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STORIA: Il Risorgimento visto da “Il Conciliatore” toscano #16/33

22 Novembre 2008

[da “Il Conciliatore” toscano, domenica 15 aprile 1849]  

Desiderosi di raccogliere quel più di documenti che possiamo intorno alle vicende dell’ultima Campagna, pub ­blichiamo la seguente lettera scritta da uno dei nostri ami ­ci e concittadini che vi prese parte, e in cui si accenna anche di alcuni de’ nostri Toscani.  

TORINO, 1 aprile 1849.  

Rimesso dal primo abbattimento e di ritorno in Torino vo ­glio che tu sappia da me tutto l’accaduto.
Giunto a Trecate la sera del 20 seppi che ero destinato allo Stato Maggiore della seconda divisione comandata dal General Bes, allora in posizione a Casal Nuovo e Vigevano. La sera stes ­sa raggiunsi la mia divisione.
Le disposizioni date dal Generale in capo erano le seguenti: il 17, ordine al General Ramorino Comandante la V divisione Lombard di occupare il 19 le posizioni della Cava, Garlasco e Trumello, ed in particolare la Cava, posizione forte, e di somma importanza, occupandola con tutto il 21 °. Conservare le comuni ­cazioni colla 2.a divisione. Il 20 al mezzo giorno simulare un at ­tacco sopra Pavia, il 21 attaccarla vivamente, ed impadronirsene.
Egli invece il 20 sta di sua persona a Stradella, disperde la sua divisione al di là del Po, parte a Casatisma, parte a Casteggio, occupa con piccoli distaccamenti Borgo San Siro, Gambolò, Parasacco e Pantalupa, e con un solo battaglione del 21 ° la Cava. All’ora prefìssa i bersaglieri attaccano il fuoco cogli avamposti nemici; essendo in piccol numero son respiniti, ed un forte cor ­po nemico occupa la Cava, e si spinge fino a Garlasco.
Nello stesso tempo la Divisione del Duca dì Genova col Re ed il Generale in Capo alla testa, passa il Ticino a Buffalora; ve ­dono due colonne di fuoco inalzarsi sopra Magenta , e sentono due colpi di cannone; arrivati a Magenta, la trovarono evacuata dal nemico. Le due colonne di fuoco, i due colpi di cannone, si suppone fossero segnale del nostro passaggio. Il 20, la sera, il Quartier Generale essendo a Trecate, saputo il passaggio degli Austriaci a Pavia e l’occupazione di Garlasco, il Duca di Geno ­va ha ordine retrocedere a Trecate, la 2.a Divisione si avanza a Vigevano e alla Sforzesca. Il Duca di Genova la segue in secon ­da linea. Il 21 a mezzogiorno la mia Divisione si mette in bat ­taglia alla Sforzesca, e mentre il Generale dava l’ordine ai no ­stri bersaglieri di avanzarsi verso il nemico che sapevamo a poca distanza, fummo noi stessi attaccati sulle alture di Borgo San Si ­ro. Il nemico fu respinto, ed inseguito fino a Borgo San Siro gli facemmo molti prigionieri. Io stesso annunziai al Re il nostro successo, e lo vidi sorridere del sorriso della vittoria. Nello stes ­so tempo che noi vincevamo alla Sforzesca, si sentiva il cannone verso Mortara, e convinti che la Divisione del General Durando avrebbe respinto il nemico, si davan gli ordini   per prendere il giorno dipoi l’offensiva.
Il Re ed il generale in capo eran con noi alla Sforzesca. Alle ore 9 riceviamo la notizia che il nemico aveva presa Mortara, che le Divisioni del general Durando e del Duca di Savoja ave ­vano dovuto ripiegarsi sopra Robbio dopo gravi perdite. Il mat ­tino del 22 tutto il nostro corpo di armata si ritira per Vigevano e Trecate sopra Novara. Il nemico occupa lo stesso giorno Vige ­vano. La sera del 22 la nostra armata è tutta occupata al sud di Novara. La mattina del 23 disposizioni per un combattimento ge ­nerale. La Divisione Bes al centro, la Divisione Durando alla de ­stra, la Divisione Perrone alla sinistra, formavano la prima linea; le Divisioni del Duca di Savoja a destra, del Duca di Genova a sinistra, colle Riserve al centro, la seconda. La Divisione Solaroli in osservazione sulla strada di Trecate. Alle ore undici i Bersa ­glieri del nemico prevenendo i nostri, attaccarono debolmente sul centro, quindi con più forza sull’ala sinistra, ed in pochi momenti tutta la linea fu in fuoco. Davanti al centro sinistro la posizione della Bicocca, che doveva decidere delle sorti della giornata. Essa fu per varie volte presa e ripresa dai nostri. Alle ore 4 il nemico rinfrescò la sua prima linea in questo punto; e la nostra sinistra essendosi portata avanti per impadronirsene definitivamente, fu respinta. Allora il nemico avanzò col suo centro diritto sul nostro centro sinistro per tagliare la nostra sinistra dal centro, ma la mia Divisione con un fuoco vivo di tutta la sua artiglieria, gl’impedì di proseguire il suo movimento e l’ala sinistra poté così riti ­rarsi sotto Novara. Nell’istesso tempo il centro e la diritta ebbero ordine di ritirarsi.
Enormi, ma gloriose erano le nostre perdite: il campo di battaglia ricoperto di cadaveri dei nostri; molto più di noi deve es ­sere stato danneggiato il nemico. L’artiglieria e la cavalleria fe ­cero prodigi di valore: in particolare Aosta-Cavalleria al momento della ritirata con ripetute e brillanti cariche salvò parte dell’ar ­tiglieria della Divisione Perrone che si trovava gravemente com ­promessa.
Nella notte il Re ed i Generali decisero di chiedere un armi ­stizio. Carlo Alberto abdicò in favore del Duca di Savoja, perché le condizioni potessero essere meno gravose; e partì solo per terra straniera, facendo così l’ultimo sacrificio all’Italia. Fu inviato un parlamentario, il generale Hess, disse che il Maresciallo non avrebbe trattato che col Re; ed il nuovo Re dovette andare al Quartier Generale nemico.
Intanto il general Chrzanowski dava l’ordine di ritirarsi su Momo per prendere migliori posizioni, ed aspettare il ritorno del Re. Il giorno 24 passò in una ansiosa aspettativa. Nella notte un’intensa neve ci ricoprì tutti, e volle farci presentire le dure condizioni che ci sarebbero imposte. La mattina del 25 alle ore 10 il Re traversò gli accampamenti, e subito dopo furon dati gli ordini perché l’armata si ritirasse ai di là della Sesia. Il 28 lasciai la mia Divisione a Biella.
Il poco tempo che abbiamo avuto per organizzare l’armata, l’aver voluto troppo estendere i quadri per riempirli di contadini vestiti da soldati, è la principale cagione del nostro disastro. A voce il resto.
Il Re Carlo Alberto ha cercato invano la morte sul campo di battaglia; molti bravi Generali ed Ufficiali ve l’hanno trovata.
Due parole di noi. – Al Bentivoglio che ha servito durante la battaglia di Ajutante di Campo al Duca di Savoja, a Paolo Crespi che ha combattuto valorosamente nel suo squadrone (parole del suo Colonnello) ed a me, la sorte è stata avara di una gloriosa ferita.
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[da “Il Conciliatore” toscano, martedì 17 aprile 1849]
 

(Carteggio del conciliatore)

LUCCA, 15. – Ieri ed oggi Lucca fu nella massima quiete ed il cambiamento di scena è seguito senza tumulti, senza clamori ed inconvenienti nessuni. Al Municipio scelto da Guerrazzi, e composto di vari colori fu fatto succedere il Munici ­pio antico che si è aggiunto parecchi cittadini di probità conosciuta. La gioia è universale e l’ansia grandissima che tutto torni nell’ordine e sotto il regime onestamente libero e Costituzionale. Per questo duole assai che il Municipio Pisano abbia dovuto cedere alla prefettura di quel paese guidata dal Paoli che fa la parte di consigliere. Pure non può tardare ad eseguirsi il movimento anche ivi. – A Lucca si aspettano da un momento all’altro il 1 ° ed il 2 ° reggimento reduci dalle frontiere ed un grosso corpo dì Veliti.
Gli Austriaci dopo aver occupato Pontremoli, ieri matti ­na erano a Ceserano: stamani sono però corsi verso quelle parti i segretari delle ambasciate inglesi e francesi per arrestare l’invasione.
A Lucca oggi solenne funzione per il restauramento del regime Costituzionale con grandissima pompa. La Civica fra ieri e stamani ha proceduto a qualche arresto in linea di pre ­cauzione. Anche il presidente del Circolo popolare è in car ­cere.
Le comunicazioni della strada ferrata da Lucca a Pisa e Firenze sono interrotte, così il telegrafo. La via tra Pisa e Firenze però è sempre aperta.
Anche il Corriere di Firenze che viene dalla parte di Pistoia è giunto a Lucca forse 10 ore più tardi, causa le barri ­cate e le strade rotte dagli abitanti della Val di Nievole per impedire il passo alla colonna Petracchi che si dubitava pren ­desse quella via e che ora dicesi retrocesse verso i monti ed aggiungevi sia stata disarmata dai contadini (??) A questo proposito ieri venne quaggiù una deputazione di Pescia che chie ­deva ed ebbe munizioni e cannoni.
È inutile che vi aggiunga che tutti i Comuni del Com ­partimento Lucchese hanno aderito al movimento e col mas ­simo entusiasmo: anzi abbiamo permanentemente sotto le armi ed accasermati parecchie centinaia di contadini, e vo ­lendo verrebbero le migliaia.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart