di Bartolomeo Di Monaco
Quando anni fa soffrivo di un forte acufene e non riuscivo a prendere sonno, mi costruii un mondo tutto mio, un luogo dove potessi trovare quiete e silenzio.
Percorrevo una lunga strada che veniva da lontano e in discesa, la quale ad un certo punto faceva una curva e si biforcava. Entrambe le nuove strade portavano a Lucca, una più breve e una più lunga. Sulla curva c’era un piccolo bar frequentato da gente della zona, pochi uomini di solito e anziani. Io mi fermavo lì per una sosta e dopo poco prendevo la strada più lunga per arrivare a Lucca. Facevo tutto a piedi, e quando arrivavo a valle, vicino al Ponte del Diavolo, a Borgo a Mozzano, a Valdottavo era sopravvenuto il buio e si erano accesi i lampioni. Non passava anima viva ed ero solo in quel silenzio e in quella suggestione del paesaggio che mi dava serenità all’anima. A volte, quando mi trovavo al bar, mi decidevo a fare un salto in un luogo anch’esso misterioso e pieno di quiete. A destra del bar si diramava un sentierucolo in salita che a mezza via portava ad una casa dove viveva una vecchia che possedeva una capra. Lì giunto, mi offriva un bicchiere di latte e un po’ chiacchieravamo. Poi tornavo indietro e riprendevo il cammino per la città. Non sentivo, sebbene mi muovessi a piedi, la fatica del viaggio.
Anche stanotte, come altre volte, nella difficoltà del sonno, mi sono rifugiato in questa dolce visione.