia che da tempo sognavo. Ma vedi Anna, tutto si frappone tra di noi. Invano avevo cercato di poter ottenere qualche giorno di licenza, invano mi ero illuso di poterti rivedere, ma tutto è stato vano, niente è valso affinché io potessi ottenere questa piccola cosa. Siamo in momenti difficili in cui niente è possibile ottenere, ora c’è solo il dovere da compiere e niente altro. Questa la loro opinione che anch’io credo la giusta opinione; ma dal fondo del cuore una voce si leva al di sopra di quella e mi dice che tutto ciò pur essendo giusto è al tempo stesso molto terribile. Immagini Anna la mia sofferenza di questi giorni! Non ti nascondo che ho pianto su tutto questo e solo le lacrime sono state di conforto alla mia amarissima delusione.
Quanti propositi, quante illusioni avevo cullato nel mio povero cuore!!… Ed invece vedersele svanire dinanzi, così tutto ad un tratto, come una nuvola che un soffio di vento disperde laggiù nell’azzurro infinito. Non basta essere forti, cercare di farsi coraggio quando il destino ci si para dinanzi così terribilmente avverso, quando la sorte sembra burlarsi della nostra esistenza. Ma con questo io ti prometto Anna di sapermi dimostrare forte, come altrettanto devi esserlo pure tu e sperare nell’avvenire. Il buon Dio e la nostra cara Madonnina ci aiuteranno sempre, ne sono certo Anna, dunque confidiamo in loro. Io da parte mia ti prometto altresì che questo distacco, reso oggidì ancora più penoso, varrà a riscaldare in me l’amore che sento di portarti e servirà a farci amare scambievolmente domani ancora più di ieri e di oggi. Ed io non cesserò mai Anna di ripeterti che ti voglio tanto, tanto bene…
Col più sincero affetto t’invio mille e mille bacioni e non bacini come fai tu.
I bacioni Anna si sentono di più, no? Tuo, Giuliano

 


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Bart