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Berlusconi, il Pdl vuole rinviare la decadenza

15 Agosto 2013

di Ugo Magri
(da “La Stampa”, 15 agosto 2013)

L’unica certezza su Berlusconi √® che cambia opinione (e strategia) numerose volte al giorno, spesso in ragione dei propri interlocutori.
Falchissimo con i falchi, realista con le colombe. Per effetto di questi continui sbalzi di giudizio, i pi√Ļ accorti dei suoi hanno pensato bene di cucirsi la bocca, onde evitare di suscitarne le ire. Alfano, per esempio, √® l’unico esponente di primo piano la cui voce non si √® ancora udita. E la stessa Santanch√© si √® chiusa in un silenzio stampa da cui traspare, sebbene inespresso, un profondo disagio rispetto alla piega presa dagli eventi. Nel mezzo di tanta incertezza si trovano gli avvocati del Cavaliere, i quali vorrebbero regolarsi sulle intenzioni del loro cliente: vorr√† chiedere o no la grazia a Napolitano?

L’altra sera, non risultavano dubbi in proposito, tanto che Longo e lo stesso Coppi ne avevano fatto cenno in alcune pubbliche interviste. Per√≤ poi, con il trascorrere delle ore, anche quello che sembrava un punto fermo, quasi una spada nella roccia, si √® andato sfaldando: s√¨, forse, chiss√†, boh, vedremo… Le ultime da Arcore riferiscono che in questo momento Berlusconi sta meditando con grande interiore tormento se non gli convenga rinunciare all’atto di clemenza e chiedere direttamente l’affido ai servizi sociali; oppure, addirittura, non sia meglio lasciarsi chiudere per nove mesi agli arresti domiciliari, in modo da presentarsi quale vittima del sistema, una provocazione vivente, una sfida all’establishment… ¬ęSono scelte che spettano a lui, e a nessun altro ¬Ľ, allargano le braccia nello staff legale berlusconiano, che rester√† operativo perfino il giorno di Ferragosto (niente vacanze per Ghedini, rimasto a Padova).

A scatenare ubbie e ripensamenti √® stata, secondo certe ricostruzioni, una lettura pi√Ļ attenta della nota quirinalizia, Berlusconi vi ha trovato molto meno di quanto Gianni Letta gli aveva fatto pregustare alla vigilia (lo stesso zio del premier pare ne sia contrito e deluso). Chiedere la grazia comporterebbe un’ammissione di colpa e, soprattutto, l’impegno a tenere in piedi il governo: su questo Napolitano √® stato chiarissimo. Ma i vantaggi sul piano giudiziario, nonch√© in termini di ¬ęagibilit√† politica ¬Ľ, risultano a Silvio assai meno chiari, avvolti da una nube d’incertezza. Dunque hanno facile gioco quanti, specie tra le ¬ęamazzoni ¬Ľ, lo mettono in guardia rispetto alle ¬ętrappole quirinalizie ¬Ľ: ¬ęAttento, Silvio, che Napolitano vuole soltanto accompagnarti alla porta, altro che lanciarti un salvagente… ¬Ľ (invano qualcuno dalla memoria lunga gli ha ricordato che Scalfaro si comport√≤ molto peggio con Craxi, il quale ebbe solo il tempo di prendere un aereo e darsela a gambe).

Oltre al sospetto sulle intenzioni del Colle, divora il Cavaliere l’ansia per quanto potr√† accadere a settembre, quando verr√† al pettine il nodo della sua decadenza da senatore. ¬ęMa vi pare che noi possiamo restare al governo con chi voter√† per cacciarmi dal Parlamento? ¬Ľ, ha girato la domanda a tutti i fedelissimi, spesso con voce alterata. Questo sembra, al momento, lo scoglio politico pi√Ļ serio. Di dare le dimissioni sua sponte, onde evitare una crisi, Berlusconi non ci pensa nemmeno. Ancora si illude che per effetto di un braccio di ferro possa essere il Pd a cedere, rinunciando a cacciarlo. Nelle ultime ore, con Roma soffocata dalla calura, si fa strada un’ipotesi che il ministro Quagliariello e il relatore nella Giunta delle elezioni, senatore Augello, stanno approfondendo: un rinvio di qualche settimana del voto sul Cavaliere, nella speranza che maturino fatti o circostanze capaci di scongiurare l’ineluttabile. Ma che il Pd sia disponibile, √® tutto da dimostrare.


Il Pdl e il nodo della grazia: vogliamo avere solo giustizia
di Francesco Cramer
(da “il Giornale”, 15 agosto 2013)

Grazia s√¨ o grazia no? De ¬≠cider√† Berlusconi in persona la prossima mossa. Mariastella Gelmini sintetizza cos√¨: ¬ęLe scel ¬≠te personali e politiche del no ¬≠stro leader spettano a lui e sol ¬≠tanto a lui. Qualsiasi decisione prenda, il Pdl sar√† unito e com ¬≠patto ¬Ľ.
Tuttavia nel pomeriggio di ieri c’√® una sorta di giallo.Pie ¬≠ro Longo, avvocato del pre ¬≠mier, ammette: ¬ęLa grazia verr√† prima o poi formalmente richie ¬≠sta ¬Ľ; ma poi smentisce: ¬ęNon ho detto questo. Ho detto inve ¬≠ce che il primo a sapere che la domanda di grazia sar√† avanza ¬≠ta sar√† il capo dello Stato. Per ri ¬≠spetto istituzionale. Il collegio di difesa sta vagliando tutte le opzioni di carattere giuridico e istituzionale. E la grazia rientra certamente tra le opzioni che stiamo esaminando ¬Ľ. E l’altro avvocato, Franco Coppi, am ¬≠mette: ¬ęAllo stato ci sono buone probabilit√†, ma ancora non √® stato deciso niente ¬Ľ. Se da una parte c’√® chi pensa che Napolita ¬≠no ¬ęnon poteva far di pi√Ļ ¬Ľ; dal ¬≠l’altra c’√® chi si lamenta: troppo poco, Berlusconi non ceda.

A freddo,il Pdl s’interroga sul ¬≠la nota quirinalizia. In chiaro tutti tacciono o quasi perch√© l’ordine da Arcore √® di non dar fuoco alle polveri. Ma, off the re ¬≠cord , in molti temono il ¬ętrappo ¬≠lone ¬Ľ. Napolitano chiede tanto a Berlusconi ma garantisce po ¬≠co. Soprattutto non fa alcun cen ¬≠no al problema ¬ęincandidabili ¬≠t√† ¬Ľ, su cui la giunta del Senato si dovr√† esprimere a settembre. Il nodo √® l√¨.Sull’ormai famosa agi ¬≠bilit√† politica che per il Pdl √® un’esigenza di giustizia. Allora che far√† il Colle? Il timore √® che ¬ęse ne lavi le mani ¬Ľ dicendo che non pu√≤ certo intervenire su una questione che compete al Parlamento e non al Quirinale. Berlusconi verrebbe buttato fuori dal Senato punto e basta. A prescindere dalla grazia. Cer ¬≠to, potrebbe fare il ¬ępadre nobi ¬≠le ¬Ľ del centrodestra; una sorta di Grillo forzitaliota, in bal√¨a del ¬≠le procure, pronte a premere il grilletto sugli altri procedimen ¬≠ti aperti.

Il Pdl mette quindi sulla bilan ¬≠cia la richieste e le guarentigie quirinalizie. Le richieste: il ca ¬≠po dello Stato impone al Cava ¬≠liere di iniziare a espiare la pe ¬≠na; di smentire se stesso accet ¬≠tando la sentenza e implicita ¬≠mente ammettere la sua colpe ¬≠volezza; di togliere dal mazzo la carta ¬ęcrisi di governo ¬Ľ; avverte che se crisi sar√†, mai e poi mai scioglier√† le Camere; lavora af ¬≠finch√© il governo Letta arrivi fi ¬≠no alla presidenza italiana del Consiglio europeo, che inizia il 1√čŇ° luglio 2014. Veniamo alle ga ¬≠ranzie. Napolitano dice solo che ¬ęvaluter√† ¬Ľ la grazia. Meglio se richiesta, chinando il capo e facendo mea culpa . Un pidielli ¬≠no sintetizza: ¬ęIl messaggio di Napolitano √® ‚ÄúStai tranquillo, inizia a espiare la pena che tan ¬≠to in carcere non ci finisci; am ¬≠metti che sei un delinquente, non rompere le scatole a Letta jr., ritirati dalla vita politica e ve ¬≠dr√≤ di farti fare pochi servizi so ¬≠ciali‚ÄĚ. Sai che concessione… ¬Ľ.

Chi non si nasconde √® Mauri ¬≠zio Bianconi, tesoriere del Pdl, che su Facebook scrive: ¬ęNapoli ¬≠tano, con il richiamo a Forlani una via l’ha indicata: ammissio ¬≠ne ai servizi socia ¬≠li riabilitativi. In ¬≠somma da vero comunista consi ¬≠glia i ¬≠ campi di ria ¬≠bilitazione. E noi? Contenti co ¬≠me Pasque ¬Ľ. E an ¬≠cora: ¬ęNapolita ¬≠no, attribuendo alla magistratura non l’applicazio ¬≠ne delle leggi ma il controllo di le ¬≠galit√† del sistema si piega ai prin ¬≠c√¨pi della magi ¬≠stratura militan ¬≠te e sovversiva, una verit√†. Lo ve ¬≠di che, gratta grat ¬≠ta, il comunista, anzi lo stalinista, viene fuori? E i no ¬≠stri? Son conten ¬≠ti. Bah… ¬Ľ.
Michaela Bian ¬≠cofiore invece ri ¬≠lancia sul ricorso alla Corte di giu ¬≠stizia Ue: ¬ęNella dichiarazione del Colle non c’√® affatto scritto che Berlusconi deb ¬≠ba fare un passo indietro su quelli che sono i suoi di ¬≠ritti. Se Berlusco ¬≠ni ritiene – come ritengono dieci milioni di italia ¬≠ni – che la sentenza sia politica, ha tutto il diritto di fare ricorso in Europa ¬Ľ. E sulla minaccia del Colle di non sciogliere le Came ¬≠re fa spallucce: ¬ęOvvio che cer ¬≠cherebbe di trovare un’altra maggioranza. Ma se non ci fos ¬≠se, come hanno detto Grillo e Casaleggio? Non potrebbe far altro che indire le elezioni ¬Ľ.


Napolitano omaggia Silvio
di Lucia Annunziata
(da “L’Uffinghton Post”, 15 agosto 2013)

In nome della stabilità del governo, ancora una volta il Paese, questa volta attraverso la sua massima istituzione, il Quirinale, risponde alla anomalia portata in politica due decenni fa dal conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, con una ennesima anomalia Рaccordando allo stesso Silvio Berlusconi, condannato per frode, una benevolente attenzione.

Ricapitoliamo, giusto per essere certi di essere chiari in merito a una vicenda destinata a pesare sul futuro delle nostre istituzioni.

Il capo del Pdl e pi√Ļ volte Premier, politico dunque di primissimo piano, condannato dalla Cassazione risponde a questa condanna con una gazzarra di piazza di giorni e giorni, premendo sul Presidente della Repubblica per essere “salvato” dalla sentenza, in nome della rilevanza del suo status di leader. Pretesa che dovrebbe essere seccamente respinta in quanto prova in s√© della distorsione introdotta in politica da questo stesso leader – prova cio√® dell’idea che esistono uomini al di sopra della giustizia, nonch√© delle comuni regole.

La pretesa tuttavia non solo non √® respinta ma √® premiata: in pieno agosto, periodo in cui la attivit√† politica nel nostro paese √® morta, il Presidente della Repubblica in persona risponde. Vedremo cosa dice la risposta fra un attimo. Ma un punto di vittoria per Silvio Berlusconi √® gi√† in questo atto del Quirinale: quale cittadino infatti avrebbe avuto prova di attenzione cos√¨ veloce e cos√¨ diretta da un Presidente se non perch√© considerato un caso “speciale”?

Quanto speciale sia questo caso, Napolitano lo sottolinea in molti passaggi della sua nota, addirittura spingendosi a esprimere comprensione per lo stato d’animo che agita il Pdl di fronte alla condanna: “In questo momento √® legittimo che si manifestino riserve e dissensi rispetto alle conclusioni cui √® giunta la Corte di Cassazione nella scia delle valutazioni gi√† prevalse nei due precedenti gradi di giudizio; ed √® comprensibile che emergano – soprattutto nell’area del Pdl – turbamento e preoccupazione per la condanna a una pena detentiva di personalit√† che ha guidato il governo ( fatto peraltro gi√† accaduto in un non lontano passato) e che √® per di pi√Ļ rimasto leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza.”

Ma una condanna non √® il riconoscimento di una colpa, verrebbe da dire? Perch√© allora √® “comprensibile” il turbamento? Perch√©, viceversa, non chiedere ai membri di quel partito di riconoscere, in accordo con la Cassazione, la colpevolezza del proprio leader? La “comprensione” del turbamento non √® forse, dunque, un modo per introdurre il dubbio sulla giustezza della condanna? Le domande suscitate dal testo di Napolitano sono molte. E non sono casuali.

La prima cosa da dire sulle parole del Quirinale è infatti proprio questa: il fatto che il Presidente si sia sentito in obbligo di intervenire (a prescindere dalle motivazioni) è in sé uno straordinario riconoscimento del ruolo politico che Silvio ha in questo paese. Il maggior probabilmente finora avuto dal Cavaliere.

C’√® poi il merito della nota. Come tutte queste scritture, √® stilata in modo da poter essere tirata da una parte e dall’altra, da poter essere letta in molti modi, da poter insomma accontentare quasi tutti.

La frase pi√Ļ importante all’inizio √® un granitico “qualsiasi sentenza √® definitiva”. Affermazione che onora la magistratura , accontenta gli oppositori di Silvio, ed √® per√≤ scontata: poteva il Presidente della Repubblica, che √® dopotutto il capo della magistratura, dire qualcosa di diverso?

Ma nonostante la limpida affermazione, il Quirinale apre una porta a una modifica. Ricorda infatti di non aver ricevuto domanda di grazia, aggiungendo: “Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso — sulla base dell’istruttoria condotta dal Ministro della Giustizia — per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimit√† della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull’esecuzione della pena principale.”. Nessuna meraviglia che il Pdl abbia considerato questo passaggio una sorta di promessa.

√ą vero che la porta aperta da Napolitano non √® proprio tale da soddisfare Silvio Berlusconi. Il Presidente cosi√¨ definisce l’ambito in cui si muove: “verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimit√† della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull’esecuzione della pena principale.”

Un eventuale atto di clemenza riguarderebbe la pena principale, dunque la condanna al carcere, o ai domiciliari. Napolitano esclude invece qualunque intervento sulla parte pi√Ļ delicata per il capo politico del Pdl, cio√® la interdizione dai pubblici uffici. Sul tema tuttavia la battaglia si √® appena aperta, e il Pdl se la giochera√† fino in fondo. In quali modi si vedr√†. Non potr√† per√≤ contare sul Quirinale.

A che punto ci lascia tutto questo?

Lo status “particolare” che Silvio Berlusconi si √® costruito nella politica del paese, facendo valere nelle nostre istituzioni tutto il peso di un conflitto di interessi mai visto prima in tali proporzioni, √® stato ancora una volta riconosciuto. Ancora una volta per lui c’√® un trattamento che per altri non √® previsto.

Napolitano non appare contento di questo strappo. Ripete di averlo fatto in nome del bene del paese, per non far cadere un governo la cui tenuta √®, secondo il Presidente, l’unica assicurazione per una ripresa economica.

Ma la verit√† e’ che questo stesso discorso, troppo spesso ripetuto, non √® del tutto convincente.
I cicli economici hanno sempre avuto molto poco a che fare con la stabilit√† dei governi, o, se √® per questo, con la loro capacit√†, o correttezza o corruzione. L’Italia √® la prova di tale tendenza: siamo stati al massimo del nostro sviluppo economico quando si cambiava governo ogni sei mesi. E siamo andati a picco anche quando guidati da illuminati e morigerati Premier.

Scommettiamo invece che una “soluzione alle vongole” per la condanna di un leader politico √® molto pi√Ļ dannosa per la reputazione del nostro paese della microstabilit√† di un fragile governo.


Pena, clemenza, incandidabilità. Le strade davanti al Cavaliere
di Dino Martirano
(dal “Corriere della Sera”, 15 agosto 2013)

LA CONDANNA
Arresti domiciliari o servizi sociali La scelta a ottobre
La Cassazione ha condannato Berlusconi a 4 anni di carcere per frode fiscale. La pena da eseguire √® stata ridotta a un anno per effetto dell’indulto per cui anche il Cavaliere (grazie al decreto svuotacarceri) rientra tra quei condannati che possono optare tra la detenzione domiciliare e l’affidamento in prova ai servizi sociali. L’ex premier ha detto che √® pronto ad andare in carcere ma anche il capo dello Stato ha dovuto ribadire che ¬ęla normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva arrogatagli e sancisce precise alternative che possono essere modulate tenendo conto delle esigenze del caso concreto ¬Ľ. Se Berlusconi non eserciter√† l’opzione, il 15 ottobre il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati adotter√† una seconda sospensione dell’ordine di carcerazione per consentire al magistrato di sorveglianza di Milano di ordinare d’ufficio (decisione presa de plano senza convocazione delle parti) la detenzione domiciliare. Berlusconi ha eletto domicilio in via del Plebiscito per cui sar√† il magistrato di sorveglianza di Roma a stabilirne le modalit√†: come successo per Gianstefano Frigerio (Forza Italia), Berlusconi potrebbe essere autorizzato a partecipare alle sedute del Senato (sempre che prima non scatti la decadenza).

LA GRAZIA
Domanda necessaria Ma potrebbe restare la sanzione accessoria
La grazia √® una prerogativa del capo dello Stato che, per√≤, √® stato chiarissimo: ¬ęLa grazia o la commutazione della pena pu√≤ essere concessa dal presidente della Repubblica anche in assenza di domanda. Ma nell’esercizio di quel potere… si √® sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda ¬Ľ. Dunque, resta da vedere se Silvio Berlusconi ha intenzione di avviare con un passo formale il percorso indicato da Giorgio Napolitano che, eventualmente, dopo un’approfondita istruttoria, porterebbe alla concessione di un atto di clemenza individuale. Uno degli avvocati di Berlusconi, Piero Longo, ha detto (e poi ritrattato) che Berlusconi prima o poi chieder√† la grazia: ¬ęBisogner√† vedere che tipo di provvedimento di clemenza verrebbe concesso ¬Ľ. Agli avvocati del Cavaliere, infatti, interessa molto che l’effetto di un’eventuale grazia presidenziale riguardi anche la pena accessoria (che deve essere ancora ricalcolata dalla corte d’appello di Milano) dell’interdizione dai pubblici uffici. La nota di Napolitano, invece, si riferisce a un ¬ęeventuale atto di clemenza individuale che incida sull’esecuzione della pena principale ¬Ľ.

LA DECADENZA
Il Senato è a rischio E gli atti di clemenza non potranno influire
La decadenza da senatore per incandidabilit√† sopravvenuta √® il primo scoglio che deve affrontare Berlusconi anche perch√© – come ha precisato Dario Stefano, presidente della giunta delle Elezioni del Senato – ¬ęl’eventuale grazia che potrebbe concedere Napolitano non c’entra nulla ai fini dell’incandidabilit√† perch√© la grazia interverrebbe sulla esecuzione della pena principale e non sugli effetti della condanna ¬Ľ. La condanna a 4 anni per frode fiscale, dunque, fa scattare la scure della legge Severino-Patroni Griffi del 2012 (anticorruzione) che stabilisce la incandidabilit√† (e quindi la decadenza per gli eletti) dei condannati a pene superiori ai due anni. Luned√¨ 9 settembre, la giunta del Senato ascolter√† il relatore Augello (Pdl) che ha tre strade davanti a s√©: 1) chiedere la decadenza di Berlusconi; 2) chiedere la convalida della sua elezione; 3) rimettersi alla giunta e chiedere un supplemento di istruttoria. Nel primo caso, se la giunta approva la decadenza, si apre un procedimento di contestazione a Berlusconi che avr√† 10 giorni per le controdeduzioni e la possibilit√† di essere ascoltato in udienza pubblica. La decisione della giunta (presa in camera di consiglio) passa poi all’aula che vota entro 30 giorni. Nel secondo caso (convalida), la proposta se accolta dalla giunta passa all’aula; se invece la convalida √® bocciata, si cambia relatore. ¬© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’INCANDIDABILITA’
Cancellato per 6 anni dalle liste L’ipotesi del Tar
L’incandidabilit√† di Silvio Berlusconi alle prossime elezioni √® uno spettro che agita non poco i vertici del Pdl. La norma in questione √® contenuta nell’articolo 13 del decreto attuativo della legge Severino-Patroni Griffi del 2012 (anticorruzione): ¬ęL’incandidabilit√† alla carica di deputato, senatore e membro del Parlamento europeo spettante all’Italia, derivante da sentenza definitiva di condanna…, decorre dalla data del passaggio in giudicato della sentenza stessa e ha effetto per un periodo corrispondente al doppio della durata della pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici comminata dal giudice. In ogni caso, l’incandidabilit√†, anche in assenza della pena accessoria non √® inferiore a 6 anni ¬Ľ. In altre parole, stando alla lettera della legge, gi√† oggi, se ci fossero elezioni anticipate, il condannato Silvio Berlusconi sarebbe incandidabile. Il divieto √® tassativo? Secondo una scuola di pensiero (diffusa nel Pdl), il condannato potrebbe candidarsi e poi essere giudicato ineleggibile dalla giunta del futuro Parlamento. Ma l’articolo 2 della legge anticorruzione sembra sufficientemente chiaro: ¬ęL’accertamento della condizione di incandidabilit√† alle elezioni […] comporta la cancellazione dalla lista dei candidati ¬Ľ. Il senatore Nitto Palma (Pdl) ha ipotizzato che contro questa decisione si possa ricorrere al Tar.

L’INTERDIZIONE
Un nuovo giudizio ricalcolerà il bando dai pubblici uffici
La Corte di Cassazione, nel condannare Berlusconi a 4 anni per frode fiscale, ha anche chiesto alla corte di Appello di Milano di ricalcolare la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. I giudici milanesi attenderanno il deposito della motivazione della sentenza della Cassazione (ci sono 30 giorni ma la prassi concede fino a 60 giorni, quindi fino al 30 settembre), e poi fisseranno il ruolo per l’udienza che potrebbe svolgersi a gennaio o a febbraio del 2014. Scontato il ricorso in Cassazione della difesa di Berlusconi ma poi, gi√† in primavera del prossimo anno, potrebbe arrivare il verdetto della Suprema Corte anche sulla pena accessoria: se condannato definitivamente, il Cavaliere sarebbe interdetto dai pubblici uffici da 1 a 3 anni. Ma non √® ancora chiaro se la pena accessoria si somma o si fonde con gli effetti (incandidabilit√†/ineleggibilit√†) della legge Severino. Per l’avvocato Raffaele Della Valle la soluzione risolutiva √® quella della commutazione della pena (una sorta di mini grazia concessa dal capo dello Stato) che ¬ę spazzerebbe via anche la pena accessoria e gli effetti della legge Severino ¬Ľ.

I SERVIZI SOCIALI
L’affidamento in prova cancella la pena Dubbi sull’eleggibilit√†
E se davvero Berlusconi accettasse la messa in prova con affidamento ai servizi sociali? In alternativa ai 9 mesi di detenzione domiciliare (frutto dello sconto – 45 giorni ogni 6 mesi – per ¬ębuona condotta ¬Ľ), il condannato per frode fiscale potrebbe scegliere di compiere un percorso di rieducazione lavorando presso una cooperativa che si occupa, ad esempio, di recupero dei tossicodipendenti. Questa scelta congela l’esecuzione della pena che, all’esito positivo della messa in prova, verrebbe completamente cancellata. C’√® chi sostiene che, allo stesso modo, l’esito positivo della prova elimina anche gli effetti penali della sentenza di condanna: primo tra tutti, quello innescato dalla legge Severino-Patroni Griffi (anticorruzione) che gi√† entro ottobre potrebbe portare il Senato a votare la decadenza di Berlusconi da parlamentare. Lo stesso varrebbe per l’incandidabilit√† alle prossime elezioni. Ma Valerio Spigarelli, presidente dell’Unione delle camere penali, non √® d’accordo: ¬ęL’incandidabilit√† non √® un effetto penale n√© una pena accessoria per cui non pu√≤ essere cancellata neanche dall’esito positivo di un eventuale affidamento ai servizi sociali ¬Ľ.

IL CSM
La pratica sul giudice non modificherà il verdetto definitivo
Lo stato maggiore del Pdl confida che il Consiglio superiore della magistratura quanto meno ¬ętiri le orecchie ¬Ľ al giudice Antonio Esposito. A lui, presidente del collegio della Cassazione chiamato a giudicare Berlusconi, viene contestata un’intervista al Mattino in cui si parla anche della sentenza prima ancora del deposito della motivazione. Ora quella intervista, per iniziativa dei tre consiglieri laici del Csm eletti su indicazione del Pdl, √® diventata l’oggetto di una pratica aperta in I commissione, quella che si occupa di trasferimenti d’ufficio per incompatibilit√† funzionale e ambientale. Fermo restando – come ammesso anche dall’ avvocato di Berlusconi, Franco Coppi – che nessuna decisione del Csm pu√≤ modificare la sentenza della Cassazione, la I commissione si riunir√† il 5 settembre per esaminare il caso Esposito. Parallelamente, la Guardasigilli Cancellieri ha dato mandato agli ispettori ministeriali di verificare se ricorrano gli estremi di un’azione disciplinare contro il presidente Esposito.


Silvio Berlusconi verso la grazia? Ecco gli ultimi due precedenti della clemenza di Giorgio Napolitano
di Margherita Nanetti
(da “L’Uffington Post”, 15 agosto 2013)

Nel caso in cui i legali del Cav chiedano al Quirinale un atto di grazia per Berlusconi, sarebbe la terza volta consecutiva, dopo i casi del colonnello statunitense Joseph Romano e del direttore de ‘Il Giornale’ Alessandro Sallusti, che la Procura generale di Milano sar√† chiamata ad esprimere il suo parere, non vincolante, sull’opportunit√† del gesto. Il processo Mediaset nel quale Berlusconi ha riportato la condanna definitiva si √® infatti svolto innanzi ai giudici di Milano, come √® avvenuto per i procedimenti sul rapimento dell’iman Abu Omar nel quale √® stato condannato Romano e in quello per la diffamazione ai danni di un magistrato nel quale Sallusti √® stato riconosciuto colpevole in via definitiva.

Se anche nell’ipotesi di una richiesta di grazia per Berlusconi la Procura milanese dovesse dire ‘no’, non si determinerebbe alcuna impasse nel cammino del provvedimento di clemenza, come dimostrano proprio le vicende di Romano e Sallusti.
Per l’ex comandante della base Nato di Aviano condannato insieme a 22 agenti della Cia per il rapimento di Abu Omar, il Pg diede parere negativo trattandosi di un reato “contro il diritto umanitario”. ‘Pollice verso’ venne espresso, dalla stessa Procura generale, anche per Sallusti per il quale pure la Cassazione aveva ritenuto il carcere l’unico rimedio possibile.

Nonostante ci√≤, Napolitano tir√≤ dritto per la sua strada e, lo scorso cinque aprile, a pochi giorni dalla scadenza del suo primo mandato, cancell√≤ la condanna a sette anni di reclusione (di cui tre condonati) inflitta dalla Cassazione il 19 settembre 2012 a Romano, l’unico militare coinvolto nel sequestro. A suo carico anche lo status di latitante nel processo. Un aspetto che normalmente non depone a favore della grazia.

Ancora pi√Ļ veloce fu l’iter della commutazione di pena per Sallusti, la cui condanna da 14 mesi di reclusione si tramut√≤ – per effetto del decreto quirinalizio firmato il 21 dicembre – in una ammenda di 15.325 euro nel giro di soli tre mesi dal passaggio in giudicato della condanna emessa dalla Suprema Corte il 26 settembre 2012. Per Romano di mesi ne passarono quasi sette. Per lui si era messa in moto anche la Casa Bianca.


Ferrara: “Berlusconi non si dimetter√† mai e proclamer√† la sua innocenza”
di Redazione
( da “Libero”, 15 agosto 2013)

”Mi farei cacciare. Proclamerei la mia innocenza, la mia condizione di vittima della giustizia, ma non mi dimetterei certo da senatore. E credo che Silvio Berlusconi non si dimetter√†, battendosi fino in fondo in giunta al Senato”. Giuliano Ferrara si mette nei panni del Cavaliere in una intervista a Repubblica: ”Le sentenze si possono criticare per√≤ poi si applicano. Berlusconi deve farsi alcuni mesi di domiciliari o servizi sociali o quel che sar√†. L’agibilit√† consister√† nella possibilit√† di Berlusconi di offrire un’altra immagine di leadership: lui √® prigioniero di una giustizia che √® riuscito a incastrarlo? Bene, ne rigetta la sostanza criticando la sentenza, ma ovviamente la subisce e la applica. Dimostrando tutta l’anomalia di questa situazione alla quale √® stato costretto e da l√¨ continuare a parlare agli italiani di tasse, di crescita, di governo: esercitare la leadership insomma. Nei limiti di un’agibilit√†, diciamo cos√¨, minorata”.

Continua il direttore del Foglio: ”Mi farebbe piacere per lui se arrivasse la grazia perch√© gli sono amico, lo riterrei un atto di giustizia, di riparazione, ma non √® quella la strada. E’ un’altra, lo ripeto: quella dell’espiazione pur paradossale della pena continuando a far politica, a sostenere il governo”.

Di certo, secondo Giuliano Ferrara, il rifiuto di Marina Berlusconi a prendere il posto del padre alla guida del Pdl non √® definitivo: ”Altrimenti non capirei certe sue interviste, la sua partecipazione al dramma paterno. Tuttavia Marina funziona se si vota a ottobre, non dopo, non tra due anni. In politica conta l’effetto sorpresa”.


I tre giorni di Berlusconi: ora silenzio, devo decidere
di Adalberto Signore
(da “il Giornale”, 15 agosto 2013)

Il giorno dopo la presa di posizione di Giorgio Napo ­litano il Cavaliere decide di seguire la strada del silen ­zio. Non solo perché da Arco ­re non arriva alcuna replica uf ­ficiale allo spiraglio aperto dal Quirinale, ma pure perché la linea che Silvio Berlusconi det ­ta ai suoi è esattamente quella di dichiarare il meno possibi ­le.
Non a caso, le esternazioni di parlamentari del Pdl sulla nota del Colle si contano sulla dita di una mano e a qualcuno tocca pure beccarsi la raman ¬≠zina dell’ex premier che ieri mattina pare non fosse pro ¬≠priamente di ottimo umore.

Il Cavaliere, questo confida in privato, ha bisogno di tem ¬≠po. ¬ęDue o tre giorni di rifles ¬≠sione per decidere il da farsi ¬Ľ, spiegava ieri al telefono con un parlamentare. Gi√†, perch√© se la trattativa con il Colle sul ¬≠la grazia √® gi√† in fase avanzata e se pure gli avvocati Niccol√≤ Ghedini e Franco Coppi han ¬≠no iniziato a lavorare su un’eventuale richiesta la deci ¬≠sione finale non √® stata ancora presa. Gi√†, perch√© seppure Na ¬≠poli ¬≠tano ha preso atto della ec ¬≠cezionalit√† della situazione e ha riconosciuto al Cavaliere la sua leadership politica, resta aperto il problema della deca ¬≠denza di Berlusconi da senato ¬≠re. Non un dettaglio, non solo sotto il profilo strettamente politico e d’immagine,ma an ¬≠che dal punto di vista pratico. Perch√© se mai Berlusconi do ¬≠vesse perdere l’immunit√† par ¬≠lamentare la sua convinzione √® che ¬ęnell’arco di pochi gior ¬≠ni verrebbero a bussare alla mia porta i pm di mezza Ita ¬≠lia ¬Ľ, non solo ¬ęquelli che usa ¬≠no la toga per fare attivit√† poli ¬≠tica ¬Ľ ma pure quei magistrati che ¬ęper un titolo di giornale sono pronti a tutto ¬Ľ. Senza lo scudo, insomma, quello che il leader del Pdl definisce senza mezzi termini ¬ęuna persecu ¬≠zione giudiziaria ¬Ľ non avreb ¬≠be pi√Ļ un freno.

Ed √® questo uno dei veri ti ¬≠mori del Cavaliere. Che pur non mettendo in discussione il governo guidato da Enrico Letta (¬ęnon saremo noi a farlo cadere ¬Ľ, continua a ripetere non solo alle colombe ma pu ¬≠re ai falchi pi√Ļ agguerriti) non nasconde che la questione po ¬≠trebbe avere delle conseguen ¬≠ze per la tenuta della maggio ¬≠ranza. ¬ęCome si fa a stare al go ¬≠verno con chi vota per farmi decadere da parlamentare? ¬Ľ, ripete Berlusconi da giorni ai suoi interlocutori. Gi√†, per ¬≠ch√© gli occhi sono puntati sul ¬≠la giunta per le elezioni del Se ¬≠nato che si riunir√† nella secon ¬≠da met√† di settembre. E dove sar√† messo all’ordine del gior ¬≠no il voto per far decadere da senatore il Cavaliere. Il M5S in particolare spinge per affretta ¬≠re i tempi e il Pd lo segue a ruo ¬≠ta.
√ą chiaro, per√≤, che se davve ¬≠ro si arrivasse a un simile voto il livello di tensione all’inter ¬≠no della maggioranza rischie ¬≠rebbe di andare oltre la soglia di sicurezza e questo lo sa be ¬≠ne anche Enrico Letta. Ecco perch√© i pontieri – sia sul fron ¬≠te Pdl, sia su quello Pd – sono al lavoro per cercare una me ¬≠diazione. L’idea sarebbe quel ¬≠la di provare a rinviare il voto in giunta di qualche mese, ma ¬≠gari chiedendo approfondi ¬≠menti sulla legge Severino. A quel punto, a novembre o di ¬≠cembre, potrebbe essere gi√† intervenuta la grazia che forse aiuterebbe a smussare in qual ¬≠che modo gli animi (non tanto tra i grillini, quanto nel Pd).


L’ammissione del condannato
di Francesco Merlo
(da “la Repubblica2, 15 agosto 2013)

Da unto del Signore a miracolato di Napolitano? L’istinto gli dice che chiedere la grazia non sarebbe umilt√†, ma umiliazione. La furbizia invece gliela suggerisce come ultima spiaggia. In questo dilemma che non √® dostoevskiano ma truffaldino, Berlusconi degrada anche il nobile istituto della grazia. I suoi delitti e la sua pretesa estortiva fanno di un valore laico e religioso una merce politica, “reificata” direbbe Marx, una miseria nel mercato dei partiti, un privilegio di casta.

“Ci sta pensando” dicono i suoi fedelissimi. “La chieder√†”, annunzia il suo avvocato e viene subito costretto a smentire. Berlusconi infatti la vorrebbe ma solo se mascherata da quarto grado di giudizio, riparazione di un torto, come gli suggeriscono la Santanch√© e Verdini, Cicchito e Alfano, sia i falchi e sia le colombe che pretendono di gestire la grazia come la presidenza di un ente pubblico, le nomine in un’impresa a partecipazione statale, la direzione del Tg1, un investimento da sottoporre alla solita contabilit√† politica.

E per√≤ il vecchio impresario di spettacolo, pur acciaccato e mal ridotto, capisce ancora benissimo che, questa volta, neppure il fracasso dei suoi giornali e delle sue tv riuscirebbe a coprire la potenza evocativa della richiesta di grazia del condannato Berlusconi Silvio all’ultimo comunista, al pi√Ļ longevo discendente di Amendola e Togliatti, una Canossa che farebbe il giro del mondo, un po’ come l’immagine della statua di Saddam abbattuta dalla democrazia finalmente vincente.

La grazia, concessa o negata che sia, √® un atto unilaterale, gratuito per sua natura, che non pu√≤ essere deciso da un consiglio di amministrazione bipartisan governato da Enrico Letta e Angelino Alfano. La grazia non √® una larga intesa ma al contrario un piccolo grande gesto che il capo dello Stato compie con il minimo di pubblicit√† possibile perch√© √® pudore, √® discrezione, √® sovranit√† che si esprime in atti minimi, √® forza che compatisce e non punisce. La grazia sostituisce alla violenza della pena l’energia della compassione.

Ecco perché Berlusconi non si decide e ancora non cede a tutti i gregari che hanno comunque bisogno di un capo. Berlusconi non vuole essere il loro capo per concessione, per grazia ricevuta da Napolitano.

Come si vede, chiunque la chieda al suo posto, la domanda di grazia sarebbe per lui una resa politica e un’ammissione di colpa, un riconoscimento della sentenza che, ribadita in tre gradi di giudizio, per qualsiasi altro italiano √® la pi√Ļ basilare ovviet√† dello Stato di diritto. E invece Berlusconi la denunzia come un ciclopico complotto della magistratura. E dunque non pu√≤ chiedere la grazia al capo di quella magistratura.

E va da sé che non chiedere la grazia non significa essere innocenti, ma solo non riconoscere il codice che ti ha condannato. Berlusconi non lo riconosce, lo combatte, lo considera una variante della battaglia politica, una continuazione della politica con altri mezzi.

Perci√≤ sfugge a Gianni Letta, si dispera al telefono con Cicchitto, raffredda le divampanti spavalderie del Giornale e di Libero, si rimpicciolisce nell’angolo davanti agli incitamenti di Giuliano Ferrara e alle tenere pressioni della famiglia. Non perch√© √® uno statista ma perch√© al contrario l’ha combinata cos√¨ grossa che non ne esce neppure con la grazia, che anzi gli suona come un’altra disgrazia.

D’altra parte, in Italia c’√® una folla di colpevoli che ogni giorno chiede e non ottiene la grazia. Tra loro ci sono delinquenti meno delinquenti di Berlusconi e altri che lo sono di pi√Ļ, ma che stanno davvero in galera. Solo i giornali della casa si comportano come se Berlusconi stesse per essere rinchiuso ad Alcatraz, come se non fosse stato condannato per un’accertata frode allo Stato, come se non avesse davanti i domiciliari ad Arcore o l’assegnazione ai servizi sociali, come se non gli fosse stata assicurata anche l’agibilit√† politica mentre sconter√† la pena, come se fosse il conte di Montecristo, ingiustamente e vilmente segregato tra i topi, a contatto diretto col bugliolo e i fetori, le cimici, i pidocchi, la barba lunga e il cerone che cola sul lifting disfatto.

C’√®, infine, nella sua tormentata indecisione, nel suo tentennare tra “la chiedo” e “non la chiedo” l’essenza stessa del berlusconismo, la natura profonda di Silvio Berlusconi che non pu√≤ neppure immaginare di non ottenere quel che chiede, abituato com’√® ad avere e a comprare tutto, anche le donne, il consenso e l’obbedienza.

Berlusconi si trova per la prima volta nella condizione di subire un rifiuto. Non c’√® infatti nessun Gianni Letta e nessuna responsabile politica delle larghe intese che possa garantirgli il favore di Napolitano. Anzi, se possiamo azzardare una previsione √® molto probabile che Napolitano non ceda, neppure per stanchezza. E certo non per paura dei soliti esagitati che gi√† lo destinano all’impeachment. La verit√† √® che Berlusconi vuole la grazia prima ancora di chiederla, a garanzia della stabilit√† politica. Vuole vincere la partita prima di giocarla. Vuole, come al solito, comprare il risultato.

E pi√Ļ si muove Gianni Letta con la sua felpata agitazione meno probabilit√† ci sono di ottenere una grazia che diventerebbe non solo la vittoria del ricatto ma anche il trionfo del peggiore politichese di corridoio, di una improponibile diplomazia dell’impunit√† che pi√Ļ lavora nell’ombra pi√Ļ toglie grazia all’istituto della grazia. E sarebbe anche il premio ai giornalisti della casa che si esibiscono in esegesi dottrinaria cavillando come esperti di retorica forense sulla giurisprudenza delle prerogative del capo dello Stato e intanto incitano alle passioni di piazza e alle fiamme dell’anima per difendere non il Dreyfus italiano ma la frode fiscale. E segnerebbe ancora la rinascita dei giustizialisti a quattro un soldo, quelli appunto che minacciano preventivamente il capo dello Stato, il giustizialismo demagogico che sogna la grazia a Berlusconi pi√Ļ di Berlusconi stesso.

Rimane la sofferenza che Berlusconi sta esibendo, quella sua maschera di vecchio tormentato, curvo e appesantito dal tempo e dagli stravizi. Ebbene quel suo corpo dolente che chiede grazia da un parte ti chiama alla piet√† e dall’altra ti indurisce. Pi√Ļ vorresti aiutarlo, pi√Ļ ti incupisce e ti inquieta perch√© nella sua decadenza fisica c’√® tutta la pessima esperienza dell’illegalit√† al potere, lo sbrindellamento dello Stato degli ultimi venti anni.


La partita di Berlusconi
di Alessandro Sallusti
(da “il Giornale”, 15 agosto 2013)

Tutti a cercare di capire quale sar√† la prossi ¬≠ma mossa. Berlusconi chieder√† o no la grazia? Il Pdl far√† o no cadere il governo? Il Pd romper√† l’alleanza votando per la de ¬≠cadenza da senatore dell’ex premier? E poi la gara a interpretare il messaggio di ieri di Napolitano: ha chiuso a Berlusconi, no ha aperto e via dicendo.

Do ¬≠mande legittime ma al momento senza risposta. Troppo delicata la situazione, troppo alta la posta perch√© i giocatori lascino anche solo intuire la ma ¬≠no. Pi√Ļ che altro prendono tempo, facendo girare sul tavolo carte tutto sommato inutili, nell’attesa di pescare il jolly che a questo punto pu√≤ arrivare solo grazie ad un errore dell’avversario. Non sar√† una partita lunga, questione di settima ¬≠ne per via delle scadenze giuridiche e parlamentari della sentenza. Saranno giorni intensi, ricchi di in ¬≠contri e trabocchetti politici e mediatici. Mi √® capita ¬≠to di vedere in queste ore Silvio Berlusconi per gli au ¬≠guri di Ferragosto e posso assicurare una cosa. Non mi √® parso n√© smarrito n√© impaurito. Anzi, d√† l’im ¬≠pressione di un uomo s√¨ offeso per l’ingiustizia subi ¬≠ta, ma molto deciso a non farsi travolgere. Credo che abbia le idee chiare sul da farsi e che al momen ¬≠to le tenga rigorosamente per s√©. A sensazione mi sento di escludere che tra queste ci sia quella di an ¬≠dare a piagnucolare sotto il Quirinale con il cappel ¬≠lo in mano. Se grazia sar√†, i motivi pietistici dovran ¬≠no rimanere fuori. Quello che il presidente della Re ¬≠pubblica potrebbe e dovrebbe fare √® ripristinare una situazione di giustizia e democrazia. Il resto po ¬≠co interessa perch√© in ogni caso il popolo dei mode ¬≠rati liberali non rimarr√† orfano. Sono convinto che Silvio Berlusconi, qualsiasi sar√† la sua agibilit√† fisi ¬≠ca e politica, continuer√† a essere il leader politico di oltre dieci milioni di italiani. Non a caso tra pochi giorni rinascer√† ufficialmente Forza Italia, segno evidente che l’avventura √® tutt’altro che al capoli ¬≠nea come gi√† ci vogliono fare credere la sinistra e i suoi giornali.E scommetto un’altra cosa. Che nel fu ¬≠turo di Forza Italia non ci sar√† alcun tipo di larghe in ¬≠tese o di compromessi al ribasso. Vuoi vedere che ancora una volta la macchinazione messa in piedi dalla loggia sinistra-magistratura si riveler√† un boo ¬≠merang per gli sciagurati autori? Ps: oggi, Ferragosto, come tutti i giornali ci pren ¬≠diamo una giornata di riposo. Torneremo in edicola sabato. Non mancate. Un grosso augurio di buone e serene vacanze da parte di tutti noi de Il Giornale.


Ecco come MD ha impedito ogni riforma
di Stefano Zurlo
(da “il Giornale”, 15 agosto 2013)

Coincidenze. Un ministro della Giu ¬≠stizia, Clemente Mastella, nella te ¬≠naglia della magistratura: estate 2007,l’Anm,a trazione Magistratura demo ¬≠cratica, minaccia scioperi se la riforma del ¬≠la giustizia, ormai in dirittura d’arrivo, non seguir√† le indicazioni del partito dei giudi ¬≠ci; dall’altra parte lo stesso Mastella,conti ¬≠nuamente al telefono con pm e giudici del ¬≠l’Anm, √® indagato a Catanzaro nell’inchie ¬≠sta Why Not.

Domanda: si pu√≤ scrivere un testo cos√¨ importante sotto la doppia pressione del partito dei giudici e di un’inchiesta? Ma questo √® lo stato dell’arte su un crinale deci ¬≠sivo nei rapporti fra politica e magistratura e pi√Ļ in generale per la definizione del ruo ¬≠lo della magistratura in Italia. La sfida √® de ¬≠cisiva: in quei giorni convulsi di luglio Ma ¬≠stella viene bombardato dall’Anm, il cui se ¬≠gretario √® Nello Rossi di Md, perch√© siano recepite le direttive delle toghe. Ma con ¬≠temporaneamente si svolge una gara con ¬≠tro il tempo perch√© il fallimento di Mastella farebbe scattare inesorabilmente la prece ¬≠dente riforma Castelli, che per l’Anm √® fu ¬≠mo negli occhi. Roberto Castelli, Guardasi ¬≠gilli del governo Berlusconi, ha partorito un’ambiziosissima legge che prevede, ad ¬≠dirittura, la mitica separazione delle carrie ¬≠re. O meglio, prevedeva perch√© i dubbi e qualcosa in pi√Ļ dei dubbi dei centristi han ¬≠no finito con l’annacquare lo spirito della norma. La separazione delle carriere, di cui si parla a vuoto da una ventina d’anni,√® rimasta in un cassetto, perch√© per portarla in porto sarebbe stato necessario passare per la cruna dell’ago di una nuova legge co ¬≠stituzionale, figurarsi, ma Castelli ha tenu ¬≠to duro. E ha licenziato un testo che, in sin ¬≠tesi, colloca i pm da una parte e i giudici dal ¬≠l’altra. √ą la separazione non delle carriere ma delle funzioni, il massimo che si pu√≤ fa ¬≠re in Italia, fra debolezze della politica e proteste dei giudici.

Il conto alla rovescia va avanti in quelle settimane: Mastella √® bersagliato dai vertici dell’Anm e, con il premier Romano Prodi, √® sotto inchiesta a Catanzaro dove Luigi De Magistris si avvale dell’opera di un con ¬≠sulente discusso, Gioacchi ¬≠no Genchi. Mastella a fine mese porta a casa le norme che disinnescheranno quelle targate Castelli. La controriforma Castelli,come l’hanno bollata i signori del ¬≠l’Anm.
L’Italia,che oggi avrebbe bisogno di cam ¬≠biare marcia proprio sulla giustizia, sconta ritardi che sono anche il frutto di quelle giornate. Mastella, pur di non perdere il tre ¬≠no, √® andato anche a genuflettersi al conve ¬≠gno di Md, ma √® stato trattato con una certe rudezza. Edmondo Bruti Liberati, oggi pro ¬≠curatore a Milano, gli ha risposto per le ri ¬≠me: ¬ęAttendiamo i fatti ¬Ľ senza rilasciare ¬ęcambiali in bianco ¬Ľ.E Nello Rossi,segreta ¬≠rio dell’Anm, √® stato altrettanto chiaro: ¬ęVo ¬≠gliamo vedere i fatti e prima non faremo sconti a nessuno ¬Ľ.Poi Mastella trova la qua ¬≠dra, ovvero vara una riforma che piace ai magistrati e manda su tutte le furie gli avvo ¬≠cati che da sempre denunciano lo strapote ¬≠re dell’accusa nelle aule di giustizia. Non importa, va be ¬≠ne cos√¨. Il comitato direttivo centrale dell’Anm – la termi ¬≠nologia √® ancora sovietica ¬≠approva con i voti decisivi di Md e delle altre correnti di si ¬≠nistra il doc ¬≠umento che fa re ¬≠tromarcia sugli scioperi. Tut ¬≠ti al lavoro. ¬ęCon la revoca della mia riforma- commen ¬≠ta amaro Castelli – emerge la verit√† vera che avevo previ ¬≠sto. L’agitazione √® finita ¬Ľ.
Coincidenze. De Magistris e l’indagine vengono spazzati via dal Csm. Per la cronaca Roma indaga e Rossi seque ¬≠stra l’archivio Genchi in cui c’√® anche una telefonata fra lo stesso Rossi e Mastella, in ¬≠dagato da De Magistris e Genchi ma autore di una riforma non sgradita a Rossi. Sem ¬≠bra una filastrocca. La giustizia √® passata e passa ancora oggi lungo questi tornanti.


Telefonate tra Esposito Jr e lo 007 in prigione
di Massimo Malpica
(da “il Giornale”, 15 agosto 2013)

Antonio Esposito replica al Giornale e dice che il bonifico ricevuto dall’Ispi a titolo di ¬ęcompenso direzione centro di consulenza Sapri ¬Ľ aveva come reale beneficiario non lui ma la moglie, Maria Giffoni. ¬ęLa som ¬≠ma di 974,56 euro, indicata nel ¬≠l’articolo – spiega in una nota ¬≠rappresenta il compenso netto per prestazioni effettuate da mia moglie, consulente psico ¬≠pedagogica, quale direttore del Centro Ispi di consulenza alle famiglie di disabili ¬Ľ, e ¬ęil relati ¬≠vo bonifico √® stato accreditato sul conto corrente di mia mo ¬≠glie, conto cointestato ad en ¬≠trambi e sul quale confluisco ¬≠no i redditi di ciascuno ¬Ľ.

Alla no ¬≠ta Esp ¬≠osito allega un documen ¬≠to redatto ieri da un commercia ¬≠lista che attesta la riferibilit√† di quella somma alla Giffoni, ¬ęle ¬≠gale rappresentante dell’Ispi ¬Ľ, e un prospetto contabile dal quale si desume che il compen ¬≠so √® relativo alla direzione del centro e ad altre attivit√†, tra cui l’organizzazione della manife ¬≠stazione di apertura del centro.
Quella, si presume, alla quale Esposito ha partecipato come relatore, e sul cui volantino tra i contatti dell’Ispi c’era il cellula ¬≠re del magistrato.
Dopo aver rivelato d’essere contitolare di un conto con la coniuge il giudice – che annun ¬≠cia querele per ¬ęla gravissima violazione del segreto banca ¬≠rio ¬Ľ per la pubblicazione del ¬≠l’estratto conto dell’Ispi- defini ¬≠sce ¬ędiffamatorio ¬Ľ l’articolo, che pure anticipava esplicita ¬≠mente tra le ipotesi quella che il conto fosse cointestato. Nel pezzo si osservava, in questo ca ¬≠so, l’inopportunit√† di far conflu ¬≠ire i redditi dell’Ispi su un conto riferibile al giudice, indicando il suo nome come beneficiario con quello della moglie. Non certo un¬ęatto dovuto ¬Ľ:a specifi ¬≠ca richiesta il servizio clienti del ¬≠l’Ubi ¬≠Banco di Brescia ha rispo ¬≠sto che in caso di b ¬≠onifico a favo ¬≠re del titolare di un conto cointe ¬≠stato va indicato il solo nome dell’effettivo beneficiario. L’inopportunit√† √® correlata a un punto sul quale il giudice di Cassazione Esposito non ha for ¬≠nito ancora nessuna precisazio ¬≠ne. Ossia il ruolo che il magistra ¬≠to r ¬≠iveste nell’associazione cul ¬≠turale/ agenzia di formazione di famiglia,per conto della qua ¬≠le a novembre dell’anno scorso ha firmato una convenzione con un istituto statale di Sapri.

Il giudice, intanto, ha chiesto al Csm l’apertura di una ¬ęprati ¬≠ca a tutela ¬Ľ contro ¬ęgli attacchi subiti in queste settimane ¬Ľ. Il Consiglio superiore dovr√† dun ¬≠que occuparsi del magistrato sia per valutare eventuali puni ¬≠zioni per l’intervista al Mattino in cui commentava la sentenza di condanna a carico di Berlu ¬≠sconi sia della sua difesa dagli asseriti ¬ęattacchi ¬Ľ della stam ¬≠pa. E proprio ieri il Sole24Ore ha rispolverato le carte dell’in ¬≠chiesta sul prefetto Franco La Motta, arrestato a giugno scor ¬≠so per aver sottratto soldi dal fondo edifici di culto del Vimi ¬≠nale, ricordando un tentativo del prefetto di ottenere un ap ¬≠puntamento col giudice Esposi ¬≠to tramite il figlio magistrato.
Nell’ordinanza d’arresto a ca ¬≠rico ¬≠di La Motta il giudice Massi ¬≠mo Di Lauro, a proposito del ri ¬≠schio di inquinamento delle prove, riporta infatti una nota del Ros dello scorso 10 giugno, considerata esemplare delle ¬ęaderenze ¬Ľ vantate dal prefet ¬≠to. Si tratta della trascrizione di ¬ędue conversazioni, piuttosto ambigue, tra il Prefetto e due uo ¬≠mini, uno dei quali s’ipotizza possa identificarsi in Ferdinan ¬≠do Esposito (figlio di Antonio, ndr ), magistrato presso la pro ¬≠cura di Milano ¬Ľ. La Motta il 23 maggio chiama il cellulare di Esposito Jr, e la conversazione √® surreale, con l’interlocutore che passa dal tu al lei in pochi istanti. La Motta: ¬ęSono il dot ¬≠tor La Motta, non c’√®? ¬Ľ.Interlo ¬≠cutore: ¬ęFranco… sei tu? ¬Ľ. LM: ¬ęS√¨ eccoci, scusami non ti avevo riconosciuto… ciao ¬Ľ. I: ¬ęNooo, prego… come sta dottore, be ¬≠ne? ¬Ľ. LM: ¬ęEh insomma, abba ¬≠stanza bene, volevo solo farti un saluto affettuoso(…) ¬Ľ. ¬ęIm ¬≠mediatamente dopo ¬Ľ La Motta chiama un cellulare intestato al Dap ¬ęsenza ottenere risposta ¬Ľ. Ma viene ri ¬≠chiamato dal ¬≠la stessa uten ¬≠za ¬ędalla qua ¬≠le parlava tale ‚ÄúFerdinan ¬≠do‚ÄĚ ¬Ľ, spiega ¬≠no gli investi ¬≠gatori. Va det ¬≠to, questo non √® agli atti ma sul web, che la stessa utenza del ¬≠l’am ¬≠ministra ¬≠zione peniten ¬≠ziaria √® ripor ¬≠tata su un an ¬≠nuncio online del 2005 in cui un certo ¬ęfer ¬≠dinando. esposito ¬Ľ metteva in vendita una moto. Dopo un po’ di con ¬≠venevoli, La Motta dice a ¬ęFerdi ¬≠nando ¬Ľ: ¬ęIo avevo bisogno so ¬≠lo… pigliarmi un caff√© n’attimo co’ pap√† per notiziarlo su alcu ¬≠ne cose quando… me lo fai tu da ponte per favore? ¬Ľ. Ferdinan ¬≠do replica: ¬ęS√¨ come no (…) va bene non si preoccupi e poi la chiamo ¬Ľ. Per il gip non ci sono elementi per¬ęindurre anche so ¬≠lo a ipotizzar ¬≠e che il cercato con ¬≠tatto con la persona che s’ipotiz ¬≠za essere consigliere di cassa ¬≠zione sia andato a buon fine ¬Ľ, ma le intercettazioni finiscono agli atti perch√© ¬ęil tenore ¬Ľ delle stesse e ¬ęl’immediatezza ¬Ľ con cui La Motta viene richiamato ¬ęla dicono lunga ¬Ľ sulle sue ade ¬≠renze e sulla possibilit√† di inqui ¬≠nare le indagini.


L’Espresso: ‚ÄúEredit√† offshore e villa alle Bermuda per Marina Berlusconi‚ÄĚ
di Redazione
(da “il Fatto Quotidiano”, 15 agosto 2013)

Un patrimonio nei paradisi fiscali ‚Äėconfezionato’ per lei dall’avvocato Mills su cui far convergere il ‚Äėnero’ di Mediaset. Questa la rivelazione dell’Espresso su Marina Berlusconi, promogenita di Silvio, delfino designato delle aziende di famiglia e √Ę‚ā¨‚Äú pur rinunciataria √Ę‚ā¨‚Äú del partito del Cavaliere. Le societ√† e i conti, compresa una villa alle Bermuda √Ę‚ā¨‚Äú scrive il settimanale √Ę‚ā¨‚Äú sarebbero state intestate a Marina il 14 dicembre del 1990. E’ il giorno prima delle seconde nozze di Berlusconi con Veronica Lario, e il ‚Äėpacchetto’ serve a evitare problemi di successione tra i figli e la seconda moglie. Ecco allora che l’avvocato David Mills √Ę‚ā¨‚Äú non a caso le carte sono emerse con il processo Mediaset √Ę‚ā¨‚Äú crea due ‚Äútrust‚ÄĚ per Marina e Piersilvio.

Cos√¨ lo stesso Mills descriveva la cosa nel 2004: ‚ÄúLo scopo era destinare una parte del patrimonio privato di Silvio Berlusconi ai figli del suo primo matrimonio: mi si chiedeva di costruire due veicoli societari per i diritti televisivi e destinare i profitti a Marina e Piersilvio. E si voleva che questa struttura rimanesse riservata‚ÄĚ. Il trust della primogenita si chiama ‚ÄėMuesta’ e sull’atto costitutivo c’√® la firma della stessa Marina. Ma per la procura di Milano √Ę‚ā¨‚Äú che ha chiesto l’archiviazione della donna nel procedimento Mediaset √Ę‚ā¨‚Äú a gestire i soldi √® sempre stato il padre. Solo il vero proprietario del denaro, argomenta del resto l’Espresso, poteva destinarne una parte a Marina e Piersilvio.

La stessa Marina, scrive ancora il settimanale, avrebbe poi almeno una societ√† offshore. Si chiama Bridgestone Properties Limited. Ai magistrati che gli chiedono conto della societ√† Mills ammette nel 2003: ‚ÄúBridgestone Limited √® la societ√† che aveva acquistato la villa di Silvio Berlusconi alle Bermuda e un’imbarcazione. So che la societ√† apparteneva a Marina Berlusconi. E ne ho avuto conferma quando ho consegnato le carte di Bridgestone all’avvocato Maurizio Cohen di Montecarlo, che mi disse che le avrebbe consegnate a Marina Berlusconi ¬Ľ. Nel 2004 Maurizio Cohen conferma tutto: ‚ÄúRicordo di aver ricevuto nel 1999 o 2000, mi sembra dall’avvocato Mills, il dossier concernente la propriet√† Blue Horizons (il nome della villa, ndr)‚ÄĚ. A chi appartiene la villa? ‚ÄúMarina Berlusconi ha il godimento esclusivo della propriet√† e lei stessa mi ha indicato che √® registrata come proprietaria nei registri fondiari delle Bermuda. Mi ha detto che ne √® diventata proprietaria per donazione ¬Ľ.


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Bart