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STORIA: I MAESTRI: Chi ha perso l’ultima guerra?

22 Agosto 2010

di Mario Cervi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 14 dicembre 1969]

Gi√† nel titolo Storia d’Italia nella guerra fascista 1940-1943, ed Laterza, pp. 650, L. 5000) l’ultimo libro di Gior ¬≠gio Bocca rivela la sua im ¬≠postazione d√¨ fondo: la ricer ¬≠ca cio√® di una interpretazio ¬≠ne e di una chiave politica e sociale, prima ancora che mi ¬≠litare; una chiave che con ¬≠senta di penetrare le intime ragioni dell’avventura disa ¬≠strosa, e della sconfitta. Guer ¬≠ra fascista, in contrapposi ¬≠zione ad una vera guerra di popolo; e, in qualche modo, guerra di classe.

Ecco infatti, proprio nelle ultime righe del grosso volu ¬≠me, la diagnosi che la lunga narrazione imponeva: ¬ęLa sconfitta dell’Italia fascista non √® solo la sconfitta del partito fascista, e tantomeno la sconfitta di ‘ un uomo, un uomo solo ‘; √® la sconfitta del regime borghese che prima ha cercato la scorciatoia au ¬≠toritaria, e poi ha accettato l’azzardo della guerra. La na ¬≠zione la disconosce, se ne dis ¬≠socia, non se ne sente impli ¬≠cata ¬Ľ.

Il libro di Bocca √® serio; e approda a questa conclusione con solidi argomenti. Direi anzi che la parte pi√Ļ interes ¬≠sante del saggio √Ę‚ÄĒ che non rivela, n√© ha pretese di que ¬≠sto genere, importanti docu ¬≠menti inediti o retroscena sconosciuti √Ę‚ÄĒ sta proprio nel ritratto penetrante della so ¬≠ciet√† italiana di allora, fasci ¬≠sta, o parafascista, o antifa ¬≠scista: tutto, fuorch√© moder ¬≠na. E perci√≤ la meno adatta ad inserirsi con un ruolo decisivo in un conflitto che veniva combattuto da nazio ¬≠ni altamente industrializzate e tecnologicamente svilup ¬≠pate.

La scrittura di Bocca, ta ¬≠gliente, adatta allo sdegno moralistico pi√Ļ che alla espo ¬≠sizione pacata o ironica, √® uno strumento di particolare efficacia per questo lungo at ¬≠to d’accusa. Nessuno, in campo fascista, si salva: ma Mus ¬≠solini ne esce meglio di altri, e si spiega. Le origini socia ¬≠liste del duce, i suoi ricor ¬≠renti conati di populismo, possono predisporre a una certa indulgenza chi, come Bocca, voglia soprattutto in ¬≠dicare le arretratezze, gli egoismi, le meschinit√† di un ¬ę establishment ¬Ľ cinico che accett√≤, nei suoi rapporti con il regime, umiliazioni e ser ¬≠vilismi, ma non il rischio per ¬≠sonale.

Lo hitlerismo, ideologia bar ¬≠bara, si affidava a un eser ¬≠cito forte e a una nazione obbediente. Il fascismo, no ¬≠nostante i pennacchi, il pas ¬≠so romano, le coreografie im ¬≠periali, era ben altra cosa: ¬ę La tradizione democratica, per quanto debole, ha lascia ¬≠to un certo rimpianto nella borghesia liberale; le feuda ¬≠lit√† economiche e militari so ¬≠no avide, ma di corto respi ¬≠ro, sempre esitanti di fronte agli impegni imperialistici. C’√® la monarchia con la sua corte e c’√® la Chiesa, con la sua sede apostolica. Il Te ¬≠vere √® stretto: la dottrina della violenza deve essere cor ¬≠retta, addolcita. A differenza di Hitler, Mussolini avverte che il suo regime monolitico √® tutto lavorato da correnti sotterranee, e si estenua a mediarle, a comporle, sicch√© la rotta ideologica del fasci ¬≠smo va per continue accosta ¬≠te, fra il rifiuto d’ogni defi ¬≠nizione teorica e l’illusione di trovarne una buona per tutti gli usi, tra la pratica del po ¬≠tere e la ricerca dell’anima fascista tanto invocata e mai raggiunta ¬Ľ.

Il fascismo √Ę‚ÄĒ il rilievo, giustissimo, √® implicito nel ¬≠l’affresco introduttivo di Boc ¬≠ca √Ę‚ÄĒ naviga a ritroso nella grande corrente della storia: √® colonialista quando l’era del colonialismo volge al tra ¬≠monto, propugna la battaglia del grano, ossia una agricol ¬≠tura povera ed estensiva, quando dovrebbe puntare sul contrario, √® autarchico, esal ¬≠ta il vivere rustico, depreca ¬ę il nefasto urbanesimo ¬Ľ. Le sue direttrici sono anacroni ¬≠stiche. Il mondo operaio e il mondo dell’industria sono, per ragioni dissimili ma non opposte, estranei all’essenza psicologica del fascismo. Mus ¬≠solini esalta la forza del nu ¬≠mero, e non si accorge che, sempre pi√Ļ, la potenza va mi ¬≠surata in termini di efficien ¬≠za tecnica, di produttivit√†, di specializzazione: annota un rapporto sul potenziale bel ¬≠lico degli Stati Uniti con la frase ¬ę Militarmente l’Ameri ¬≠ca non interessa ¬Ľ. Fosse sta ¬≠to una volta a Detroit avreb ¬≠be cambiato parere.

L’Italia fascista √® provin ¬≠ciale, battagliera nei fogli d’ordine del partito e pacifi ¬≠sta nell’intimo. Le forze ar ¬≠mate non hanno capi che posseggano l’unica qualit√† ve ¬≠ramente indispensabile a un militare, il carattere; e sono impreparate. L’equazione che Bocca traccia consente un so ¬≠lo risultato, l’otto settembre e l’altra, pi√Ļ cupa tragedia che ne segu√¨. La rievocazio ¬≠ne degli avvenimenti bellici √®, in Bocca, veloce √Ę‚ÄĒ molta √® la carne al fuoco √Ę‚ÄĒ ma non sbrigativa. I protagonisti e anche parecchi comprimari delle vicende vengono trat ¬≠teggiati con sicurezza: qual ¬≠che istantanea √® impietosa, nessuna √® sfuocata. Ogni sto ¬≠ria dell’ultima guerra ci la ¬≠scia alla fine con la bocca amara perch√© gli avvenimenti sono (quando non si scenda all’episodio personale, che pu√≤ risultare fulgido), privi di luce. L’alleato si accaparra, nei momenti risolutivi, tutta l’attenzione. Il nostro Stato Maggiore non realizza un pia ¬≠no di battaglia che meriti la qualifica di brillante, n√© una manovra a vasto respiro che veramente pesi sull’andamen ¬≠to delle grandi battaglie.

Sacrifici, sangue, questo s√¨. Morti, feriti, al fronte e nelle citt√†. La guerra fascista, vo ¬≠luta o no, √® la guerra del ¬≠l’Italia. I distinguo non ser ¬≠vono molto, n√© sul piano del ¬≠le sofferenze, n√© su quello internazionale. Ma il distin ¬≠guo di Bocca, che del resto obbedisce ad una intuizione intelligente e valida pare, per un suo aspetto, insidioso. Lo scarico di ogni responsabili ¬≠t√† per la cattiva prova mi ¬≠litare sul fascismo e sulla bor ¬≠ghesia libera il paese, nel suo complesso, da fastidiosi dub ¬≠bi. ¬† D√† ¬† la ¬† sicurezza ¬† che in altre circostanze, per altra causa, con altri capi, le forze armate avrebbero retto bene. Ora non c’√® dubbio che una guerra sentita, soprattutto una guerra difensiva, sareb ¬≠be stata combattuta con assai diverso mordente. Guardia ¬≠moci per√≤ dal sostituire un’en ¬≠fasi classista all’enfasi fasci ¬≠sta della romanit√†.

Talune debolezze della na ¬≠zione nell’avversit√†, una cer ¬≠ta volubilit√†, furono il pro ¬≠dotto non solo del costume fascista, tracotante e legge ¬≠ro, e perci√≤ sommamente di ¬≠seducativo, ma di fattori storici che risalivano indietro nei secoli. Finch√© ci si ferma all’analisi sociale le accuse alla borghesia del 1940 resta ¬≠no sacrosante: se ci si inol ¬≠tra sul terreno della attitu ¬≠dine militare, una discrimi ¬≠nazione troppo netta rischia di illudere gli italiani e di esimerli da una consapevole autocritica. Queste osserva ¬≠zioni, sia ben chiaro, voglio ¬≠no integrare l’impostazione di Bocca, che si riallaccia, coe ¬≠rentemente, al fenomeno del ¬≠la Resistenza. Bocca, che del ¬≠la guerra partigiana √® stato lo storico, la contrappone al ¬≠la guerra fascista; vede in essa la dimostrazione della capacit√† reattiva di un po ¬≠polo ¬ę discutibile ma vivo ¬Ľ.

 


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Bart