di Bartolomeo Di Monaco
5 – “Lucchesia bella e misteriosa. Storie e Leggende”
Introduzione
Lucca ha avuto nel passato ed ha ancora oggi autori di primordine che si sono dedicati e si dedicano alla ricerca e allo studio delle sue leggende e in genere di tutto ciò che è legato al suo folklore. A partire da Felice Del Beccaro, Idelfonso Nieri, Salvatore Bianchini, Gastone Venturelli, Riccardo Ambrosini, Bruno Cherubini, Oscar Guidi, per citare i primi nomi di un certo riguardo che mi vengono in mente, si arriva ai nostri giorni con Carlo Gabrielli Rosi, che ci ha lasciato un’opera monumentale sul folklore di ben sei volumi, di cui quattro intitolati ad una delle figure più note e amate della nostra terra: il linchetto, e con Paolo Fantozzi, la cui produzione già ampia ci rassicura di una qualitativamente elevata prosecuzione della nostra nobile tradizione di studi.
Il lavoro che qui incontrerete ha natura un po’ diversa, e forse insolita. Nasce dal fatto che ho trascorso i primi 28 anni della mia vita all’interno della città, in un quartiere popolare: Via Pelleria. Sebbene non conosca tutti i nomi delle strade della città, tutte le ho percorse, nei tempi in cui, ragazzo, potevo attraversarla con i miei compagni immerso nei giochi e assorbito dal suo fascino singolare. Molte sono le suggestioni che ne ho ricevute. Mi ammaliavano le sue leggende, soprattutto quando i giochi si svolgevano di sera per le strette e buie straducole; i suoi palazzi, i suoi monumenti, lo stesso suo acciottolato antico richiamavano alla mia mente immagini che poi mi accompagnavano nei miei sogni. Ci sono monumenti che ancora restano legati a quelle suggestioni, alimentate da una fantasia che ho sempre avuto fervida e incantatrice.
Ecco, dentro il libro incontrerete l’animo mio così come si è conservato da quei lontani giorni. Ci sono le leggende che hanno attraversato i secoli, e che i Lucchesi conoscono per averle sentite raccontare in famiglia, e ci sono le storie che sono uscite da sé dai monumenti, dai paesaggi, dalle atmosfere della città, le quali hanno suggestionato la mia mente. Esse hanno lo stesso spessore e lo stesso significato di quelle più antiche, le quali furono giovani anch’esse e legate non solo alla storia, ma soprattutto alla fantasia popolare. Chi ha mai potuto vedere, ad esempio, il carro infuocato di Lucida Mansi o il linchetto? Essi – non dimentichiamolo mai – sono stati visti non con gli occhi del corpo ma con quelli più ficcanti e vigorosi della fantasia. E sono diventati leggenda.
Si narra che il divino Michelangelo un giorno svelasse il segreto della sua arte, ossia che le sue opere erano già scolpite nel blocco di marmo che gli si parava davanti e che egli non dovesse far altro che metterle allo scoperto togliendo con il suo scalpello tutto ciò che le nascondeva. Così è per alcune storie che leggerete in questo libro. Ci sono oggetti e monumenti e paesaggi e atmosfere che avevano già al loro interno la storia che poi ho raccontato. Non ho fatto altro, cioè, che mettermi lì, in ascolto, raccoglierle attraverso la mia fantasia e farle conoscere a tutti voi.
Il libro qui.