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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

STORIA: Il Risorgimento visto da “Lo Statuto” toscano #32/33

13 Aprile 2010

[da “Lo Statuto”, venerdì 20 luglio 1849]

NOTIZIE DELLA MATTINA
Firenze, 20 Luglio.

(Carteggio dello Statuto)

SARTEANO, 17 luglio. Qui tutti siamo agitati per ­ché a Cetona è arrivata la banda di Garibaldi. Parte di questi soldati si son fermati a Cetona, e parte si dice che siano entrati a Chiusi. Garibaldi colla sua moglie, che veste assisa di generale, sono a Cetona, alloggiati dal Gonfaloniere Gigli. Qui sono arrivati sul tardi soli 7 cavalleggeri che non hanno fatto alcun male. Stamani i Civici ed i pochi soldati che abbiamo erano usciti per te ­ner fronte a Garibaldi; ma presto han dovuto ritirarsi e sbandarsi, e se a Cetona sapevano questa temerità, non ne campava uno.

Tanto a Cetona che altrove, ruberie non ne sono state fatte, ma la paura è grande in tutti. Si danno viveri per tenerli quieti, e anche di qui oggi se ne sono mandati a Cetona.

(Carteggio dello Statuto.)

SARTEANO, 18. â— Questa sera è passata per   la nostra Terra la truppa di Garibaldi: giunta verso le 5 si è   accampata     sull’alto monte   del   Renajo   vicino al bosco: dicono che sieno da 4 mila: hanno durato a sfi ­lare per la piazza circa tre ore.
A Cetona hanno voluto 400   scudi:   forse     vorranno qui altrettanto.

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[da “Lo Statuto”, sabato 21 luglio 1849]

NOTIZIE DELLA MATTINA
Firenze, 21 Luglio.

(Carteggio dello statuto)

SARTEANO, 19. – Oltre alla truppa che arrivò ieri, stamattina circa le ore 7 ne sono arrivati altri 200 a cavallo: alle 9 si son veduti arrivare 14 frati di San Francesco di Cetona in mezzo ad una diecina di Garibaldini, e gli hanno condotti dove erano accampati: alle tre dopo mezzo giorno questa truppa è partita condu ­cendo seco i 14 frati. Sono restati qui però un cento di quella banda fra a piedi, e a cavallo: e si dice che questa sera ne devono arrivare un 200 più. Quelli che sono partiti hanno preso la direzione per Monte Pulciano, ma la nottata si dice che la passeranno nelle macchie del Monte Follonico. Vanno sempre per le strade remote. A Chiusi si fecero forti i paesani, contadini, e soldati che vi erano, avendo fatti dei tagli di strade. Per ciò quei di Garibaldi non vi sono entrati.

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[da “Lo Statuto”, mercoledì 25 luglio 1849]

(Carteggio dello Statuto.)

RAPOLANO, 23. â— Avendo cominciato a darvi le notizie de’ movimenti di Garibaldi mi trovo in obbligo di seguitare e di raddrizzarle a seconda che migliori dati ne prendo. Vi dirò, che annoiato di sentire a ogni momento versioni contradittorie ho preso voglia di portarmi da me in Foiano e così vedere ed ascoltare sul luogo quanto vi era di positivo. Ecco come vanno le cose in realtà. â— Nel giorno 20 il Garibaldi con le sue genti era a Foiano: ritirò l’imposizione di scudi 1200, provvide oltre le razioni di scarpe e oggetti di vestiario e di cavalli la sua truppa rilasciando de’ Boni a carico del Municipio; tantoché nell’insieme l’imposizione oltrepassa i 2000 scudi. Verso sera al 21 giunse a Castiglion Fiorentino, ove impose per scudi 2300.

Nel giorno 22, a sera, lasciò Castiglione e si diresse verso Arezzo. Frattanto nella mattina del 22 entrava in Foiano una colonna di 1500 Austriaci, e n ° 60 di cavalleria Garibaldi rimasti in retroguardia a Foiano si ritiravan dal paese a distanza di un miglio dagli Austriaci che entravano. Questa colonna Austriaca non fa parte altrimenti del corpo venuto da Siena a Bonconvento, ma invece proviene da Perugia a Chiusi, e da Chiusi per via diretta a Foiano. Nella notte del 22 gli Austriaci si portarono a Castiglion Fiorentino; e in questa mattina 23 è giunto a Foiano un secondo battaglione Austriaco, che è poi ripartito alle 3 pom. per riunirsi agli altri a Castiglione, ove si sono perciò radunati circa due mila uomini con 38 Usseri, pochi Tirolesi, e due pezzi di cannone. Si dà per certo a Foiano che un secondo corpo Austriaco di presso a due mila uomini si trovi a Creti sotto Cortona e diretto pure a Castiglione; cosicché in questa sera 23 vi sarebbero riuniti quattro mila uomini circa, e dicesi che abbiano ordine di marciare sopra Arezzo. In tutta la giornata le notizie del Garibaldi sono, che egli si mantenga davanti Arezzo a San Lazzero fa ­cendo il possibile per entrarvi; la città ha chiuso le por ­te, e da ieri non è venuto corriere a Foiano, né perven ­gono persone. Dicesi che in Arezzo sianvi circa 200 sol ­dati Toscani, tre pezzi di artiglieria, e qualche Tedesco che non si sa come, e che si voglia respingere ad ogni costo il Garibaldi. Ora, se Garibaldi manca dell’aiuto sperato da un partito interno, dovrà tosto allontanarsi da Arezzo, e niuno sa prevedere se discenderà in Val d’Ar ­no, ovvero per Civitella ed Ambra si porterà a Montevarchi, ovvero nel Casentino. D’altro lato il corpo comandato dal Generale Stadion è forte di 4500 uomini e 800 cavalli ed artiglieria, è quello stesso che da Siena si portò a Buonconvento, in questa mattina 23 è arrivato ad Asciano, e nella notte ripartirà alla volta di Arezzo per Foiano o Monte San Savino; a meno che nella notte il Garibaldi non prendesse la direzione di Montevarchi, nel qual caso da Asciano gli Austriaci si dirigerebbero a quella volta per la strada d’Ambra e Levane. A Foiano si accordano i più a calcolare sopra a 4 mila uomini la truppa di Garibaldi: ma una parte di questa è in cattivo arnese e male armata. Egli ha seco là moglie incinta di forse otto mesi, la quale monta arditamente un agile cavallo: vi è pure Ciceruacchio con suo figlio, e il Padre Bassi.

Il Garibaldi passando da Fojano a Castiglione mise in libertà i frati di Cetona, ed a Torrita aveva già rila ­sciato il Prefetto di Montepulciano. Per quello che alcu ­ni militi e gli stessi frati raccontano, par certo che il Ga ­ribaldi li trasse tutti prigionieri per rappresaglia contro il Vescovo di Chiusi, il quale fece suonare a stormo le campane ed incitò il popolo alla difesa, e si oppose alla restituzione dei tre prigionieri. Non è vero per niente che a Chiusi vi fosse un fatto d’armi importante, mentre il Garibaldi non mandò più di 25 uomini a cavallo per due volte contro Chiusi; e questa dimostrazione fece per tenere a bada le poche forze Toacane in quel punto, mentre egli con tutto il suo corpo di armata penetrava tranquillamente nella Val di Chiana fra Sarteano e Cetona: non fu a Chianciano che 50 militi Toscani fuggirono alla vista di qualche Lanciere lasciando armi e bagaglio, ma bensì a Sarteano. Queste sono le notizie positive de’ movimenti di Garibaldi e de’ Tedeschi fino alle 3 pomeridiane di oggi 23, e le ho raccolte in persona a Fojano; e nel ritorno ho fatto capo ad Asciano.
Domani soltanto si potrà conoscere quale partito de ­finitivo voglia prendere il Garibaldi.

Pochi sconsigliati si abbandonano alle illusioni le più pazze: i savj si dolgono che non siasi a tempo impedito in Toscana l’ingresso di queste bande che da molti giorni era stato preveduto.

– Secondo notizie più recenti gli Austriaci in numero di 2000 sarebbero entrati in Arezzo. Garibaldi sarebbesi diretto verso Monterchi cioè verso i confini dello stato Romano dalla parte di città di Castello.

(Carteggio dello Statuto)

CASTIGLION-FIORENTINO, 24 luglio.

Venerdì scorso dopo averti scritto che Garibaldi, si diceva qua, che era a Cetona, venne subito la nuova che era aspettato a Fojano. Si credeva però, che di lì fosse andato verso la Maremma, quando sabato avanti le ven ­titre io stesso incontrai la vanguardia, che era per en ­trare qui dalla Porta Cortonese. Poco dopo, per la strada della Nave fu visto il seguito di tutta la sua gente, che non parve tanto poca. Nel momento nessuno pensò a far ­le resistenza. Difatti subito arrivò non poca Cavalleria, con la quale era lo stesso Garibaldi, e la sua moglie anch’ essa a cavallo. Dopo giunse nel Mercatale un batta ­glione molto scarso d’Infanteria, composto di molti ragazzotti, e in cattivissimo arnese. Anche quelli a cavallo erano quasi in questo stato, e i cavalli pure erano ma ­gri, e rifiniti, eccettuati pochi. Nel momento per la sera dissero di non volere niente, ma che per la mattina dopo fossero preparate tremila razioni. Tutti si accamparono fuori, compreso l’istesso Garibaldi, che piantò la sua Tenda nell’Uliveto sotto il Villino del Faralli. Presto la mattina della Domenica furono date le razioni, e si vide arrivare dell’altra Truppa, e dicevano, che era sparsa da per tutto. Fu chiesto poi una somma cioè mille scudi alla Comunità. Al primo pareva che si sarebbero o contentati di 300 scudi; ma alla fine il Gonfaloniere fu costretto a trovare circa seicento scudi; e poi andarono dai frati, e da quelli di S. Francesco vollero scudi 150, e dagli Scolopj scudi 100; Presero scarpe, qualche cavallo con i boni del|a Comunità, e fino all’ultimo momento inquie ­tarono il Gonfaloniere, chiedendo sempre qualche cosa.

Ci fu un momento, che si temé, che si sarebbero trattenuti qui, quantunque si dicesse, che i Tedeschi era ­no a Camucia. Finalmente dopo le sei Garibaldi decise di andare verso Arezzo, e non ci parve vero avanti la sera di vederli sgombrare di qui. Sicuramente saranno stati circa 3000 uomini fra i quali 200 a cavallo, con molte altre bestie a soma, e con due piccoli cannoni. Tutti pe ­rò non aveano l’arme, e molti in cattivo arnese. A questo povero Paese è toccata anche questa bella giorna ­ta, per cui la Comunità sarà stata aggravata d’una spesa, che va circa i 3000 Scudi. Tolto quanto ti ho detto so ­pra, nessuno in particolare ha risentito altri danni, e la truppa tutta si è contenuta qui con molta disciplina. Par ­tita domenica sera quella di Garibaldi, jeri mattina pre ­sto giunsero i tedeschi, che si fermarono sotto il Paese. Dissero, che in Arezzo furono chiuse le porte, e che non volevano fare entrare la gente di Garibaldi. Sul timore, che questa volesse forzare l’ingresso, i tedeschi a mezzo giorno partirono in fretta verso Arezzo, e molti crede ­vano, che sarebbe accaduto qualche combattimento, e che sarebbe stata dispersa la gente di Garibaldi, la quale si era fermata in quelle Colline sopra l’Olmo difaccia alla Città.

I Tedeschi però, che non erano più di mille, avanti l’Olmo presero la strada, che va alla Chiana, e girando entrarono in Arezzo da un’altra parte. Stamattina si dice, che la truppa di Garibaldi abbia preso i Monti, e che si sia diretta verso il Borgo. Così in queste parti sarebbe andata a finire la cosa. Speriamo, che a noi non ce ne tocchi più. Ieri sera si temeva, che quei di Garibaldi potessero tornare indietro a questa volta. Non pochi ne erano rimasti in questi Poggi, e pare, che ne disertino spesso.


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3 Comments

  1. Commento by Carlo Capone — 13 Aprile 2010 @ 20:43

    Dico da sempre, e ne ringrazio Bartolomeo,  che questi ritagli di epoca costituiscono  uno straordinario documento per comprendere l’atmosfera dell’Italia di quel biennio  48-49. Stupisce,  addolora, che  Garibaldi, (un uomo che il mondo intero ci invidierà, uno dei pochi italiani -insieme a Leonardo, Michelangelo, Dante, Ferrari e una volta Fellini – che la comunità internazionale ha eletto a simbolo di quanto più alto questo sciagurato Paese abbia saputo rappresentare davanti al mondo intero) ferisce, dicevo, che Garibaldi venisse percepito  dai connazionali  poco più di un bandito, forse un grassatore,   senz’altro un  seccatore.

    E’ questa sensazione di estraneità la cifra che caratterizza l’arido e puntiglioso resoconto del cronista. C’è tutto il fastidio per una vita sonnacchiosa,  una quiete servile, una marcata identità regionale messe in pericolo da  un signore più volte definito come ‘il’ Garibaldi. Il quale signore  non si menziona neppure di sguincio essere reduce da quel glorioso eccidio, patito in virtù degli ideali civili e libertari di una supposta nazione, quale fu la  difesa della Repubblica Romana.   Ignora, il cronista, o    gli conviene così fare,  che in quell’assedio era morta ammazzata,  tal quale una mattanza,  la meglio gioventù italiana, quella dei Dandolo,dei Mameli, di Manara, di Morosini, gente andata a Roma a morire in nome di lor signori italiani. Macché,  il resoconto degli scudi sganciati, dei frati liberi  grazie al Vescovo, dei ‘boni’ perduti, dei guai ( “a questo povero paese è toccata anche questa bella giornata, per cui la Comunità sarà stata aggravata da una spesa, che va circa i 3000 scudi”) si fa più crudele e maramaldesco quanto più il lettore moderno capisce che il Garibaldi è poco più di una bestia braccata. Solo una volta –  perché  non si può, di fronte all’evidenza non è possibile astenersi –   il  trasmettitore di notizie si lascia prendere dall’ammirazione. Succede  quando descrive la moglie di Garibaldi,  che  incinta di otto mesi  cavalca    un focoso destriero. Un tributo, magari un sussulto di coscienza, dopo aver poco prima descritto Anita come assisa a cavallo quale un generale.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 13 Aprile 2010 @ 21:37

    Ho scelto, Carlo, gli articoli che mi son parsi più significativi. Il giornale risorgimentale riporta tante altre notizie anche internazionali.

    Comunque sono contento che il lavoro di cernita ti sia piaciuto. La prossima sarà l’ultima puntata, ma tutte le 33 puntate resteranno a disposizione di tutti.

  3. Commento by Carlo Capone — 13 Aprile 2010 @ 22:23

    Bart, la tua opera di cernita è meritoria, l’ho scritto e lo sottoscrivo di nuovo.  L’affresco che  ne esce vale   un saggio storico,  né  desidero tu sia tratto in inganno dalla  menzione storico geografica .

    Per capirci, in quel medesimo tempo Garibaldi era braccato da un esercito di diecimila napoletani, che sulle balze di Calatafimi gli andranno contro sparando e gridando “viva lù Rre”.  E meridionali erano i bifolchi che fecero a pezzi  Carlo Pisacane, forse mio antenato.

    C’è da aggiungere che l’ostilità dell’articolista   è  frutto della censura reintrodotta da Leopoldo  al  suo rientro in  Toscana  del 49.       A Napoli  re Ferdinando II fece di peggio. Si rimangiò la Costituzione giurata l’anno primo e  scatenò una repressione , casa per casa,  da far impallidire quella del suo antenato del 99.  E quando ci fu lo sbarco di Marsala, i quotidiani del Regno   titolarono senza eufemismi  contro il ‘brigante Garibaldi’.  Appellativo che  Lo Statuto  almeno  si risparmia.

     

    Cari saluti

    Carlo

     

     

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