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Romanzo: Cara Anna – una storia d’amore vera sbocciata a Lucca durante gli anni della Seconda Guerra mondiale #8/16

9 Settembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Cara Anna #8

Milano, 29 agosto 1940

Annetta cara,

eccomi qua mentre scrivo la presente, che stringo febbrilmente nella mia mano il piccolo Crocifisso con la Medaglina della Madonna di Montenero che sempre ho portati appesi al mio collo, dal giorno in cui tu stessa, con le tue piccole mani, ve li appendesti. Sempre li ho portati perché mi vengono da te e come ben sai ogni cosa che è tua maggiormente mi è cara, e poi mi sembra di averti ancora più vicina perché tu stessa l’hai portata ed ogni sguardo o bacio ch’io rivolgo a loro mi riportano al ricordo di colei che nella lontananza mi ricorda e tanto, tanto mi ama. Credi Anna, che mille volte al giorno, furtivamente, quando nessuno mi vede, io li prendo e poso su di essi tanti e tanti baci; li prego da solo che mi aiutino sempre, che mi diano tanto coraggio… e maggior cosa che mi facciano amare sempre come amo te ora: con vero amore, col più grande affetto. Me li stringo forte, forte sul cuore e così da solo penso a te mentre il mio cuore palpita ed il mio labbro sussurra parole che solo io pronuncio ed in me rimangono. Oh, Anna, se tu mi vedessi! Se tu sentissi ciò che esso dice! Se tu provassi ciò che esso sente! Non so; forse ti amo troppo per riuscire a spiegartelo e come tu sai le cose belle, sentite veramente dal cuore, sono molto difficili a dirsi e tanto più difficili a provarsi. Ma tu mi comprendi, nevvero Anna? Ormai pensi le stesse cose di me, tu ormai sei sicura di me ed io di te. Non senti Anna come questa certezza dà una gioia ardente al nostro cuore? L’amore Anna è il più bel richiamo del mondo; gli occhi rivelano il più bel miracolo eterno e le labbra non sanno ripetere che un nome solo ed il cuore trema al nome che hai paura di pronunciare. Amare è credere. Amare vuol dire essere presente a tutte le ore. Credere, poiché la fede è la sola fiamma che riscalda l’amore. E sperare… sperare di rincontrare ancora domani un cuore che parli e un’anima che ascolti. Sperare è quindi attendere. E vivere nella gioia di un incontro è la speranza di ogni cuore. Si può attendere anche per anni e anni in questa attesa che basta da sola a dare ogni giorno un’allegrezza nuova e si può Anna dopo anni ed anni custodire ancora un sogno nell’anima ed una nota nel cuore. Credi tu dunque ch’io non sia capace di attendere? Dimmi Annetta mia, dubiterai mai ciò?… E tu dimmi: mi aspetterai sempre? Saprai attendermi sempre innamorata come ora? Ti dimenticherai mai di me, del tuo Giuliano, di colui che compie il suo dovere nel nome del tuo amore ed ogni fatica gli sembra lieve ed ogni pena non gli pesa?
Non mi rimproveri mica se ti dico questo! Non condannare Anna un cuore che ama senza sapere quanto soffre. Mi comprendi nevvero? Oh! Certo che tu mi comprendi e non puoi immaginare la gioia che sento al pensare che tu hai un’anima e un cuore che sanno così bene apprezzare e tanto meglio comprendere.
Non so Anna, forse faccio male a dirtelo, perché non voglio farti soffrire. Ma altresì la realtà a volte è più dura del presente. Quindi Anna voglio che tu sia forte e che tu ti prepari, se mai, per un eventuale e forse più lontana destinazione. Certamente che per ora non vi è nulla di certo e sono solo voci quelle che corrono; ma il destino può da oggi a domani cambiare totalmente le mie sorti. Se ciò dovesse avvenire io m’affido a Dio ed alla Madonna che guidano il mio destino. Se queste parole ti recheranno dolore, pensa anche al dolore di chi à il coraggio di dirle! Avrei voluto tacere, ma un dovere verso di te e la mia coscienza mi spinge a dirti tutto anche perché non mi sentirò tanto solo, ma bensì sarò più contento e più forte. Anna, un giorno ti dissi che ti avrei resa la tua libertà se tu l’avessi voluta. Tu non l’hai accettata ed io oltre ringraziarti e rendermi contento, ciò mi dimostra che veramente senti di amarmi e provi per me quell’amore di cui ho tanto bisogno. Oh, se tu fossi nel mio cuore! Ora che ti ho parlato mi sento più felice ed è scesa in me un po’ di pace. Ti penso tanto Anna in questi giorni, in questo periodo di tempo, in cui la vita dipende soltanto dalla circostanza delle sorti. Ti penso tanto e ti amo.
Anna, abbi tanta fiducia in me che altrettanto ne ho io in te, ed anche se lontani sapremo esser forti ed amarci aspettando il giorno in cui la lontananza di ora si muterà in una alba radiosa, in cui noi saremo sempre uniti dalla più bella promessa che si giurerà davanti a Dio.
Eccoti un piccolo morsettino con tanti e tanti bacioni.
Tuo, per sempre, Giuliano

P.S. Dimmi Annetta, stai allegra ora? Mangi?… Mandami a dire la verità. Sai, io ti voglio sempre… sempre contenta: mi capisci?

Domenica 1 settembre 1940

“Bombardamento di autocarri nell’Africa Settentrionale inglese. Un convoglio nemico attaccato e gravemente danneggiato dai nostri aerei. Incursione nemica su Massaua à causato 3 morti e 8 feriti. La pace assicurata nei Balcani con un trattato fra la Romania e l’Ungheria, firmata tramite il conte Ciano ed il ministro germanico Von Ribbentrop. Anche quest’oggi, benché domenica, ho lavorato per l’intera giornata. Nel pomeriggio, ho scritto a casa e alla bimba. Alla sera, essendo di servizio, sono stato in ufficio fino alle 11.”

Milano, 1 settembre 1940 – XVIII °

Annetta mia,

se l’essere sola ti pesa credi che non è meno acerba per me la mancanza delle tue carezze e della tua vicinanza. Quanti ricordi!… Quanta onestà nella nostra passione!… sì, io ti ho amata e ti amo Anna. Subito sono stato colpito dalla tua bellezza, dai tuoi modi squisitamente gentili, dalla tua perfetta semplicità. Subito ho sentito un senso di attrazione verso di te.
Ecco, ancora li vedo quegli occhi!
Sono qua al mio tavolo d’ufficio. Anche oggi pur essendo Domenica debbo lavorare. In quest’ora, alle 3,30 del pomeriggio, l’ufficio è quasi deserto. Sono solo. Ti penso maggiormente e forse tu in questo stesso momento che io ti scrivo chissà… sarai nella chiesetta del nostro paese oppure a sedere nel tuo orticello. Sono solo, ma due occhi sono lì di fronte a me, sorridenti, felici. Ecco, li rivedo… vedo distintamente un caro visino di bimba, due grandi occhioni che mi guardano, una magnifica testa che ancora sogno di accarezzare; ricordi… Anna, quelle sere quando io ti sfacevo i tuoi bellissimi riccioli e trovavo un piacere immenso ed indescrivibile a tuffare la mia testa fra di essi? Credimi Annetta che ho una voglia pazza di rivederti per riabbracciarti e poter dirti in un bacio tutta la mia gratitudine per la felicità di cui mi abbellisci la vita.
Ma vuoi sapere come e quanto ti ho pensata?… Sinceramente debbo confessarti che dal giorno del nostro primo incontro io ti ho sempre avuta nel mio cuore. Sarebbe inutile Anna che mi giustificassi agli occhi tuoi. Tu queste cose le capisci! Ti scrivo da questa stanzetta che conosce i miei sogni, che sa le mie speranze, che si ebbe ed ha le confidenze del mio segreto amore.
Ogni donna, Anna, ha un fiore da offrire, un canto da dare e un sì da dire. Ebbene, tu che sai tutto di me, tu che hai la prova della mia sincerità e della lealtà della mia passione ascolta: mentre la mia mano scrive queste poche righe, l’altra stringe febbrilmente tra le dita una cosa; una cosa che tu mi hai dato un giorno, forse una piccolezza, ma invece grandissima per me. Sai tu che cosa sia? È quel piccolo quadrifoglio che quel giorno… ricordi… nel tuo orticello dopo averlo baciato me lo donasti. Io d’allora l’ho conservato, come ho conservato in me il ricordo di quel bacio che vi imprimesti. Ed ora lo stringo fortemente, quasi a sgualcirlo, lo bacio con forza e quasi vorrei morderlo dalla grande passione che in questo momento mi sento in cuore. Per fortuna Annetta che sono solo, altrimenti se mi vedessero chissà come riderebbero di questa mia… sciocchezza! Dimmi, la credi davvero una sciocchezza, tu, questa?… Credi che sia da deridere uno che veramente ama, che è orgoglioso del suo amore?…
Rammenti Anna, quella sera quando ce ne andammo a Montuolo dalla tua nonna? Te lo ricordi il piccolo Mirio com’era carino?
Quante volte me lo sogno!… Quante volte ce lo siamo detto… Avere un giorno un bimbo, un piccolo essere fatto da noi e di noi, che porterà in sé i segni materni e paterni, che dal nostro cuore chiuderà in sé nel suo cuoricino i nostri pensieri. Ed avrà Annetta i tuoi occhi perché noi ci siamo guardati ogni giorno, il tuo stesso pensiero, il tuo piccolo cuore. Ed avrà i tuoi capelli perché mi piacciono tanto, ed avrà il nostro cuore perché è uno solo.
Mammina… Ma non ci pensi tu alla grande gioia di quel giorno?
Ricordi Annetta, tu lo prendesti in braccio mentre lui ti guardava con quei suoi occhiettini furbi e vispi. Allungava le sue manine verso di te e poi sorrideva alle tue carezze. Tu avevi avuto per lui tutte le delicate cure materne che può avere una mamma. Guardavi il bimbo e guardavi me con una interrogazione muta ed eloquente.
Poi ce ne andammo. Per la strada un lungo silenzio passò fra di noi. Poi, se ben ricordi, io ti strinsi fortemente al mio braccio e ti dissi: Pensa, un bambino così grazioso! Nostro!…
Nessuna promessa è stata rispettata d’allora quale se ne è vista nel mio amore per te. E la rivelazione l’hai ora nel sorriso giocondo che brilla nelle mie pupille, nella gioia infinita che regna nei nostri cuori, nella grandiosa felicità che è in noi stessi, specialmente nella mia persona, ancora piena del tuo profumo, di te, piccola Annetta, che hai portato in me il sole della tua innocenza a rendermi felice e farmi ancora sperare…
Ciao Annetta, ti mando un lungo bacino, lungo come quelli che ci piacciono tanto. Ricordi?
Tuo, per sempre, Giuliano

P.S. Riguardo al mio trasferimento per ora nulla di nuovo e spero che invece non se ne faccia niente. Però, come ti ripeto, non è cosa certa e quindi… Sai, qua cambiano opinione da oggi a domani ed io non vorrei farti fare la bocca ad una cosa mentre poi ne salta fuori un’altra.
Confidiamo, come ti ho sempre detto, nel buon Dio e nella Madonnina, Essi ci aiuteranno.
Fai tanti saluti a tutti i tuoi come pure al fidanzato di tua sorella.
Di nuovo stai sempre allegra e contenta.
Forse mi dirai che è un po’ difficile… sai ti comprendo,… e… purtroppo è molto difficile stare allegri, ma almeno cerchiamo di fare tutto il possibile.
Me lo prometti?
Eccoti anche un morsettino che già mi dimenticavo di mandarti. Lo vuoi?
Quanto, quanto ti amo, Annetta.

 


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Bart