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STORIA: Il Risorgimento visto da “Il Conciliatore” toscano #19/33

19 Febbraio 2009

[da “Il Conciliatore” toscano, venerdì 27 aprile 1849]  

Pubblicando la seguente comunicazione della Presse, non possiamo astenerci dall’osservare la sottilissima arte colla quale l’Austria sa accomodarsi agli avvenimenti che non sep ­pe o non poté impedire. La comunicazione darebbe per con ­certata una spedizione che avvenne contro i desideri di chi sogna il ristabilimento dell’assolutismo.

 

QUESTIONE ITALIANA

Scopo ed indole dell’intervento delle potenze cattoliche negli Stati della Chiesa. – La questione dell’intervento in Toscana rima ­ne riservata.  

(Comunicazione al giornale la Presse).  

Nel momento in cui la spedizione francese è in procinto di mettere alla vela per Civitavecchia, ci sembra utile, e necessario riassumere     le trattative diplomatiche che    ebbero luogo fra la Francia, l’Austria la Spagna e il Re di Napoli, nello scopo di ristabilire il trono di Pio IX. I nostri lettori avranno a caro senza dubbio, che noi spargiamo un po’ di lume, su d’una questione, che le recenti discussioni dell’Assemblea nazionale non hanno ancora sufficientemente dilucidate.
Ha circa un mese annunciavamo che le quattro potenze sonominate avevano accolto in principio la domanda del Papa formulata dal Cardin. Antonelli nella sua nota circolare del 18 febb., colla quale reclamavasi il loro soccorso armato in favore della santa Sede. Noi aggiungevamo che le quattro potenze cattoliche avevano incaricato i loro respettivi plenipotenziarii resi ­denti a Gaeta fissare di comune accordo le basi dell’intervento reclamato dal sommo Pontefice.
Noi crediamo essere ben informati assicurando che fin dall’apertura delle conferenze diplomatiche a Gaeta, il conte Esterhszy plenipotenziario dell’Austria ha proposto in nome del suo go ­verno un progetto, che lasciando alla Spagna ed al re di Napoli la parte principale dell’intervento armato, collocava la Francia e l’Austria in osservazione coll’arme al braccio, cioè a dire, che mentre le truppe spagnuole e napoletane moverebbero su Roma una flotta francese con truppe da sbarco a bordo resterebbe anco ­rata a Civitavecchia per sostenere moralmente la spedizione Ispano-Napoletana. Nello stesso scopo un corpo austriaco di 20 mila uomi ­ni si terrebbe pronto ad occupare militarmente le Legazioni in caso che (cosa poco probabile) le truppe Spagnuole e Napoletane non sarebbero bastate per ristabilire l’autorità del governo papale a Roma.
La principale difficoltà opposta alla adozione del progetto au ­striaco si fu il trasporto delle truppe spagnuole da Barcellona a Civitavecchia, mancando il gabinetto di Madrid di mezzi per effet ­tuarlo solo. Trattavasi non solamente di imbarcare 10 a 12 mila uomini con armi e bagagli; ma inoltre di trasportare cavalleria, artiglieria, munizioni da guerra e da bocca, infine tutti gli attrezzi per una ben risoluta spedizione militare. Non v’era che la Francia che avrebbe potuto incaricarsene mediante la sua flotta del mediter ­raneo, giacché le forze navali del re di Napoli sono impiegate al blocco della Sicilia, mentre la squadra austriaca è riservata al blocco di Venezia.
Il governo francese esitava ad assumere le spese di traspor ­to, tanto più che esso s’attendeva vedere l’Assemblea nazionale rimproverargli di accollarsi gli aggravii d’una spedizione desti ­nata a rialzare in Roma piuttosto l’influenza spagnuola che la francese.
In questo tempo arrivò a Gaeta la nuova della compiuta disfatta dell’esercitò Piemontese in Novara.
Contemporaneamente i rivoluzionarii di Roma cominciarono a sevire contro i vescovi e l’alto clero accusato da loro di mantener relazioni segrete colla corte papale.
Pio IX temendo che il ritardo addotto dalle potenze cattoliche a soccorrere la Santa Sede non incoraggiasse gli esaltati ro ­mani e non peggiorasse la situazione già molto disastrosa degli Stati della Chiesa prese la determinazione d’invocare questa volta l’intervento dell’Austria sola sperando con questo mezzo rendere il soccorso straniero più pronto e più certo.
Il gabinetto di Vienna avendo a più riprese, dopo la fuga di Pio IX, dichiarato di volere negli affari di Roma andar d’accordo colla Francia, mentre che assicurava al Papa un soccorso imme ­diato, si affrettava d’invitare il gabinetto francese a congiungersi a lui per adempire i voti del Sovrano Pontefice.
Il linguaggio che la corte di Vienna tenne su tal proposito al Papa potrebbe così riassumersi – «L’Austria non segue in Allemagna, in Ungheria, in Italia, che una sola ed unica politica, quella di salvare la società minacciata da una sfrenata demagogia, dopo di che lungi dall’opporsi al regolare svolgimento delle istituzioni liberali in Europa, ella seconderà con tutte le sue forze la ricostituzione della società sulle basi della libertà costituzionale. »
L’Austria non nascose alla Francia, che dove questa non vo ­lesse o non potesse intervenire negli Stati della Chiesa, l’armata imperiale, sarebbe stata, senza meno, messa a disposizione del Papa. Quest’ultima dichiarazione determinò il gabinetto francese ad inviare dal canto suo 14 mila uomini a Civitavecchia. Le due armate francese ed austriaca non agiranno che secondo le intenzioni del Santo Padre. Frattanto le truppe francesi resteranno a Civitavecchia mentre che le truppe austriache, in numero di 20 mila resteranno a scaglioni fra Modena e Ferrara per occupare le Legazioni in caso di bisogno.
Rimane però stabilito che se l’occupazione di Roma divenis ­se necessaria, le truppe francesi e austriache sarebbero simultaneamente chiamate per ristabilire l’ordine e consolidarlo.
Prima di finire osserveremo, che l’intervento negli Stati della Chiesa e l’intervento in Toscana sono due questioni distinte e che non bisogna confondere. L’intervento comune della Francia e dell’Austria negli Stati della Chiesa si fonda sulla domanda for ­male dei Papa. Nulla di simile è per anco avvenuto da parte del Granduca di Toscana. È supposizione erronea di qualche giornale il pretendere che il Granduca Leopoldo abbia realmente domandato l’intervento Austriaco, siccome è interamente falso che le truppe imperiali marciano già sopra Firenze. Il gabinetto di Vienna si è limitato a far le sue riserve legali quanto al dritto di reversibilità e di successione che i trattati garantiscono alla casa d’Austria sulla Toscana. Astenendosi da un ulteriore intervento in Toscana il gabinetto di Vienna ha nondimeno protestato in prevenzione contro l’eventualità d’un intervento che non fosse il suo, per la ragione che in virtù dei trattati esistenti l’Austria è di preferenza chiamata   a proteggere la corona Toscana appartenente alla linea collaterale della casa di Lorena.


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Bart