di Bartolomeo Di Monaco
Il 1 ottobre scorso mi sono operato alla prostata. Stamani alla cataratta dell’occhio destro (giovedì prossimo 5 dicembre l’intervento sarà all’occhio sinistro). Sono i pegni che devo pagare all’età (il 14 gennaio avrò 83 anni).
Come trascorro questo tempo? Leggo e guardo i film della mia collezione. Sostituiscono il tempo che dedicavo alla scrittura. Credo di aver fatto tutto quanto potevo, soddisfacendo di volta in volta i miei obiettivi e le mie ispirazioni. Confido che una parte di quanto ho fatto rimanga e diventi, se possibile, patrimonio della città, come le mie leggende, le mie favole, i miei gialli e alcune poesie. Lucca è sempre stata al centro della mia vocazione e ringrazio l’attuale Amministrazione comunale che il 28 settembre 2022 nell’aula dell’Agorà, la nostra bibliteca civica, mi consegnò una targa in riconoscimento dell’amore alla città riversato nelle mie opere.
Chi mi legge avrà avuto modo di constatare quanto Lucca sia presente nei miei libri.
In questi giorni, e ancora per un po’ di tempo, su FB ne pubblico e ne pubblicherò degli estratti dimostrativi, come faccio anche oggi.
1 – Dal mio giallo “Le tre sorelle”
(Montuolo è la località del Comune di Lucca dove vivo)
A Montuolo, si fermò per chiedere notizie della villa. Pur essendone il nuovo proprietario, non ricordava dove esattamente si trovasse.
«Continui su questa strada, passi il ponte sull’Ozzeri, poi dopo la curva, svolti a sinistra. Superato il passaggio a livello, la villa è proprio a due passi. Chieda e chiunque saprà indicargliela.»
Vittorio Lambertini, industriale di Milano, era diventato proprietario di una delle ville più conosciute in paese, e invidiata per la sua bellezza. Circondata da prati, boschi e campi ben tenuti, essa era situata in cima ad una piccola collina. I muri di color giallo ocra, le finestre grandi con persiane dipinte di bianco, vi si arrivava per un viale alberato, lungo e dritto. Dopo aver salito alcuni gradini, si entrava, per un’elegante porta a vetri, in un grande salone, in fondo al quale una larga scalinata con un robusto corrimano di legno scuro conduceva al piano nobile e, con una nuova rampa che volgeva a sinistra, all’altro piano, dove erano sistemate le camere.
Il disinvolto e maturo industriale vi si recava per trascorrervi un periodo di riposo con Vanessa, la sua amante, essendo scapolo.
Ad attenderlo, sul grande cancello che dava accesso al bellissimo viale, c’era Basilio, uno dei contadini. Il padrone fermò l’auto e scese a salutarlo. Basilio fece un inchino.
«Queste sono le chiavi, ingegnere» disse. L’industriale le prese, ringraziò, salì in macchina e s’avviò in direzione della villa.
