Il nostro gatto Sultano

di Bartolomeo Di Monaco

Assume posizioni di riposo così inusuali e simpatiche da strappare il sorriso.
Comparve nel nostro giardino nella primavera di quest’anno e d’allora non ci ha più lasciati. Il giorno e la notte va in giro nei dintorni, ma a certe ore, soprattutto all’ora dei pasti, compare. Quando lo facciamo entrare in casa, sceglie lui il posto su cui accomodarsi; può essere una sedia, può essere il pavimento. Se la sera decide di restare con noi, Raffaella lo porta in camera nostra e lì si addormenta spesso ai nostri piedi. Poi ad un tratto si sveglia, miagola e vuole uscire all’aperto. Magari sono le 3 o le 4 di notte. Uscito, capita qualche volta che un paio d’ore dopo lo si senta miagolare alla porta. Allora Raffaella, che lo tratta come un figlio, va ad aprirgli. In quel caso, ha fame e vuole mangiare. Conosce la strada e scende in cucina, dove Raffaella gli apre una scatoletta di carne.
Abbiamo chiesto nei dintorni a chi potesse appartenere, pronti a restituirlo, ma invano. Probabilmente è stato abbandonato e disperso. Così lo accudiamo noi, rispettando le sue abitudini selvatiche. Ha uno spirito selvatico, infatti, e ci piace così. Raffaella lo prende spesso in braccio e lo coccola. È lei che gli ha dato il nome Sultano.

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