Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

VARIE: CASA NOSTRA DA’ GLI ESAMI

12 Aprile 2011

di Carlo Capone

1) La certificazione energetica in Italia. Obbligatorietà.

Innanzitutto un po’ di storia.
A partire dalla legge 192 del 2005, anno in cui il nostro paese ha recepito la direttiva Europea in materia di certificazione energetica, l’iter legislativo si è evoluto secondo una tempistica non puntuale. I decreti attuativi dovevano uscire nello spazio di tre mesi e invece sono stati emanati 4 anni dopo, col Decreto di Sviluppo del 26 Giugno 2009.
Con esso si dettano i criteri di formulazione della certificazione energetica cui nel tempo le regioni dovranno adeguarsi. Tuttavia alcune di esse – quali Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e province autonome di Trento e Bolzano – avevano già legiferato stabilendo propri criteri di calcolo degli indici di prestazione.
Questo significa che in tali regioni vige l’obbligo di certificazione energetica in caso di alienazione o locazione di qualsiasi tipo di immobile, civile o ad uso industriale. Nell’anno appena trascorso si sono aggiunte al gruppettola Toscana e la Puglia, dove però non sussiste l’obbligo per il venditore di presentare l’ ACE, Attestato di Certificazione Energetica, in sede di trasferimento a titolo oneroso.

Da un punto di vista di evoluzione normativa l’ACE sostituisce l’AQE (Attestato di Qualificazione Energetica). La differenza, sostanziale, è che l’AQE costituiva una valutazione dello stato energetico dell’immobile, mentre l’ACE ne riproduce l’esatta fotografia classificandone lo stato termofisico. L’obbligo si accompagna a sanzioni pecuniarie. In Piemonte e Lombardia variano da 5.000 a 30.000 euro.

Fin qui per gli edifici esistenti. Per gli immobili di nuova costruzione l’ACE è una precondizione per rilascio del certificato di Abitabilità. In caso di acquisto sulla carta l’attestato non può essere ancora redatto, per questo è bene sancirne l’obbligo di consegna al rogito, da parte venditrice, nel preliminare di acquisto.

2) A chi rivolgersi.

Causa differenza dei tempi di allineamento alle linee nazionali non tutte le regioni, come detto, possono garantire un servizio davvero professionale.
Diciamo che le regioni virtuose hanno istituito un Albo di Certificatori a cui possono accedere in primo luogo Ingegneri, Architetti e Periti geometri o industriali (questi ultimi accompagnati da un soggetto che ne integri eventuali competenze insufficienti) , in seconda battuta professionisti laureati in Chimica o Geologia o Tecnologie Ambientali e dei Materiali. Per questi ultimi, tuttavia, ma anche per determinate lauree in Ingegneria e Architettura, l’abilitazione è subordinata. Qui entrano in causa gli Ordini Professionali, a garanzia della qualità del titolo di studio conseguito. Qualora sussistano delle controindicazioni l’aspirante Certificatore può ancora iscriversi a patto che frequenti o un Corso istituito dall’ Ente regionale o un Corso organizzato da Enti certificanti, al termine del quale, e previo superamento di esami finali in forma scritta e orale, potrà esibire le credenziali richieste. Le quali, affinché si recepiscano le implicazioni del problema, sono quelle tipiche di un Operatore di Pubblica Utilità.
Va detto che l’ACE non può essere rilasciato in forma di qualsivoglia attestazione, esso viene redatto su moduli contrassegnati da codici alfanumerici rilasciati – ad esempio nel caso del Piemonte – dal SICEE, il sistema informatico e informativo istituito dalla regione.
Il SICEE è il depositario dell’Albo regionale dei Certificatori e degli ACE redatti. Al suo interno c’è il catasto energetico contenente le indicazioni sulle prestazioni termiche degli edifici esistenti e di quelli di nuova costruzione.
Una volta abilitato, il Certificatore vi accede previa firma digitale autenticata da appositi Enti e può prenotare un certo numero di codici alfanumerici cui riferire gli attestati. La trasmissione dei dati certificativi al Sistema avviene con procedura informatizzata, mentre il rilascio del documento è di esclusiva comptenza del SICEE, cui sono demandati anche compiti statistici e l’estrazione a sorte degli ACE ai fini dell’attività di controllo.
E’ giusto sottolineare come anche gli strumenti di calcolo adoperati debbano essere a loro volta ‘asseverati’. Non basta che il Certificatore impieghi un software qualunque. La Regione Lombardia, ad esempio, ne ha progettato uno suo esclusivo, e i certificatori lombardi sono invitati ad addestrarsi al suo funzionamento.
I documenti necessari per la stesura del calcolo.
Servono documenti burocratici , morali e professionali. I primi sono cartacei, i secondi immateriali ma preziosissimi.
Ora, da un punto di vista di mero adempimento serviranno planimetrie catastali dell’immobile, in scala e nello stato di fatto in cui esso si trova, la certificazione dell’impianto di produzione del calore, le attestazioni di eventuali interventi di recupero energetico effettuati (per citarne alcuni: serramenti a tenuta termica, caldaie a condensazione, pannelli solari o solari fotovoltaici), una visura catastale, il titolo di proprietà dell’immobile, se possibile una relazione del costruttore che illustri i criteri architettonici e geotermici a suo tempo utilizzati, un certo numero di fotografie.
In effetti per redigere un ACE basterebbe questo, ma un professionista che si limiti a un formale disbrigo possiede virtù medianiche. Lo dico per affermare un punto di vista strategico, che cioè il buon Certificatore ha l’obbligo morale e professionale di compiere almeno un paio di sopralluoghi ( mi riferisco a immobili esistenti, per quelli di nuova costruzione il discorso è più ampio) . Nel corso di tali visite saranno la competenza e il talento individuali a condurlo a un’attenta valutazione dei parametri per il calcolo dell’energia prodotta e di quella richiesta. Questa valutazione spesso va oltre il mero computo dei flussi calorici in gioco.
Un esempio per chiarire.
Uno dei migliori interventi di riqualificazione energetica consiste nel montaggio di appositi serramenti. Il senso comune dice che essi sono, ad esempio, del tipo a ‘doppio vetro’. Ma pochi sanno che esiste differenza di rendimento a seconda del gas inserito nell’intercapedine tra i vetri. Un altro esempio di accuratezza investe le abitudini dell’utente. Capita che egli non provveda a una puntuale chiusura dei cosiddetti elementi oscuranti, le comuni tapparelle. Non è una colpa, certo, e tuttavia conoscerne l’orario serale di chiusura e il mattutino di apertura nei periodi invernale ed estivo è un aspetto dell’indagine che il buon tecnico deve saper cogliere in pieno.
Altro esempio: a molti sfugge che è importante sapere se, usando le cosiddette ‘veneziane’, si abbia cura di abbassarle in estate e aprirle in inverno nelle rispettive ore di maggiore irraggiamento. Questa manovra determina risparmi considerevoli.
Un buon certificatore dovrà essere ‘sensibile’ a tali sfumature, al di là dell’adempimento formale e a dimostrazione di un corredo professionale di qualità.

3) Le fasce di classe energetica.

L’ACE è un voto all’immobile, come quello scolastico. Ne valuta la capacità di sfruttare le specifiche risorse energetiche in funzione delle necessità di riscaldamento invernale e rafffrescamento estivo ed è un punteggio in forma di ‘classi’ o ‘fasce’ di appartenenza.
Il sistema è già entrato in uso, con grande successo, nella valutazione dell’efficienza energetica degli elettrodomestici. L’alto gradimento da parte dei consumatori di un indice così semplice e immediato ha spinto le autorità comunitarie a replicarne l’uso riguardo la certificazione energetica di un edificio. Rimanendo in ambito elettrodomestici, ad esempio i frigoriferi, possiamo vedere come grazie a queste fasce di merito, che li diversificano in base al consumo elettrico, il consumatore sappia orientarsi e scegliere. Tradotto in soldoni, rispetto a 10 anni fa oggi un frigorifero di classe C non lo acquista nessuno, perché ne temiamo la notevole incidenza sulla bolletta elettrica rispetto a un altro di fascia A.
Nel caso di edifici i criteri di valutazione sono simili anche se maggiormente sfaccettati. Lo studente edificio viene giudicato sotto diversi aspetti quali: la zona geoclimatica, i giorni annui di irraggiamento ricevuto, l’esposizione, la capacità isolante delle superfici, il rapporto forma superficie (questo è cruciale), la qualità dell’impianto di riscaldamento e di quello di raffrescamento, i consumi in rapporto alle effettive esigenze e, dal 2011, la presenza di un impianto solare termico o solare fotovoltaico.
Questi fattori contribuiscono alla formulazione di un giudizio complessivo, di un voto, che non sarà dall’1 al 10 bensì da A (il massimo) a G (il minimo). Proseguendo nell’analogia scolastica, un voto può anche essere seguito da un + (ad esempio A+). Ai fini di una comprensione immediata dei risultati le classi valutative sul frontespizio dell’ACE sono evidenziate ciascuna con una fascia più o meno estesa e di diverso colore ( verde intenso per la A, rosso fuoco per la G).
Ma a quali quesiti ha dovuto rispondere il nostro allievo? sono parecchi, l’esame è severo, ma nella sostanza riconducibili a questi: quanta energia richiede la sua climatizzazione invernale ed estiva in relazione alle caratteristiche strutturali, di forma e di isolamento termico? Quanta effettivamente ne produce? di conseguenza: che efficienza possiedono i suoi sistemi impiantistici per soddisfare la suddetta richiesta? E, aspetto cruciale: che tipo di combustibile utilizzano per la produzione di acqua calda ( essa viene utilizzata come riferimento per valutare la prestazione energetica)? Quest’ultimo aspetto è importantissimo perchè c’è una enorme differenza fra il gasolio, il metano e l’energia elettrica da impianto fotovoltaico sul tetto.
In base alle risposte fornite dall’allievo al prof Certificatore si genera un indice di prestazione energetica che, a seconda del fabbisognodell’edificio, viene inserito nei sette intervalli di cui si è parlato. Se esprimiamo l’energia richiesta in Kwh/mq all’anno, avremo che un immobile che ne richieda meno di 30 è da 10 e lode (classe A, basso consumo), mentre un altro che ne richieda oltre 160 (classe G, alto consumo) è come minimo rimandato a settembre.
Un discorso a parte meritano gli edifici di nuova costruzione, per i quali la legge fissa l’appartenenza almeno alla fascia B se si vuole ottenere il permesso di costruire. Una curiosità. Viene definita ‘casa passiva’ l’immobile che, al limite, pretende meno di 15 kwh/mq anno per il suo riscaldamento o raffrescamento. Essa dunque non richiede alcun impianto di produzione del calore o del fresco termico. E’ chiaro che questo immobile sarà costruito con materiali isolanti a resa elevata, avrà un tetto debitamente coibentato, i suoi serramenti consentiranno tenuta massima, sarà munito di un impianto solare fotovoltaico. Tutto questo gli conferirà la qualifica di studente ultra modello e perciò meriterà il voto A+, che equivarrebbe alla lode accademica.

4) E’ vero che un immobile in una fascia alta ha più valore?

Poniamo che sul tetto di una villetta si installi un impianto fotovoltaico e il proprietario abbia già provveduto a interventi di miglioramento energetico, la tariffa incentivante che gli spetterà per l’installazione del fotovoltaico subirà un incremento. In soldoni: dal 2011 a chi monta un impianto solare fotovoltaico in casa propria lo Stato concede un incentivo di 0,382 euro per kwh prodotto. Con i miglioramenti energetici l’incentivo può salire fino a 0,490 circa (il dato varia da regione a regione). Ora una famiglia media consuma circa 3000 kwh all’anno. Quindi se installa un impianto fotovoltaico la legge sul Conto Energia stabilisce che riceverà un incentivo annuo di circa 1300 euro. Adottando anche misure di risparmio energetico quel proprietario vedrà crescere il tesoretto fino al valore di circa 1500 euro annui, per la durata di 20 anni. Cioè 30.000 euro invece di 26000. Restando nel campo dei guadagni, se ragioniamo solo in termini di risparmio da maggiore efficienza energetica, un appartamento di 100 mq di classe B permette di risparmiare in bolletta 2000 euro all’anno rispetto a uno di classe G.

Fatta la premessa, funzionale al quesito, va detto che non esiste una legge che rivaluti automaticamente un immobile energeticamente virtuoso. Esiste però uno strumento molto efficace quale il mercato. Tutti gli istituti di settore accreditati sono concordi nell’affermare che nell’arco dei prossimi 5-10 anni, come avvenuto per i frigoriferi, le abitazioni di classe alta si apprezzeranno del 20 % (valore stimato) rispetto a quelle di fascia minore, a prescindere dall’andamento ciclico del mercato. La crescita del fenomeno avrà ricadute importanti, la prima che viene in mente è la maggiore liquidabilità di un immobile A rispetto a uno F, a meno che non si voglia accusare una decurtazione del valore. Tutto questo a parità di metratura, ubicazione, esposizione, confort, storia, ecc.
La spinta alla rivalutazione è inoltre assicurata dalla legislazione in materia di nuovi edifici. Essi, come visto, devono perlomeno appartenere alla classe C se non alla B. Se consideriamo che il parco edilizio esistente presenta un’appartenenza media alle classi F/G, è facile prevdere le conseguenze future.
Personalmente, dovessi scegliere tra l’acquisto di una casa in ottime condizioni ed una a sistema di riscaldamento geotermico, con climatizzazione invernale ed estiva a ‘pavimento’ , che consenta una corretta gestione delle superfici di oscuramento, che preveda l’utilizzo di energia solare, ebbene, anche a costo di un esborso superiore, acquisterei quest’ultima. Possiamo dunque concludere che lo stesso mercato risulterà spaccato.

5) Quali interventi per acquisire una classe più alta.

Ne esistono parecchi, molti godono di bonus fiscali o di incentivi all’acquisto.
Iniziamo da un dispositivo semplice ed economico, la valvola termostatica. Essa permette di regolare il flusso di acqua calda nel radiatore leggendo attraverso un sensore la temperatura dell’ambiente. La pratica della contabilizzazione del calore, eseguita grazie all’installazione di semplici lettori digitali sulla linea, consente a sua volta una gestione ottimale del calore. I due interventi, se accoppiati, permettono un risparmio del 15% annuo e godono della detrazione del 36%, essendo intesi come opere di manutenzione straordinaria.
L’intervento più noto è la sostituzione dei vecchi serramenti con quelli a doppio vetro. Anch’esso gode della detrazione del 55% sul costo complessivo ( però attenzione, per costo complessivo si intende quello dei manufatti, il bonus fiscale non è riconosciuto per la manodopera necessaria al montaggio). Un intervento più costoso ma tra i più redditizi in prospettiva è il cappotto. Consiste nel rivestire le superfici esterne dell’edificio di materiali isolanti ad alta efficienza e disposti a strati (poliuretano, polistirene, le varie lane di roccia e di vetro, il legno pretrattato). Per le nuove costruzioni ( ma nulla ne vieta il montaggio in quelle esistenti, anzi ) sono consigliate le caldaie a condensazione, le quali possiedono sistemi di abbattimento e di riuso del calore latente dei vapori d’acqua uscenti coi fumi, riducendo in tal modo le temperature di emissione anche di 100 ° . Costano un 30 % in più ma presentano un ritorno economico e una buona redditività nel tempo assicurati.
In conclusione, il costo di installazione di un pacchetto energetico si ripaga e soprattutto ‘paga’ con una consistente rivalutazione dell’immobile.

6) Case di nuova costruzione, cosa deve valutare l’acquirente riguardo alla classe energetica.

Come già spiegato le nuove costruzioni devono essere classate perlomeno in fascia C, se non B.
Molti costruttori si adeguano passivamente a questi parametri ma va aumentando il numero dei virtuosi, di imprese edili che garantiscono prestazioni energetiche dell’edificio di classe A+. Dunque, chi acquista il nuovo deve guardare a questo aspetto. Un costruttore che nel corso della prima visita in cantiere tiene a sottolineare che l’edificio sarà di classe A o A+ è un venditore affidabile, che crea vantaggi.

7) Il costruttore è tenuto a rilasciare un attestato di classificazione energetica?

Il legislatore su questo aspetto è tassativo. Ha stabilito che all’atto della chiusura lavori il costruttore ha l’obbligo di far redigere a un tecnico estraneo la certificazione energetica. Ma attenzione, il certificatore non deve essere né il direttore dei lavori né il progettista dell’edificio, il suo nominativo va comunicato al Comune di competenza entro la data di inizio lavori. Questo perché il Certificatore è a tutti gli effetti un Operatore di Pubblica Utilità ed è importante sancirne la terzietà. Il suo compito è seguire le fasi di edificazione del manufatto, sia cogliendone le peculiarità di buona efficienza energetica sia costituendosi come punto di riferimento conoscitivo. In tal senso egli è anche garante che gli atti in opera concorrano al voto energetico prospettato.


Letto 2642 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart