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STORIA: Il Risorgimento visto da “Il Conciliatore” toscano #23/33

18 Giugno 2009

[da “Il Conciliatore” toscano, martedì 15 maggio 1849]  

Ecco il proclama del Maresciallo Radetzky ai Vene ­ziani, a cui facemmo cenno ieri.

Abitanti di Venezia!

Io oggi non     vengo da guerriero o generale felice – io voglio parlarvi da padre. E’ scorso tra voi un anno di tram ­busti, di moti rivoluzionaii ed anarchici – e quali ne sono le conseguenze! Il pubblico tesoro esausto – le sostanze dei privati perdute – la vostra florida città ridotta agli ultimi estremi –   caduta nell’abisso della miseria.
Ma ciò non basta. Voi ora dalle vittorie della valorosa mia armata, riportate sopra le truppe vostre alleate siete ridotti     a vedere le numerose schiere arrivate al punto di assalirvi da ogni lato da terra e di mare – di attaccare i vostri forti – di tagliarvi tutte le comunicazioni – di impedirvi perfino ogni mezzo di lasciare Venezia! Voi così sareste abbandonati tosto o tardi alla mercé del vincitore!
Io sono arrivato dal mio Quartier Generale di Milano per esortarvi l’ultima volta – l’ulivo in una mano, se date ascolto alla voce della ragione – la spada nell’altra, pronta ad infliggervi il flagello della guerra sino allo sterminio – se persistete nella via della ribellione, che vi farebbe perdere ogni diritto alla clemenza del Vostro legittimo Sovrano!
lo mi fermo vicino a voi al Quartier Generale del Corpo d’armata qui stanziato tutto domani – ed aspetto fra 24 ore – cioè sino alle ore otto del giorno 6 maggio la vostra risposta a quest’ultima mia intimazione.

Le condizioni immutabili, che da voi chiedo a nome del mio Sovrano, sono le seguenti:  

Articolo 1. ° Resa piena, intiera ed assoluta.

Art. 2. ° Reddizione immediata di tutti i forti – degli ar ­senali e dell’intiera città – che verranno occupati dalle mie truppe – alle quali saranno pure da consegnarsi tutti i bastimenti di guerra, in qualunque epoca siano fabbricati – tutti i pubblici stabilimenti – materiali   da guerra – e tutti gli oggetti di proprietà del Pubblico Erario – di qualsiasi sorte.

Art. 3. °  Consegna di tutte le armi appartenenti allo Stato oppure ai privati.  

Accordo però dall’altro lato le seguenti concessioni:  

Art. 4. ° Viene concesso di partire da Venezia a tutte le persone senza distinzione – che vogliono lasciare la città per la via di terra e di mare.

Art. 5. ° Sarà emanato un perdono generale per tutti i semplici soldati e sotto ufficiali delle truppe di terra e di mare.

Dal lato mio le ostilità cesseranno per tutta la giornata di domani sino all’ora sovra indicata – cioè sino alle ore otto di mattina del giorno sei corrente.

Dal quartier generale di casa Papadopoli li 4 maggio 1849.

Radetzky m. p.

Feldmaresciallo.

 

Se il presente proclama non sortisse alcun esito, e Venezia volesse persistere nella risoluzione di andare in totale rovina, verrà aperta immediatamente, (a quanto sappiamo) la prima parallela, e dopo eseguito l’armamento delle numerose bat ­terie di essa, verrà ricominciato anche da parte nostra il fuoco.          

(Osservatore Triestino)

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 [da “Il Conciliatore” toscano, mercoledì 16 maggio 1849]  

Parigi, 9
 

Lettera del presidente della Repubblica al generale Oudinot,

Eliso Nazionale 8 maggio 1849.

Mio caro Generale

La notizia telegrafica che annunzia l’innatesa resistenza che voi avete incontrata sotto le mura di Roma mi ha viva ­mente commosso. Io sperava, e voi ben lo sapete, che gli abitanti di Roma aprendo gli occhi all’evidenza, avrebbero ricevuto con entusiasmo un’armata che veniva a compiere una missione amichevole e disinteressata. Ma la cosa non fu così;   i nostri soldati furono ricevuti come nemici; il nostro onore militare è impegnato; io non soffrirò ch’ei riceva alcuna macchia. I rinforzi non vi mancheranno. Dite ai vostri soldati ch’io apprezzo la loro bravura, che divido i loro do ­lori, e che potranno sempre contare sul mio appoggio e sulla mia riconoscenza.        
Ricevete   mio   caro   Generale,   l’assicurazione dei miei sentimenti di alta stima.

Luigi N. Bonaparte.

 
– Si legge nel Débats del 9 maggio:

II Governo ha fatto partire oggi un inviato per Roma, con missione di informarsi del vero stato degli spiriti della popolazione Romana relativamente alla spedizione francese.  

_________________

[da “Il Conciliatore” toscano, lunedì 21 maggio 1849]  

Leggiamo nell’Ami de la Réligion la seguente Lettera in ­dirizzata all’Arcivescovo di Parigi.

PIO IX PAPA.

Venerabile fratello, salute e benedizione apostolica.

Noi abbiamo ricevuto la vostra lettera del 21 marzo ul ­timo, nella quale voi ci date una nuova testimonianza del vostro amore, della vostra fede e della vostra devozione verso la nostra persona e verso la Sede apostolica. Perché sebbene ci dolga infinitamente di permettere che qualcuno s’imponga per noi anche solo i più leggieri sacrifizi; l’of ­ferta delle somme raccolte da voi e delle quali la vostra let ­tera precitata ci annunzia l’invio, c’impone un giusto do ­vere di rendervi le azioni di grazie che vi sono dovute. In fatti noi non abbiamo potuto vedere senza un intenerimento misto di lagrime, senza fermarvi sopra per lungo tempo e con grande gioja il pensiero, l’emulazione figliale della de ­vozione e dello zelo che da tutte le parti s’eccitò in Fran ­cia alla nuova delle dolorose prove alle quali ci ha sottopo ­sti la Provvidenza. Sì, il nostro cuore è stato profondamente commosso dal vivo e religioso trasporto col quale, per vo ­stro impulso ed al seguito dei loro curati, rispettabili dame e una scelta gioventù si sono messi a raccogliere per noi l’argento dei ricchi e l’obolo dei poveri.
In conseguenza noi, venerabile fratello, diamo a voi e ad essi i più grandi elogi perché avete voluto giovarvi di questa occasione per eccitare e stimolare al possibile la pietà dei fedeli a riguardo del Vicario di Gesù Cristo.
Pure a tutti voi professiamo la più viva riconoscenza e ne offeriamo loro un pegno nella benedizione apostolica che noi traggiamo dal fondo del nostro cuore, e che in tutta l’effusione del nostro amore, ed accompagnandola col voto di ogni maniera di prosperità, accordiamo a voi, venerabile fratello, a tutto il clero della Chiesa di Parigi, a tutti i fe ­deli laici ed alla pia duchessa di cui voi ci parlate nella vo ­stra lettera.

Dato a Gaeta il 19 del mese di aprile dell’anno 1849, terzo anno del nostro Pontificato.

PIO IX PAPA.

 

A questa data si chiudono le pubblicazione del “Il Conciliatore” toscano, diretto da Cesare Martini.  

Il giorno successivo, martedì 22 maggio 1849, esso torna in edicola con una nuova intitolazione: “Lo Statuto”, sotto la direzione di Ferdinando Bussotti, e aprendo con questo comunicato:  

AVVISO AI SIGNORI ASSOCIATI DEL CONCILIATORE

Per decreto di ieri del COMMISSARIO STRAORDINARIO è stato sospeso il Conciliatore.  

Il Conciliatore fedele al suo programma ha sempre cercato di congiungere la Libertà e la Nazionalità Italia ­na col Principato.
Fedeli a questo programma ed alle loro convinzioni gli scrittori del Conciliatore non hanno mai voluto transigere né     colla demagogia,   né coll’assolutismo, né con quelli che si mostran rassegnati a far getto della causa nazionale compromessa dagli eccessi di   un   partito che il Conciliatore ha sempre combattuto.
Colpito da necessità eccezionali, il Conciliatore ob ­bedisce senza lagnarsi all’ordine   della sospensione: ed aspettabndo che gli possa essere permesso di ripigliare le sue pubblicazioni indirizza ai suoi abbonati     il presente FOGLIO, cui resta assicurata l’opera di tutti gli scrittori che fino   ad ora     hanno   cooperato     alla     sua   compilazione.

Il Direttore Compilatore

Colomb de Batines.

I sottoscritti collaboratori ordinari del Conciliatore,,  in seguito alla ordinata sospensione di quel periodico, e finché durino gli effetti del Decreto Governativo, dichiarano di cooperare al nuovo Giornale LO STATUTO, il quale promette di serbare i principii già professati e difesi dal CONCILIATORE.
 

Avv. M. Tabarrini
Avv. L. Galeotti
Prof. G. B. Giorgini
Mse F. A. Gualterio
M. Minghetti


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart