La letteratura antilobotomia

di Maria Antonietta Pinna
(da Destrutturalismo e altro…)

Improbabili soubrettine che discettano su cultura e pseudoletteratura, psichiatri da bar dello sport di paese che teorizzano sull’omosessualità come patologia nella televisione di un vecchio pervertito che faceva le orge con minorenni nelle sue ville; finte storie strappalacrime servite al telespettatore ingenuo e credulone; programmi di radice vetero cattolica che dovrebbero illuminarci il cammino tra una pubblicità e l’altra di donne sculettanti e profumi per uomini che non dovrebbero chiedere mai. Che chiedono a fare? Tanto tutto gli sarebbe già dovuto, nella loro qualità di teorici delle donne oggetto usate come scendiletto. Trionfo banale e deprimente dei desideri repressi dell’italiota medio, maschilista, troglodita e retrogrado. Quiz in cui tutto quello che conta è rispondere a domande idiote per guadagnare soldi inutili che serviranno per comprare oggetti altrettanto vani; occhi che spiano quando i vip vanno al gabinetto nella loro isoletta di fama ingiustificata; psicanalisti che non sanno neppure parlare l’italiano e danno megaconsigli su come gestire la propria vita, mentre la moglie scopa con il personal trainer; ricette di cucina spiegate da borghesucce in cerone e unghie finte laccate che non sanno neppure sbucciare una patata;  salottino snob su mode e costumi di gente carica di soldi mai faticati; donnine dal doppio cognome acquisito che sventolano il veganesimo come una bandiera e aprono la scatoletta di carne con cui cibano il cane, allevato in modo innaturale nelle loro ville; politici imbrillantinati che parlano di onesta gestione dei beni pubblici, come se i beni fossero davvero pubblici e non dentro le loro tasche private; donnine di scarsa cultura che aprono bocca in qualità di ministri per grazie date e ricevute dentro punti specifici del corpo… Il nulla, ecco cos’è la televisione italiana, spegnetela e leggete.    
Sì, ma cosa? L’ultimo libro di Moccia, i patetismi dell’ultra ammanicata Mazzantini, figlia di uno scrittore, moglie di un regista, premiata non si sa bene per cosa dal presidente della Repubblica? Il libro di un calciatore che sorride come un idiota in copertina e nelle interviste non riesce a spiaccicare due parole senza leggere il gobbo? Editoria e televisione ci spingono alla non riflessione, l’imperativo categorico è non pensare, un’operazione di potente massificazione e omologazione delle coscienze, plasmate nella lobotomia dell’assenza di critica, come spugne che assorbono tutto il brodo avariato che viene loro propinato. Allora difendiamoci con la ricerca, andate oltre la vetrina che propina i soliti inutili noti scrittori, guardate negli scaffali interni, magari troverete un buon libro pubblicato da un editore non allineato, che ancora riflette e non ha assunto i suoi editor perché raccomandati da un partito. Tuffatevi nel passato, volate alto, cercate vecchi libri curiosi nelle librerie dell’usato e stupitevi nel constatare che prima della grigia omologazione è esistito anche il sole della letteratura antilobotomia, tanto tempo fa, e ancora oggi  qualche talento cerca di vedere il sole combattendo contro le tenebre.
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