L’Immacolata

di Costanza Caredio

Per chi non segue alla lettera le indicazioni della gerarchia cattolica, l’Immacolata è la Dea Bianca, la Theotokos bizantina, Madre di Dio, Divinità Celeste; é l’antica Cibele che si presenta regale con la corona turrita, assisa sul trono con due leoni ai suoi piedi. La ritroviamo come raffigurazione dell’Italia, ripresa da una moneta di Smirne, sui francobolli della nostra I Repubblica. Cibele domina il crudele Stato assiro ( i due leoni), si accompagna a un paredro schiavo e deriso che sparge il proprio inutile seme sulla roccia, procede in un corteo rumoroso con un seguito di sacerdoti eunuchi. La Dea Bianca è anche la Luna che dà i ritmi alle madri. Il suo culto è alle origini dell’Europa, che si è formata e articolata come Terra oracolare dove le Regole emanavano dai boschi, dalle grotte, dai Templi, dove il ruolo delle sacerdotesse era indiscusso. La Dea è Vergine, Autonoma, Intoccabile, Inavvicinabile. Nel periodo storico olimpico si articola nei suoi diversi aspetti e ruoli: custode della maternità (Hera,Giunone), procacciatrice di cibo ( Cerere, Diana , Flora), garante della Pace all’interno della comunità. Le titolature imperiali romane si costruiscono su di lei: Virtus, Concordia, Libertas, Pietas, vocaboli femminili immortalati nel linguaggio.
Maria è l’Immacolata Concezione, come Figlia e come Madre: quindi essa non è riconducibile, né condizionabile da genealogie umane del popolo e del territorio dove si manifestò. Costanza Caredio

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