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STORIA: Il Risorgimento visto da “Il Conciliatore” toscano #10/33

16 Giugno 2008

[da “Il Conciliatore” toscano, venerdì 13 aprile 1849]  

Lucca, 12 aprile ore 4 pom.1

Eccoti delle nuove assai gravi dell’interno.
Alcuni paesi del nostro contado avevano manifestato la loro antipatia per l’attual disordine di cose. Erano in uno stato di ostilità latente, che poteva da un momento all’altro tradursi in fatti palesi, ma fin qui nulla era accaduto.     Il nostro circolo politico, che tutte le sere in   aperta   seduta propone misure ultra-rivoluzionarie che redige liste di nomi di gente da guillottinarsi, insisteva anche che si domassero le campagne ribelli.
A questo furore del Circolo si aggiungeva la boria del commissario munito di pieni poteri, deputato Santarlasci, il quale smaniava di far sapere al mondo che poteva   fare e disfare a sua posta: a questi elementi si aggiungeva l’indole sanguinaria del Prefetto Landi, ora democratico puro, e tempo fa birro agli ordini del Ciantelli.
Da tutto ciò nacque l’idea     d’una spedizione contro i paesi di Capannori, Lammari, Segromigno ecc. Questa spedizione si componeva d’una sezione di Artiglieria, parecchie compagnie di Municipali e il primo reggimento Volontari (leggero).
Partirono alla mezzanotte: appena usciti dalla città le campane del contado suonarono a stormo: i contadini armati di fucili di falci-frullane, forche ecc. si concentrarono in luoghi favorevoli alla difesa.
La truppa assalitrice, sotto gli ordini   di Solera   e del Santarlasci si fermò poco distante dalla città assalendo i casolari, malmenando i paesani  inoffensivi, sfondando le case, saccheggiando tutto, arrestando quanti incontravano, uccidendo qualcuno, specialmente preti, due dei quali massacrati senza una ragione al mondo. Questa spedizione questi dettagli hanno messo gran malumore in Lucca: tutti chiedevano il perché di questa sanguinosa   provocazione: lo stato maggiore della civica di quei paesi, composto di distinti cittadini Lucchesi, si è recato dal Prefetto, chiedeva ragion di questo agire da croati.   Il Prefetto   ha balbettato delle scuse, ha parlato di conciliazione ed è ve ­nuto con lo stato maggiore a questa convenzione: le truppe rientreranno in città: amnistia pei sollevati – gli arrestati saranno rimessi in libertà.
Lo stato maggiore dal canto suo partirebbe subito per Capannori affinché l’assembramento si sciogliesse, e tutto tornasse in tranquillità vera e durevole.
Ma giunto lo stato maggiore al luogo ove era la truppa del governo, è stato arrestato e condotto sotto scorta in Lucca, e rinchiuso nella casa ove abita il Col. Solera.
Questo arresto aumenta il malcontento universale: in ­tanto le truppe rientrano e il diavolo sa quello che può succedere. Se tutto passa tranquillo, si attribuisca al nume ­ro delle truppe, alla codardia generale, all’influenza di molti buoni che procurano di calmare gli animi, non alla mancanza d’irritazione. Se dimani vi sarà qualche cosa di nuovo vi scriverò. Addio.
Aggiungo un dettaglio croatico – tutti gli uomini validi erano corsi, come ho detto sopra, ad un luogo di convegno: – i municipali entrando per le case si sono vendicati percuotendo ed uccidendo le donne, i fanciulli, i vecchi, e gli ammalati.  

1 Nel n. 104 di domenica 15 aprile 1849, il Conciliatore provvedeva ad una rettifica sul contenuto di questo articolo, scrivendo: “Siamo in dovere di smentire che il Colonnello Solera capitanasse la spedizione nella campagna lucchese, trovandosi esso in Firenze. Questa circostanza ci pone il debito di diffidare altresì di altri ragguagli contenuti nella Corrispondenza Lucchese che pubblicammo nel numero 102, senza prima sottoporla a quel più rigoroso esame, che fu e sarà sempre nelle abitudini di questo giornale. (bdm)

 

 

 

– Dal Bullettino ufficiale dell’ armata n. 32 pubblica ­tosi a Vienna il 5 corr. il quale parla dei fatti di Brescia e in generale dell’ultima campagna d’Italia togliamo il seguen ­te estratto che concerne una vittoria riportata dall’ I. R. Ar ­mata presso a Kamenitz in Ungheria:

Nel giorno stesso in cui la città di Brescia fu presa d’as ­salto, fu riportata un’altra vittoria dal bravo distaccamento di truppe sotto il comando del signor colonnello de Mamula contro i ribelli ungheresi presso Kamenitz nelle vicinanze di Petervaradino. – II nemico s’era avanzato alle 9 ore del mattino sortendo da quella fortezza dove i traditori hanno tuttora la preponderanza, con un battaglione Don Miguel, un battaglione Ferdinando d’Este n. 32, un battaglione Gyulai, 2 battaglioni Honveds, quattro batterie parte con pezzi da 12, parte da 6 e con tre squadroni di Ussari, in tutto cir ­ca 5000 uomini, fino presso Kamenitz, dove erano schierate 5 compagnie dell’infanteria Piret, 5 compagnie di confinari, in tutto 1400 uomini con 2 pezzi da 12, 3 pezzi da 6 e 5 da 3, mentre un’altra batteria nemica prese in fianco la no ­stra posizione dalla sponda sinistra del Danubio. – II nemi ­co s’avanzò specialmente contro l’ala sinistra della posizio ­ne sotto il nostro più veemente fuoco dei cannoni, e dopo esser stato respinto si ritirò verso la nostra ala destra con egualmente infelice successo. – II Maggiore Barone Lebzeltern dell’infanteria Piret, il Maggiore Bogunovich del reggi ­mento banale, il Tenente d’artiglieria Kudetzky, il capitano Leitel del reggimento Piret, i sargenti Tomassevich e Abramovich dell’artiglieria confinaria condussero i loro drappelli con esemplare coraggio in mezzo al fuoco. Il capitano Mayer del reggimento Petrovaradino, il capitano di cavalleria Wagner dei Corazzieri Sassonia, il primo tenente Fastenberger del corpo degl’ingegneri, vengono pure nominati con lode dal signor colonnello de Mamula, il quale seppe resistere con tanta gloria in un combattimento contro un nemico che aveva forze quattro volte maggiori. – Noi ab ­biamo da deplorare la perdita di soli 2 morti e 5 feriti, mentre il nemico lasciò sul campo più di 150 tra morti e feriti! – Venne in nostre mani un carro di munizioni. Il combattimento durò dalle 9 antimeridiane fino all’una pom. Il fuoco dei bersaglieri continuò però fino a notte avanzata.

 


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Bart