Non deluderci, Luna

di Dino Buzzati
[dal “Corriere della Sera”, in occasione dello sbarco sulla luna, giovedì 17 luglio 1969]

– Su, vieni dentro. Che cosa stai lì ancora sul balcone mentre qui la tele ci sta facendo vedere la cosa più favolosa mai avvenuta da che esiste il mondo?

– Aspetta, aspetta un momento.

Vieni! La navicella sta per scende ­re. Si vede tutto, come a essere sul posto.

– Un momento solo, ti prego.

– Tu, già, hai sempre delle idee ba ­lorde per la testa. Che cosa stai ruminan ­do adesso? Che cosa aspetti come un’oca sul balcone?

– E’ stupido, lo so. Tu non mi puoi capire. Ma ho ancora una piccola spe ­ranza. Insensata forse. Però meravigliosa. E da qui, da questo miserabile balcone, io adesso potrò vedere se …

– Che cosa? Vuoi spiegarti?

– Rimane ancora una speranza, un filo. Ah, sela Lunanon ci deludesse. Tu dirai che è pura follia, alienazione men ­tale, dirai che è un pensiero delittuoso, nichilista, che è… Ma questi sono i mo ­menti decisivi.

– Decisivi per chi? Per gli astronauti?

– No. L’ultima speranza, vuoi saper ­lo?, è che tra poco, questione di minuti,la Lunase ne vada. Che, avvicinandosi gli esploratori, i pionieri, gli ulissidi, gli eroi, improvvisamente tu, solinga, eterna peregrina, ti stacchi dall’orbita antichissi ­ma, tolga gli ormeggi e ti allontani, beata, via per gli spazi del cosmo. Vederti rim ­picciolire a poco a poco, restringerti, giù per le profondità sconfinate, in silenzio, di ­ventare una palla, una pallina, un lume, un lumicino, un punto di luce, e poi più niente.

– Mi fai semplicemente ridere. Ela Apolloundici? Che ne vorresti fare dei tre poveri astronauti?

– Ma non pensi che formidabile scan ­dalo sarebbe, che colpo di scena, che rivo ­luzione? Per un poco i tre campioni del ­l’Apollo undici si metterebbero a inseguir ­la, in groppa alla forza gravitazionale ec ­cetera, poi da Capo Kennedy dovrebbero dargli l’ordine di rientro. Dietro front, sen ­za nulla di fatto. E lei,la Luna… addio per sempre.

– Sciocchezze. Basta, ti prego. Vieni dentro. Il modulo si è già staccato, sta discendendo. Vieni a vedere. E’ uno spet ­tacolo incredibile.

– Somaro. Non si dice modulo. E’ un anglicismo intollerabile e cretino. Apparec ­chio, veicolo, navicella, capsula, come vuoi. Modulo no.

– Lo sai che adesso si vedela Lunacome se fosse a Porta Garibaldi! Vieni, ti dico.

– E’ pazzesco, lo so. Però io aspetto ancora. Un ultimo barlume di speranza. Pensa come sarebbe bello. Altro che con ­quista del sistema planetario, altro che odissea spaziale. L’intero nostro universo spirituale sbaragliato, sovvertito, rimesso in discussione. La nostra vita, di noi poveri vermi della Terra, moltiplicata per mille, tutte le più pazze utopie rinascere, tutti in ginocchio, rapiti, dinanzi alla terribile rivelazione di Dio, aspettata da secoli e secoli.

– Si può sapere che cosa hai nella testa? Quello che sto vedendo è incredi ­bile. Una trasmissione perfetta, ti dico. Da centinaia di migliaia di chilometri. Il dia ­volo solo sa come fanno.

– Coraggio, vecchia Luna, fatti corag ­gio. è l’ultima occasione. Non c’è un istan ­te da perdere. Muoviti, ribellati, fuggi, non importa se finirai nella fornace di una stel ­la, se ti scotterai un poco, sacrificati per noi che ti abbiamo voluto così bene, che ti abbiamo dedicato tante poesie, tante can ­zoni. Fa’ che rinasca la antica cara fede che ci aveva abbandonati. Fa’ che si spa ­lanchi un universo nuovo.

– Stai dando i numeri? Muoviti, sbri ­gati, dannazione. Il modulo, pardon, la na ­vicella, in questo istante sta atterrando. Corri a vedere. Ti pentirai amaramente!

– Ecco! Si muove! Evviva! Ti giuro. Vieni tu fuori,la Lunasta muovendosi, si allontana, corri tu qui sul balcone … Op ­pure … che sia soltanto suggestione? … Si allontana veramente? … No, non si allon ­tana … E’ sempre ferma … Dio mio, mi pareva proprio chela Lunaa un tratto si fosse un poco rattrappita. E invece … Invece niente.

– Idiota. Hai perso lo spettacolo più grande di tutta la millenaria storia del ­l’uomo. Hanno toccato terra. Sono fermi. Adesso Armstrong …

â— Non si è mossa, ahimè. Sta sempre lì, al suo solito posto. Povera disgraziata Luna, ebete, senza amor proprio, senza fantasia. E gli uomini non ci troveranno niente. Constateranno che non è fatta nep ­pure di formaggio, come ci dicevano da bambini, di emmenthal, coi buchi. Pietre morte e basta. Neanche un moscerino. Non un segno di vita, una traccia di remota civiltà, uno spillo, un fiammifero spento, un microbo fossile, un biglietto del tram. Niente di niente.

– Armstrong sta scendendo la scalet ­ta … L’uomo è sulla Luna, cammina sulla superficie della Luna. Ti rendi conto della enormità della cosa?

– Sì. Il fatto più gigantesco da quan ­do esiste il nostro globo. La tappa più importante della storia. La porta che si apre all’universo. La gloria dell’uomo. … Che peccato. (Adesso vengo anch’io a vedere).

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