di Bartolomeo Di Monaco
Erano gli anni in cui ricoprivo la carica di segretario provinciale dei bancari appartenenti alla FIB-CISL, dunque il periodo che va dal 1970 al 1978.
In quegli anni si parlava di unità sindacale tra la CISL, la CGIL e la UIL. Il dibattito era acceso e non si riuscì mai a raggiungere una vera intesa. Io ci credevo, e così mi misi all’opera per creare all’interno della mia banca, la Cassa di risparmio di Lucca, dove esistevano già le Rsa (rappresentanza sindacale aziendale) sia della CISL (FIB-CISL) che della CGIL (FIDAC-CGIL) che della UIL (UIB-UIL) una rappresentanza sindacale unica. Non lo si era fatto ancora in nessuna banca italiana. Scrissi una lettera, firmata da tutte le sigle confederali, indirizzandola alla Direzione generale della Cassa di Risparmio di Lucca, argomentando che alcune norme contrattuali consentivano di procedere nel senso di riunire quelle rappresentanze, in un’unica da appellarsi RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria).
La Cassa di Risparmio accolse la mia tesi e così fu costituita per la prima volta in Italia una struttura confederale unitaria all’interno del sistema bancario. Chi avesse la possibilità di accedere agli archivi della Cassa di Risparmio di Lucca, potrà rintracciare l’importante corrispondenza.
La cosa, ahimé non durò molto, poiché le Confederazioni cominciarono a dividersi e così si tornò all’indietro e tutto riprese a funzionare come prima.
Narro ora di un’altra vicenda che tutt’oggi ricordo con soddisfazione e orgoglio. Come si sa, quando si stipulano dei contratti (sia nazionali che aziendali) ci sono norme poco chiare e che possono essere soggette a interpretazioni addirittura opposte. Così accadeva al Monte dei Paschi di Siena, dove la banca si rifiutava di pagare la maggiore retribuzione spettante a chi sostituiva un collega di grado superiore. Naturalmente tutto rapportato alla durata della sostituzione. Scrissi alla Direzione del Monte dei Paschi di Siena, argomentando. Ricevetti in risposta che mi recassi presso la Direzione generale per discuterne. Così feci, accompagnato da un caro amico, membro del nostro Direttivo, di cognome Andreotti, di cui ho dimenticato, ahimé, il nome (abitava ad Altopascio).
Quando fummo nella famosa ed elegante sede di Piazza Salimbeni a Siena fui stupito dell’accoglienza che mi fu riservata. Oltre al capo del personale, c’erano 3 avvocati della banca. Ci fecero accomodare e cominciarono subito ad entrare in argomento indirizzandomi le loro obiezioni. Ci furono numerose domande da parte loro e numerose risposte da parte mia. Fu un colloquio che mi dette molte soddisfazioni, poiché infine la banca accettò la mia tesi. L’operazione che ne seguì fu di enorme portata. Tutti gli impiegati che nel tempo, anche quello trascorso, si erano trovati nella condizione di sostituire un collega di grado superiore, ricevettero in breve tempo gli arretrati, che raggiunsero, per molti, cifre ragguardevoli. Anche in questo caso, chi voglia verificare e approfondire può trovare gli atti presso l’archivio del Monte dei Paschi di Siena.
Tra gli impiegati di quella banca si parlò di me a lungo, e si sparse a tal punto il mio nome che in occasione di un’Assemblea nazionale della categoria, molti mi avvicinarono per stringermi la mano. Non mancavo, inoltre, di notare che altri mi additavano ai colleghi per segnalare che ero io colui a cui dovevano quella cascata di soldi.
Perché in questi giorni, scrivo di questi ricordi e li metto anche su FB? Perché li inserisco nella mia rivista Parliamone, che resterà in vita, per accordi presi con il gestore, anche dopo la mia morte, e così i familiari, o chiunque vorrà, potrà conoscere queste piccole e grandi azioni che hanno arricchito e dato soddisfazioni alla mia vita.