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STORIA: I MAESTRI: Francesco Crispi: il Bismarck all’italiana

24 Febbraio 2011

di Arturo Colombo
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 23 febbraio 1970]

Francesco Crispi aveva una barba dura, ispida e monumentale, che lo costringe ¬≠va a dettar lettere, ricevere amici e dare istruzioni ai se ¬≠gretari, standosene con la faccia insaponata sotto il ra ¬≠soio di un barbiere paziente e taciturno. La sua barba, in ¬≠somma, ¬ę ricorda l’aneddoto del diavolo quando vestito da forestiero and√≤ dal barbiere, che si era fatto beffe di lui e gli porse la guancia. Il bar ¬≠biere gli disfece la barba da una parte, poi cominci√≤ dal ¬≠l’altra. Senoncb√© finita que ¬≠sta, trov√≤ che dall’altra parte era ricresciuta subito. E cosi via, finch√© il barbiere scapp√≤ facendosi il segno di croce ¬Ľ.

L’episodio lo racconta Car ¬≠lo Dossi in una delle sue gu ¬≠stosissime ¬ę note azzurre ¬Ľ e si riferisce al 1877, quando Crispi era presidente della Camera e si preparava a com ¬≠pletare quella singolare pa ¬≠rabola politica che da ribel ¬≠le iconoclasta ne avrebbe fat ¬≠to un rivoluzionario conver ¬≠tito, pronto a diventare il capo di un governo forte, una specie di Bismarck all’italia ¬≠na.

Sulla discussa figura dello statista siciliano, descritto da alcuni come il coraggioso e sfortunato alfiere di una ¬ę nuova Italia ¬Ľ e da altri condannato addirittura come un inconscio precursore del fascismo, ci offre adesso una equilibrata biografia Massi ¬≠mo Grillandi nella collana diretta da Nino Valeri: Fran ¬≠cesco Crispi (Utet, pp. 588, L. 6.500); una biografia che, fuori dalle polemiche di par ¬≠te, ci restituisce il lungo iti ¬≠nerario politico crispino, fi ¬≠no al tragico epilogo dopo il disastro di Adua, quando il parlamento in tumulto (il 5 dicembre 1896) accoglie la notizia delle dimissioni.

Crispi aveva esordito fa ¬≠cendosi subito la fama (co ¬≠me si direbbe oggi) di con ¬≠testatore. Tant’√® vero che fin da ragazzo, quando a dieci anni lo avevano mandato a Palermo in seminario, non solo era entrato senza inchi ¬≠narsi davanti a un’immagine sacra, dicendo che erano tut ¬≠te superstizioni, ma presto aveva rincarato la dose, scandalizzando anche lo zio vescovo, col dire chiaro e ton ¬≠do che una delle grosse cau ¬≠se della miseria in Sicilia era l’accentramento delle ricchezze nelle mani dei pre ¬≠ti.

Non fa meraviglia che un tipo simile, lasciati presto gli studi in teologia, si desse al ¬≠la politica attiva, entrando in contatto con quel variopinto ambiente di patrioti, esuli e cospiratori, che riempir√† le pagine del nostro risorgimen ¬≠to. E infatti, il pi√Ļ battaglie ¬≠ro a spingere Garibaldi al ¬≠l’impresa dei mille √® proprio Crispi, il ¬ędon Ciccio ¬Ľ che diventer√† ¬ę segretario di sta ¬≠to ¬Ľ nel maggio del ’60, poco dopo Calatafimi.

Ma all’esperienza fra le ca ¬≠micie rosse seguir√† la ¬ęsvol ¬≠ta ¬Ľ moderata di Crispi di l√¨ a pochi anni e la polemica con Mazzini, che non gli per ¬≠dona di aver abbandonato la fede repubblicana per far da puntello ai Savoia e vagheg ¬≠giare chiss√† quale modello di ¬ę stato forte ¬Ľ. Di carattere difficile, spesso sospettoso, insofferente alle critiche, sempre impulsivo (aveva la virt√Ļ massima della ¬ę celeri ¬≠t√† ¬Ľ e il massimo difetto del ¬≠la ¬ę fretta ¬Ľ, dir√† con la soli ¬≠ta graffiante ironia Carlo Dossi: una fonte che Grillan ¬≠di non mi sembra abbia sfruttato nella sua ricca aned ¬≠dotica), Crispi dapprima sa ¬≠r√† una delle ¬ęcolonne ¬Ľ a fianco di Depretis, poi gli si metter√† in urto, attaccando la politica del trasformismo.

Proprio a Depretis succede ¬≠r√† nel 1887, a capo di un go ¬≠verno dove vorr√† tenere per s√© anche due dicasteri (gli interni e gli esteri), che gli attireranno l’accusa di esse ¬≠re ¬ę un dittatore ¬Ľ, di volere ¬ę la maniera forte ¬Ľ, di guar ¬≠dare solo a Bismarck come stratega della Realpolitik. (un’accusa, questa, che accre ¬≠sciuta dalla sua francofobia in politica estera e dalla sua aperta ostilit√† verso le forze operaie e socialiste in cam ¬≠po interno, doveva segnare ancora di pi√Ļ le tappe della completa ¬ęinvoluzione ¬Ľ crispina e accrescergli intorno le critiche e il malcontento (di cui fu patologica espres ¬≠sione l’attentato dell’anar ¬≠chico Lega nel ’94).

Ma √® nel fallimento di una politica coloniale, promossa con l’illusoria prospettiva di fare dell’Italia una ¬ę grande potenza ¬Ľ, che si misura l’am ¬≠bizione (sbagliata) dell’ulti ¬≠mo Crispi, sempre pi√Ļ in ¬≠transigente nel portare avan ¬≠ti, con la guerra d’Abissinia, un disegno mal preparato e peggio diretto, che attirer√† sull’opera di Crispi i giudizi pi√Ļ contrastanti e render√† tanto difficile una serena ri ¬≠costruzione storica. Carducci ne parler√† come dello sta ¬≠tista che ¬ę ha il concetto pi√Ļ alto e forte dell’unit√† ita ¬≠liana ¬Ľ; Cavallotti lo descri ¬≠ver√† come ¬ę il vecchio che per i suoi gusti butta nella voragine la patria ¬Ľ. A quasi settant’anni dalla sua scom ¬≠parsa (mor√¨ l’11agosto 1901) la polemica continua ancora. E questo libro di Grillandi la registra puntualmente.


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1 commento

  1. Commento by Antonio — 27 Febbraio 2011 @ 18:41

    d’accordo, manca per√≤ l’episodio in cui spar√≤ sui contadini siciliani …

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