Il bosco di Charme

di Bartolomeo Di Monaco

I principi di Blanchée vennero a visitare il mio castello, ovvero il castello del principe Jean Albert di Labernour.
Andai loro incontro.
“Miei carissimi— dissi — sono immensamente felice che abbiate accettato il mio invito”.
Il principe mi salutò. Sua sorella mi sorrise.
Le baciai la mano.
“Siete molto bella”, dissi.
“E voi, principe, molto galante” mi rispose, tornando a sorridermi.
“Vi accompagnerò alle vostre camere. Il castello è affascinante. Da fuori avrete già notato i suoi ampi giardini e l’incanto della posizione. Si trova infatti in mezzo al bosco di Charme”.
“Mia sorella è stata la prima a notarlo. Quando si è trovata di fronte al castello ha esclamato: ‘Guarda, il castello del principe di Labernour sembra un castello di fiaba. È collocato stupendamente in mezzo al bosco di Charme”.
“Quando sarete riposati, vi mostrerò ogni angolo e ogni incantesimo del mio castello”.
Giunti davanti alle stanze dei principi, consegnai loro le chiavi.
“Ecco – dissi – queste sono le chiavi. Le vostre finestre, come del resto la mia, danno sopra il più bell’angolo del bosco di Charme. Voi stessi, tra poco, potrete constatare se quello che vedete non sia il più bell’angolo di Charme”.
“Sarà un incanto – esclamò la principessa -. Sarà veramente un incanto!”.
Li lasciai dopo averli invitati, appena pronti, a scendere per la colazione.
La principessa mi era sembrata entusiasta più del principe di essere capitata nel mio castello. Il principe era un uomo severo, d’un’età già avanzata, alto di statura.
La principessa sembrava molto diversa. Era giovanissima, alta come il fratello e bella, molto bella.
Ordinai ad André di preparare la colazione.
Per fare trascorrere il tempo, presi un libro, lo aprii a caso e cominciai a leggere. Durante la lettura delle prime pagine mi immedesimai nel racconto. Poi ad un tratto la mia immaginazione, mentre continuavo a leggere, mi introdusse nella camera della principessa.
La vidi davanti alla finestra, in piedi, che esclamava:
“Il bosco di Charme è un incanto! Se lo potessi, abiterei sempre questo castello e starei tutto il giorno affacciata a questa finestra. Non penserei a nient’altro che al bosco di Charme”.
Dicendo questo, emetteva un profondo respiro e rimaneva qualche attimo in silenzio.
Mi trovavo dietro di lei.
La guardavo, respiravo profondamente e gustavo anch’io l’aria fresca di Charme.
Il bosco si copriva di scuro perché faceva notte.
La principessa però rimaneva a contemplare il bosco e sembrava contenta di vederlo più scuro.
“L’oscurità lo rende più intimo – diceva -. Non vorrei che fosse mai giorno. Il giorno distrugge tante cose!”.
Più tardi André venne ad annunziami che la colazione era pronta e che i principi di Blanchée stavano scendendo. Andai loro incontro.
Baciai la mano della principessa.
“Il bosco di Charme – mi disse – è un incanto. Resterei a contemplarlo per tutta la vita. Esso dà come un sollievo. È un medicamento dello spirito”.
“Quando mi sento triste, anch’io guardo il bosco di Charme. Esso mi rende più felice”.
“Voi, Labernour, provate le mie stesse sensazioni. Dite ciò che anch’io vorrei dire”.
La principessa mi confidò che ero la sola persona tra quelle da lei incontrate che aveva avuto le sue stesse sensazioni.
“Penso anch’io che sia difficile incontrare i nostri stessi sentimenti negli altri”.
La principessa mi sorrise, poi mi sorprese pronunciando queste parole: “Caro Labernour, vi offro tutta la mia stima e tutta la mia ammirazione”.
“Ciò che avete appena detto mi fa sentire uno degli uomini più felici di questo mondo”. Ero un po’ confuso. Aggiunsi: “Ma seguitemi, vi prego”.
Li condussi intorno ad una piccola tavola rotonda. Ci sedemmo e aspettammo che André ci servisse.
Parlammo poco durante la colazione. Dicemmo qualcosa intorno al mio castello.
Il principe s’interessava all’epoca della sua costruzione e al nome del mio antenato.
“Siete discendente di un valoroso guerriero” esclamò.
Parlai loro di alcuni cavalieri appartenuti al mio casato e terminai ricordando che il casato Blanchée era più illustre del mio.
“La nostra famiglia è tra le più antiche di Francia”, disse il principe.
“Ma anche la vostra — interruppe la principessa – è molto antica. Inoltre, il vostro castello è tra i più belli che abbiamo mai visitato. Il nostro castello non si trova nel bosco di Charme”.
“Questo è vero – affermò il principe -. Il nostro castello non è imponente e suggestivo quanto il vostro”.
“Voi, principessa, dovete amare molto il bosco di Charme”.
“Lo adoro, Labernour. Il vostro bosco, il bosco di Charme, mi fa trasalire di gioia. Possedete un luogo incantevole”.
Li feci passare per l’ampio salone che conduceva alla porta laterale, quella che dava nel bosco.
La principessa, appena poggiò i suoi piedi sulla terra del bosco di Charme, emise un’esclamazione di meraviglia:
“Com’è bello quaggiù!”.
“È veramente stupendo, amico mio, e mia sorella ha ragione di essere tanto felice. Questo luogo è davvero incantevole”.
“Tu dici incantevole, fratello, ma è ben poca cosa per il bosco di Charme”.
L’aria del bosco era profumata. Gli alberi fitti non lasciavano vedere il cielo.
Ora poi era buio e a stento si vedeva il piccolo viale che, intrecciato ad altre stradette, penetrava il bosco di Charme.
“Per di qua arriveremo ad una magnifica sorgente. Venite”.
“Labernour – disse la principessa – siete l’uomo più fortunato del mondo”.
Le sue parole le percepivo nel buio e sembravano provenire dall’aria o da un essere invisibile.
“Forse – risposi -. Può essere che il bosco di Charme mi renda l’uomo più fortunato e più felice del mondo”.
“Quanto manca alla sorgente?” domandò il principe.
“Non è lontana. Quando vedrete la sorgente, crederete di sognare”.
“Deve essere molto bella!”.
Rimanemmo un poco in silenzio.
I nostri passi smuovevano le foglie del piccolo viale. Esse allora producevano un debole fruscio.
Ogni tanto respiravo profondamente l’aria del bosco.
“Mi piace questa notte” pensavo.
La principessa, un poco avanti a me, mi chiamò.
“Il silenzio è la mia vita” sussurrò.
Accolsi con un sorriso le sue parole. Poi con una mano, chinandosi con soavità, colse un piccolo fiore e me lo offrì.
“Voi – mi domandò, guardandomi negli occhi – avete paura della notte?”.
Presi il fiore che mi offriva e lo strinsi nelle mie mani.
“La notte è fatta di silenzi. Essi non ci turbano e non esigono niente da noi”.
“Mi sembra di udire il rumore d’una sorgente” esclamò il principe.
“È la sorgente di Charme”.
Anche il principe si era avvicinato a noi.
“Deve essere molto bella!”.
In silenzio ci indirizzammo verso la sorgente.
La principessa camminava in fretta per arrivare prima di noi. La seguivo a fianco del principe.
Noi due camminavamo lentamente e guardando avanti, nella direzione da cui proveniva il rumore della sorgente di Charme.
La principesca vi giunse prima di tutti e udimmo, il principe ed io, il suo grido di gioia.
Poi anche il principe gridò.
Si sentiva il rumore continuo, incessante della sorgente.
L’acqua diveniva schiuma e spruzzava scintille bianche che brillavano anche nella notte.
“È Charme – dissi -. È la stupenda sorgente di Charme”.
“Sì, Labernour – gridò la principessa -. Queste acque, in moto continuo, queste scintille di schiuma, hanno voci e dicono parole che le labbra non possono dire. Credo all’incantesimo di Charme”.
“Anch’io – disse il principe -. Sento il mio cuore più giovane e trovo in queste acque tutte le parole che vorrei dire”.

(1962)

Visto 4 volte, 1 visite odierne.