di Bartolomeo Di Monaco
(Estratto dal mio romanzo “Caro papà, Caro figlio”, 2002)

Anthony sfogliava un libro della biblioteca, quando nello studio entrò Efisio.
«Non puoi averli letti tutti, nonno. »
«Infatti, è così. Ma li leggerò, prima di andarmene. »
«Andartene dove? »
«Prima di morire, Anthony. »
«Papà dice che sei sempre stato un uomo forte. »
«È vero. »
«Vivrai per molti anni. »
«Lo spero anch’io, ora che tu sei con me. »
«Perché leggi così tanto, nonno? »
«Tu non leggi? »
«Qualche volta, ma solo per la scuola. Papà mi ha lasciato libero di scegliere. »
«E tu che cosa hai scelto? »
«Di fare, di agire; leggere qualche volta è un ozio. Papà non mi ha mai contraddetto su questo. »
«Leggeva molto, invece, e avrebbe dovuto insegnarti a farlo. Vieni con me alla finestra. Vedi? Vedi quel tetto dinanzi a noi, con le sue belle tegole rosse? Qualche volta mi capita di vedervi passeggiare i personaggi dei libri che ho letto. Mi salutano, s’inchinano anche, qualcuno si leva il cappello. Hai mai letto Dickens? Charles Dickens, l’autore di David Copperfield? »
«Certo che l’ho letto. È stata una delle mie prime letture. »
«Ma non hai letto l’altro suo grande libro: Il Circolo Pickwick. Sono certo che non lo hai letto. »
«Perché avrei dovuto leggerlo? »
«Perché ora capiresti, quando ti dico che certe mattine nebbiose, allorché sulla strada cala un velo di bruma e si sente il gelo entrare nelle ossa, Samuel Pickwick , questo omino grassottello, buono e generoso, fa capolino da quel tetto, proprio laggiù, si leva il cappello, mi saluta, e mi fa l’occhietto. Non puoi immaginare quanto mi risollevi quella compagnia. Riesco anche a parlarci certi giorni che lui è disposto a trattenersi, perché, vedi?, va sempre di fretta, vuole ancora conoscere il mondo! »
«Allora somiglia a papà! »
«Infatti, quello è uno dei suoi libri preferiti. »
Anthony restò alla finestra, allora Efisio si sorprese a guardarlo. Il ragazzo stava con gli occhi sui tetti, e si vedeva che aspettava che comparisse qualcuno.
«Bisogna crederci molto nei libri. Quando avvertirai che la vita narrata nei libri è la stessa nostra vita, allora vedrai che laggiù qualcuno comparirà per fare quattro chiacchiere con te. Non c’è niente di più bello al mondo, credimi. »
«Allora mi proverò anch’io a scrivere, se scrivere dà la vita. »
«Sei tuo padre spiccicato! »
«Perché dici così, nonno? »
«Perché hai la stessa frenesia. Invece un sogno va cullato, custodito con amore, e fatto nascere a poco a poco. Solo così esso prende consistenza e si materializza. Una delle tante cose che devi imparare, è di aver pazienza, di riflettere, meditare a lungo. Le azioni e le parole urgono sempre dentro di noi, sono fatte per rivelarsi, esistere, materializzarsi, ma la forza di un uomo sta nel dominarle, e si dominano con la ragione. Essa non è mai impulsiva. Il pensiero può esserlo, la ragione mai. »
«Se scriverò di mia madre, significa che prima o poi tornerà da me? »
«Sono sicuro che un giorno comparirà su quel tetto, e ti manderà un saluto. »
«Ma io voglio toccarla, baciarla. »
«Anche questo accadrà, se farai tutto con amore. »

Il libro, qui.

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