Prezzolini – Oriani #17/29

Casola Valsenio, 27 dicembre 1908

Amico mio,

perché la vostra lettera? Tutta la mia vita fu una battaglia, una sconfitta ideale! Ho lottato, e sul prin ­cipio ero solo o quasi; ho lottato trentacinque anni e adesso sono come al primo giorno. Né un soldo né un applauso, sono un ignoto, più ignoto adesso di prima. I giovani della vostra generazione, che si van ­tano di scoprire terre e uomini sconosciuti, mi igno ­rano o parlano di me in segreto, vergognandosi di farsi udire dal pubblico.
Il vostro Leonardo mi seppe mai? Mario Missiroli mi costrinse a mandare un capitolo di Rivolta Ideale al Papini, che me lo pagò di una nota insolente e di una lettera anche peggiore. Aveva ragione. Rivolta Ideale è una scempiaggine come Lotta Politica, Di ­sfatta, Vortice, Ombre d’Occaso, Olocausto, Fino a Dogali: scempiaggini volgari che i vecchi punirono colla disattenzione e i giovani d’oggi seppelliscono nell’oblio.
Rivolta Ideale e Ricciardi? Ecco: egli mi ha scritto di aver venduto 165 copie soltanto, quindi per me lire 100. Voi invece diceste a Missiroli che a Milano gli editori rispondevano: esaurita.
Ricciardi? Aveva prima preso Fuochi di Bivacco, poi ottenne Rivolta; adesso non vuole più stampare Fuo ­chi. Gli scrissi, tacque. Dovetti ricorrere a Salvatore di Giacomo che non conosco per avere una risposta. Ecco l’editore che mi proponete, e io stesso dopo 39 anni non ne ho altro. Frenzi? Non farà nulla e nem ­meno voi, amico mio: d’altronde a che servirebbe un libretto col mio nome in una collezione di volgarità attuali?
Che dirvi sulla vostra Voce? Auguro che sia udita: un consiglio, me lo permetto; abbiate un po’ meno l’aria specialista, siate mondani, superbamente, violen-temente. Potrò aiutarvi? Lo vorrei, lo voglio, quindi spero. Nel vostro giornale non conosco alcuno, e nes ­suno mi conosce; vi sarei uno straniero solitario, su ­perbo, inutile.
Non importa; chissà?
Giolitti? Nulla in Italia è necessario come combat ­terlo: fatelo nella Voce. Un ritratto in vece non può essere una battaglia.
Grazie della vostra lettera: vi saluto, non ho altri da salutare a Firenze.
 

Vostro

Alfredo Oriani

Non si capisce bene perché O. dicesse di non aver altro editore dopo trentanove anni. Era nato nel 1852 e quindi aveva allora 56 anni. Forse calcolava dal tempo della sua prima pubblicazione in giornale, poi ­ché la prima pubblicazione di libro avvenne nel 1876.

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