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STORIA: Il Risorgimento visto da “Lo Statuto” toscano #25/33

10 Agosto 2009

[da “Lo Statuto”, martedì 19 giugno 1849]

La Patrie pubblica il seguente rapporto:
Il Generale in capo al Ministro della guerra.

Quartier Generale in Villa Pamphili
il 4 giugno 1849 del mattino.

Signor Ministro,

Le negoziazioni diplomatiche aperte dal sig. Lesseps hanno, voi lo sapete, rallentato dal 17 maggio le operazioni attive dell’armata di ispedizione del Mediterraneo. Cionnondimeno i lavori non furono mai intieramente interrotti. Il genio e l’artiglieria aiutati da numerosi lavoratori di fanteria fecero dei gabbioni e delle fascine.
Un ponte gittato in faccia dell’ancoraggio di San Paolo, ci permise di stabilirci nella basilica dì quel nome che, mettendoci in comunicazione colla via di Albano ci permette di avanzare ogni truppa straniera. La nostra posizione è altrettanto più forte perché i nostri soldati costruirono in capo al ponte una fortifi ­cazione ad angoli vivi e rientranti, sucettibile a ricevere un battaglione.
Lo zelo incessante degli ufficiali, sotto ufficiali e soldati di marina ci pose in caso di approvvigionare successivamente i magazzini di grano, come pure il gran parco d’artiglieria di cui gli ultimi pezzi arrivarono il 1 giugno.
Noi avevamo occupato monte Mario e monte Sacro che do ­mina l’alto Tevere, il Vaticano, il forte Sant’Angelo e la strada di Ancona e Firenze. Il nemico che vi aveva lavorato con atti ­vità da qualche settimana, le abbandonò subitamente e qualche ora dopo il 13 ° leggero, e il 13 ° di linea l’occuparono senza colpo ferire.
Il 31 maggio, il sig. di Lesseps aveva conchiuso con le au ­torità romane una convenzione, quale egli desiderava che io sottoscrivessi; ma l’onor militare d’accordo colle mie istruzioni, mi vietava di unire il mio nome ad un atto che s’opponeva alla nostra entrata in Roma In un ultimo dispaccio, ho avuto l’ono ­re di dirvi che fino dal primo giugno aveva fatto prevenire il triumvirato che la tregua verbale, cesserebbe d’aver corso 24 ore dopo la mia denuncia.
lo ne feci dare avviso a tutti i posti avanzati. Sulla dimanda del nostro Cancelliere d’Ambasciata il signor de Gèrando, acconsentii a prolungare l’attacco diretto sino al 4 giugno almeno. Questo diplomatico ebbe avviso che coloro de’ nostri nazionali che volessero abbandonar Roma, troverebbero in San Paolo un asilo sicuro.
Cionondimeno l’investimento più rigoroso della città diveni ­va necessario immediatamente per intraprendere le prime opera ­zioni delle trincee, il generale di divisione Vaillant, comandante il genio dell’armata, non poteva seriamente intraprendere i suoi lavori, sintanto che il nemico fosse padrone di sturbarli col possesso di Villa Pamphili, della chiesa di S. Pancrazio, della Villa Corsini e Valentini.
Impadronendosi di una di queste posizioni era necessaria ­mente voluto che si procedesse successivamente alle altre, quello che ebbe luogo. Due colonne l’una comandata dal generale Mollière, l’altra dal generale Vaillant (Giovanni) ricevettero l’or ­dine di attaccare il 3 giugno alle 3 del mattino. L’uno ebbe la villa Mattei presso la Villa Santucci, l’altro la Villa S. Carlo.
Al loro punto di congiunzione il generale Regnauld de Saint-Jean-d’Angely doveva prenderne il comando e centralizzare l’operazione. I generali Rostolan e Guesvillers aveva l’ordine di concentrare e di appoggiare il movimento.
Quantunque la Villa Panfili sia recinta da un muro dell’ al ­tezza di 4 metri e 50 centimetri di larghezza, benché l’inimico avesse innalzate molte barricate, benché fosse difesa da 20,000 (???) uomini all’incirca, ella fu presa rapidamente. Più di 200 prigio ­nieri, 10 ufficiali, eransi già fatti alle 5 del mattino: tre bandiere e 2000 cartucce vennero egualmente in nostro potere.
La chiesa di S. Pancrazio essendo vicina al parco della Villa Panfili ebbe in breve la medesima sorte. Noi vi eravamo forte ­mente stabiliti alle ore 7 del mattino. In questo tempo due com ­pagnie sloggiavano l’inimico da un vasto caseggiato posto a 300 metri dal deposito delle nostre trincee, e a 600 metri dai muri della piazza.
L’occupazione della chiesa di S. Pancrazio conduceva natu ­ralmente a quella del Castello Corsini, edificio rettangolare e co ­struito con grosse pietre di rimarcabile solidità. Il nemico vi era trincerato in maniera formidabile, e non ci volle meno dell’ener ­gia de’ nostri soldati e della perizia de’ nostri ufficiali per isloggiarlo. Questo risultato si era ottenuto verso le 10.
Quasi simultaneamente fu presa la Villa Valentini ed una possessione che si trova a discreta altezza.
Nondimeno i Romani comprendevano tutta l’importanza di queste posizioni né potevano decidersi a lasciarle senza contrasto. Dal mattino alla sera le colonne di attacco sostenute dal fuoco delle mura si sforzavano di riprendere questi tre fabbricati.
Gli obici vi avevano appiccato più volte il fuoco, ciò che ci ha costretti ad uscirne. Furono ripresi immediatamente da noi. Il valore de’ nostri soldati era tanto più rimarchevole, che, fedeli alla nostra risoluzione di non attaccar la città prima di lunedì, noi non volemmo rispondere una sol volta col cannone al fuoco della mura.
Per un momento le truppe Romane condotte, dicono da Ga ­ribaldi, tentarono di girare sulla nostra sinistra facendo una sor ­tita sul piano che dal Vaticano conduce a Villa Panfili. Lo slan ­cio de’ nostri soldati non permise il seguito a questo tentativo: egli fu immediatamente represso.
Furono operate varie diversioni dalle nostre truppe; la cavalleria ha quasi costantemente percorsa a vista dei baluardi la sponda sinistra del Tevere.
D’altra parte la brigata de Sauvan stabilita da varj giorni su Monte Mario aveva ricevuto ordine d’impadronirsi di Ponte-molle, un arco del quale era stato distrutto, e che tutti accordavansi nel crederlo minato. Questa supposizione aveva determinato il gene ­rale a far passare a nuoto sulla riva sinistra una ventina di uo ­mini di buona volontà, i di cui fucili ed una parte dei vestiti erano stati posti sovra una zattera costruita a tal uopo. Questa operazione non ottenne il desiderato effetto.
Il Generale prese allora il partito d’impadronirsi della parte del ponte che tocca la sponda destra. Alcuni bersaglieri fra i quali un certo numero di cacciatori a piedi, posti su questo punto per ­vennero dopo alcuni sforzi a far tacere le due bocche a fuoco che l’inimico aveva collocate per infilare il ponte. Essi sforzarono un migliaio di romani che si trovavano sulla sponda sinistra a rifu ­giarsi nelle case ed a cessare il fuoco.
I nostri bersaglieri poterono allora per mezzo di fascine e di travicelli ristabilire provvisoriamente il ponte pel passaggio della fanteria, e tosto tre compagnie furono stabilite sulla sponda sini ­stra. Esse vi si posero immediatamente in istato di respingere gli attacchi dell’inimico.
Questa notte le truppe romane hanno di nuovo tentata una sortita. Il buon contegno delle nostre truppe le ha forzate a ri ­tirarsi senza risultato.
Tale è sig. Ministro, lo stato attuale della situazione. La gior ­nata è stata delle più gloriose. Le nostre truppe non furono mai impegnate tutte insieme, esse si succedevano, a lor volta; nulla-meno la maggior parte di esse rimasero sotto le armi dalle due del mattino fino alle sei della sera, hanno conquistate posizioni che parevano inespugnabili, e che conservate avranno un’immen ­sa influenza sul risultato dell’assedio.
II numero dei nostri feriti ammonta a 165, compresivi 7 of ­ficiali; riceverete quanto prima in questo proposito uno stato re ­golare e dettagliato.
Tosto che avrò ricevuto i rapporti particolari dei capi dei corpi, preciserò meglio, che possa ora fare, i fatti che onorarono i diversi combattimenti del 3 giugno, e sarò felice di richiamare tutta la sollecitudine del Governo verso i soldati che hanno così valorosamente sostenuta la bandiera francese in questa memorabile e gloriosa giornata.
Sono etc.

Oudinot de Reggio


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2 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 11 Agosto 2009 @ 00:18

    Ancora una pagina di grande interesse, che testimonia i tempi, i fatti, la mentalità di allora. Pensa, Bartolomeo, quanto sarebbe utile che le scuole proponessero documenti come il presente.
    Grazie ancora, Bartolomeo, per questo ulteriore prezioso contributo
    Gian Gabriele

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 11 Agosto 2009 @ 00:39

    Grazie per il tuo apprezzamento, Gian Gabriele.

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