di Bartolomeo Di Monaco
Quanto riporto tra virgolette più sotto è un brano di una leggenda scritta intorno al 1160, che parla, senza svelarne il nome, di una donna bellissima, più bella di Venere, Didone e Lavinia.
Mi ha fatto piacere leggere il nome di Lavinia, perché anch’io nella mia leggenda “Le mura di Lucca” ho creato una donna più bella di Venere, e l’ho chiamata Lavinia. Metto il link alla mia leggenda.
Ed ecco come l’autore del XII secolo descrive la sua donna:
“La dama era vestita con la sola tunica di lino bianco, che era allacciata con un nodo per parte così che si vedevano tutti i fianchi. Ella aveva un bel corpo, la vita sottile, il seno più bianco della neve; gli occhi luminosi e il viso splendente, la bocca bella e il naso affilato, le ciglia scure, la fronte ampia e la chioma bionda. La sua cappa era di porpora grigioperla; attorno ai fianchi ne teneva raccolto un lembo. Sul pugno portava un falcone e la seguiva un levriero. Un leggero donzello conduceva per le redini il cavallo e portava con sé un corno d’avorio. Il loro incedere per la strada era uno spettacolo meraviglioso, e la sua bellezza non poteva essere eguagliata nemmeno da quella di Venere, di Didone o di Lavinia. Tutti del castello, piccoli e grandi, giovani e vecchi, uscivano a guardarla mentre passava; sembrava che la sua bellezza non fosse di questa terra.”.