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STORIA: Il Risorgimento visto da “Il Conciliatore” toscano #13/33

22 Agosto 2008

[da “Il Conciliatore” toscano, giovedì 3 maggio 1849]  

3O aprile. – È giunto sabato sera Massimo d’Azeglio. Noi vediamo nel ritorno di questo egregio Italiano un augurio, che speriamo non andrà fallito. L’opinione pubblica si è già espressa sul posto che egli è chiamato ad occupare.
Egli distruggerà molte sì giuste che esagerate apprensioni, e tutti i partiti non possono che concorrere nella speranza ch’egli non ricuserà dare al suo paese questo pegno del suo amore per esso, con   quell’abnegazione che gli ispirò già tanti e sì nobili sagrifizi.  

(Risorg.)

 

ALESSANDRIA, 30. – I lavori delle fortificazioni sono stati ripresi su varj punti della città. S’ignora per qual fine e per chi e contro di chi debbano servire. Molte sono le conghietture, la principale è che dovrebbero servire contro le armi francesi nel caso che cercassero di passare le alpi.
Era corso voce che gli Austriaci volessero appostare due pezzi di cannone sulla piazza d’innanzi il loro corpo di guardia e che il generale De-Sonnaz facesse sentire ad essi che avrebbe fatto altrettanto.
Alcuni  ragazzi  incominciarono   subito nella prima sera della ritirata degli Austriaci ad accompagnare i tamburi sino al quartiere con urli e fischi. Nelle sere successive crebbe il numero oltre misura: sicché si credette opportuno dal nostro Comando di impedire un atto che avrebbe potuto condurci ad una inutile collisione mandando in giro varie pattu ­glie di circa 25 uomini. Noi, mentre lodiamo   la buona in ­tenzione, siamo in obbligo di far sentire che un tanto appa ­rato di forze contro dei piccoli monelli è voler dare   troppa importanza ad un’azione che due o quattro carabinieri (od un manifesto dei Questore) avrebbero fatto cessare;   massi ­me che nella sera di venerdì bastarono poche buone parole di   cinque o sei civici per contenerli. Ora invece sia per cu ­riosità sia per altro, temiamo che nel seguito vi si   raccolga numeroso popolo con danno della pubblica quiete. Sabato a sera     battevano   due pattuglie, una a trenta passi innanzi ai tamburi ed un altra li seguitava a circa cinquanta passi di distanza.

(Avvenire.)

NOTIZIE TELEGRAFICHE

ROMA, 30 aprile, ore 9 antimer. – Innanzi al corpo Garibaldi il nemico nella tenuta di Brevetta, a cinque miglia da Roma, con un cannone – Verso porta Portese si sentono fucilale – sono finite.
Ore 11 e 1/4 antimer. Assalto sotto porta Cavalleggieri.
Ore 11 e l/2 antimer.   Avanguardia nemica in ritirata – Corpo d’armata alla Basilica S. Paolo – Verso Cavalleggieri avanza con banda e bandiera rossa.
Ore 12 antimer. – Nessuna cavalleria.
Ore 12 e l/4. – II cannone francese tira sul bastione.
Ore 12 e I/2. – Garibaldi attacca in   varii   punti. Si batte a moschetteria – si   battono a villa Pamfili – Azzuf ­fati al bastione più forte.
Ore 1 pom. – A Villa Pamfìli è cessato il fuoco.
Ore 1 e 3/4. – Fuoco alle mura Vaticane. Per istaffetta dal Vaticano. – Sembra un finto attacco per stancare i nostri, il bastione più attaccato è quell’estremo nel Vaticano ove erano due obici. Questi sono stati traslocati dai nostri, e non so dove. I cannoni nemici stanno in posi ­zione a quella parte. A Villa Pamfìli si sono ritirati un poco i Francesi. Essi muovono dall’altra parte.

Roma 1849 Nella Tipografia Governativa.

 

6.           Ore 3, min. 20. – I tiragliori francesi sono in riti ­rata verso il centro nemico.
Ore 2, min. 40. – A Porta S. Pancrazio i francesi si battono in ritirata.
Ore 3, min. 40. – I nostri Tiragliori li mettono in fuga.
7. Ore 4, min. 18. – II   nemico è messo     in fuga; il corpo d’armata manda nuovi distaccamenti.
8. Ore 5. – La cavalleria francese torna indietro.

Altro Bullettino telegrafico del 20.

1. Ore 11 e 3/4 ant. – Attacco. L’avanguardia francese in ritirata. L’armata Francese alla Basilica di S. Paolo verso Porta Cavalleggeri con banda e bandiera rossa.
2. Ore 12 m. 40. – Nessun cavaliere; il cannone fran ­cese tira pel bastione. Garibaldi attacca in varj punti, Garibaldi si batte a Villa Pamphily.
3.           Ore 1 pom.-Zuffa al bastione più forte. A Villa Pamphily ha cessato il fuoco.
4. Ore 1 e 1/2. – Fuoco alle mura Vaticane.
5. Ore 2 e m. 30. – A Porta Portese i nostri si battono con coraggio: il cannone Francese tace.

NOTIZIE       RECENTISSIME.

(Carteggio del Conciliatore.)

ROMA, 1 ° maggio ore 12 1/2 pom. –
Alle 8 si batté la generale, si vedeva avvicinarsi un corpo francese.
Alle 10 antim. cominciò l’attacco da S. Angelino a porta Portese: i Francesi erano spiegati in tinagliori. Il Garibaldi con gli Universitari, 1 ° Battaglione Legione Romana ed una batteria di linea sortirono fuori della città; l’artiglieria e tutti gli altri corpi di linea e civica mobilizzata, e i cittadini difendevano le mura e le barricate. Il più forte attacco fu al giardino del Quirinale.
Gli Italiani si batterono come Leoni anche a confessio ­ne dei Francesi. Alle 4 pom. dopo 6 ore di continuo fuoco i Francesi si ritirarono, lasciando circa 200 prigionieri e 500 fra morti, e feriti. Dei nostri molti feriti fra i quali 32 Tinagliori che Garibaldi ha portati alla testa della sua co ­lonna alla baionetta. Garibaldi, e Galletti Colonnello feriti, e molti altri che sono agli Spedali. L’artiglieria di linea ha perduto degli ufficiali fra i quali Pallini e Narducci che sta morendo, ci è stato smontato un pezzo. Uno di loro era ri ­masto sotto le mani nostre, ma questa notte lo hanno ri ­preso.
Questa mattina, martedì il Garibaldi ha inseguito un corpo sparso di 40 uomini e ne ha fatti 3 prigionieri.
Alle 12 merid. i Francesi hanno alzata bandiera bianca. Nella notte hanno dimandato dei Chirurghi, li fu risposto di mandare i feriti che sarebbero stati trattati come i no ­stri. Fra i prigionieri vi sono due ufficiali maggiori, e vari ufficiali. Uno dei valenti officiali di Garibaldi è morto.
La quiete della città mai è stata turbata, benché siano state armate ogni sorta di persone fino le Trasteverine con le picche; ci sono ponti minati: barricate da ogni luogo an ­che dentro la città: io sono fin da ieri alle 8 al quartiere del 2 ° battag. in Trevi, non volendo andare con i miei com ­pagni che fanno anche di più, che dimanda l’istituzione ed il dovere del civico: poi non posso allontanarmi di tanto da casa avendo famiglia che è troppo in angustia. Credo che anche la civica avrà da fare ed i cittadini gliene saranno assai grati. Non so quando avrai questa mia, ieri non potei scriverti, e temo che neppure i corrieri possano passare.
Ma addio. Supponevo un eccitamento, ma non mai così grande. Il primo attacco è stato respinto. Non si sa spiegare ora che sia questa bandiera bianca, ed unitamente un proclama per incoraggiare al bombardeggiamento; è un enigma. Dei Napoletani niente di positivo, si dicevano Domenica notte a Velletri. Si avverte di dover fortificare il Pincio. Che accadrà?  

Al momento di mettere in torchio riceviamo da per ­sona informata i seguenti particolari sull’avvenimento di Roma.  

– Il giorno 30 aprile il generale Oudinot si avanzò col suo corpo d’armata alla volta di Roma, incontrò ad alcune miglia dalla città due o tremila uomini   di   truppa Romana che a quanto dicesi fraternizzarono con loro.     Certo è che Oudinot fece avanzare i suoi con la banda in testa e marciò non in apparenza   ostile   alla volta   della   città, dalla quale fu salutato con due colpi di mitraglia. Spiegossi allora in battaglia, ma venne contemporaneamente attaccato sui due fianchi dal Garibaldi e dal   Colon. Galletti. Il combattimento durò quattro o cinque ore in quella posizione, per cui i Francesi furono costretti a battersi in ritirata facendo le perdite che abbiamo già annunciate. Il Generale Oudinot accampatosi   a   quattro   leghe   di     distanza mandò nella notte parlamentarj   con   bandiera bianca   e chiese la restituzione dei prigionieri.
Fu fatto il cambio e sospese le ostilità fino al 4 maggio, termine perentorio fulle intimato dal Generale per la resa – Ieri sera devono essere giunti altri 6000 Francesi a Civitavecchia, e sbarcati questa mattina ed avviati immediatamente alla volta di Roma. Se nulla di nuovo è accaduto in questi giorni domani l’armata Francese fallito il tentativo pacifico anche per onor delle armi sarà costretta ad un serio attacco che voleva evitare. Probabilmente il Generale Oudinot vorrà prevenire i Napoletani avendo pigliata iniziativa. Se però il Re di Napoli marcia sollecitamente, sarà doppiamente deplo ­rabile la condizione, giacché entrando i Francesi come nemi ­ci a fianco di quel Re non potranno neppure giovare alla causa delle libertà Romane e frenare la vittoriosa reazione.
Le lettere di Ferrara fanno temere un movimento di Au ­striaci da quella parte.
Al Telegrafo sulla cupola di S. Pietro sta l’abate Calandrelli.  

 


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2 Comments

  1. Commento by Carlo Capone — 23 Agosto 2008 @ 12:33

    Mi ripeto, la Storia che ci entra in casa grazie all’infaticabile lavoro di Bartolomeo. Grazie

    Carlo

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Agosto 2008 @ 13:06

    Grazie, Carlo. E grazie per il tuo bel racconto, che mi ha ricordato quando, ufficiale di complemento, comandavo il picchetto di guardia a Gozzano. In quell’occasione feci una visita anche a Borgomanero, la tua città. Erano il Natale e il Capodanno tra il 1965 e il 1966. Tanto tempo fa.

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