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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

STORIA: Il Risorgimento visto da “Lo Statuto” toscano #31/33

24 Febbraio 2010

[da “Lo Statuto”, martedì 17 luglio 1849]

INVITO SACRO.

Costantino, per la misericordia di DIO Vescovo di Albano, della S. R. C. Cardinal Patrizi, Arciprete della Patriarcale Basi ­lica Liberiana, della Santità del Nostro Signore PAPA PIO IX Vi ­cario Generale, della Romana Curia e suo Distretto, giudice ono ­rario ec.

Riavutici appena dalla oppressione e dallo spavento, ci sem ­bra giustissimo alzare subito le voci al DIO delle misericordie e della pace, e pell’umiltà del cuore, e colla più viva riconoscenza ringraziarlo per essersi degnato di sedare quella furiosa tempesta contro la Chiesa di GESÙ CRISTO, che abbiamo veduto solle ­varsi fra noi, e mantenersi per lungo tratto, della quale forse non può imaginarsi una più ostinata e minacciosa di affondare la mistica Navicella di Pietro, contro cui però non hanno potuto, e non potranno giammai prevalere le forze tutte dell’inferno: porta inferi non pravalebunt adversus eam. (Nath. 14.)

I santi Apostoli pietro e paolo hanno supplicato per noi al trono di DIO, il quale rimirando le loro spoglie mortali, di cui noi siamo divoti ed invidiabili depositarii, si è piegato a miseri ­cordia. La Immacolata VERGINE Santissima, vera madre di DIO e madre nostra amorosissima, ha interceduto per noi: e noi sia ­mo salvi, e possiamo cantare al nostro DIO, che ha operato per noi cose mirabili, inni di lode e di ringraziamenti: cantemus Do ­mino, gloriose enim inagnificatus est. (Ex 15).

Servendoci pertanto di quelle facoltà che, nell’assenza del sommo pontefice, a Noi sono state conferite, aspettando sempre dal santo padre medesimo quello che nella somma sua saviez ­za, e nel pietosissimo suo cuore intenderà di prescrivere, ordi ­niamo che nella prossima Domenica nelle tre Chiese Patriarcali di S. Giovanni, S. Pietro, e Santa Maria Maggiore, alle ore 4 e mezza pomeridiane si esponga il SS. SACRAMENTO nell’altare maggiore, e quindi si canti il Vespro, dopo il quale s’intoni un solenne Te Deum in rendimento di grazie all’Altissimo, ed in fine si comparta al popolo la benedizione.

A rendere sempre più solenne una circostanza sì memoranda e gloriosa per noi e per tutto il Cristianesimo, prescriviamo ai su ­periori e sagrestani delle chiese di Roma, che dalle ore 6 fino alle 7 pomeridiane del medesimo giorno facciano suonare le cam ­pane a festa.

Accorriamo, o Romani, in folla a quest’atto di doverosa re ­ligione, ed affrettiamoci a riparare quella specie di ammirazione e di scandalo, che possiamo aver dato a tutto i! mondo cristiano. Imperciocché per la deplorabile affluenza in questo nostro paese di moltissime persone guaste nel loro cuore in fatto di fede, e piene d’idee contrarie ai veri insegnamenti della Chiesa di Dio (le quali coi loro discorsi, colle loro stampe, e quel che più conta, con quel potere che Dio loro aveva permesso, hanno tentato con ogni studio cambiar faccia alla nostra città, ch’è centro del Cri ­stianesimo) Roma ha potuto pur troppo all’esterne sembianze comparire più pagana, che cristiana. Ma no! ne siano a Dio le lodi; no non è cosi: in Roma si è conservata nella generalità la fede de’ padri nostri. Gli immensi scandali, le moltiplici seduzioni se hanno tratto non pochi ingannati e delusi fuori di strada, non hanno alterato la fede, né guastato il cuore di moltissimi e moltissimi altri, che, aiutati dalla grazia del Signore, si sono man ­tenuti saldi ne’ loro principii, e fedeli agl’impegni contratti con Dio, e colla Chiesa.

Ciò nonostante dobbiamo presentarci tutti come peccatori avanti a Dio e, nel ringraziarlo di averci liberato da tanti pericoli, supplicarlo colla fronte per terra a perdonarci i peccati, ad illuminare e convertire tanti nostri traviati fratelli, a custodire e difendere sempre più il nostro sommo Pontefice, a benedire le gloriose armate, che sono venute a nostra difesa, e specialmente le valorose truppe francesi, che con tutto loro disagio, e con tanta cura hanno occupato questa nostra città, ed a preservarci in fine da ulteriori castighi, ridonandoci la pace, dono prezioso, che il suo SSmo Figliuolo Gesù Cristo è venuto a recarci su questa terra.

Dato dalla nostra residenza

il 14 Luglio 1849.

G. Canali Patriarca di Costantinopoli,   Vicegerente
Giuseppe Can. Tarnassi, Segretario.


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2 Comments

  1. Commento by Carlo Capone — 24 Febbraio 2010 @ 13:50

    Cioè, i pericoli da cui Dio li avrebbe salvati erano Carlo Alberto, Mazzini, Garibaldi, Pisacane, Cattaneo, Manara, Cairoli, Mameli, Saffi, Armellini eccetera.
    Stavamo freschi se avesse vinto  San Pio IX.
    Una domanda per Bart, cui va sempre il mio grazie per l’importante operazione di scoperta. La pubblicazione di stralci dello Statuto e del Monitore si estenderà anche agli anni dal 50 al 61?

    Di fianco al  titolo leggo #31/33.   Sono allora in programma solo altri due numeri?

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 24 Febbraio 2010 @ 14:11

    Mi dispiace, Carlo. Finirà con la data del 27 luglio 1849.
    Possiedo gli originali fino a questa data.
    Grazie dell’attenzione, sono contento che ti siano piaciuti. Ne ho fatto una scelta, naturalmente.

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