Amore celato

di Mario Camaiani

-Buon giorno, Carlo.

-Gia’……buongiorno; ma intanto piove a dirotto! E fa freddo; ma tu, Giorgio, non lo temi: prendi il filobus qui vicino, scendi davanti alla porta dell’ufficio e sei a posto; mentre io ho da lavorare sotto la pensilina, magari sdraiato in terra, a riparare le sporche macchine dei clienti.

-Mi dispiace che tu dica così, riprese con rammarico Giorgio, speriamo che presto tu abbia un lavoro migliore: comunque, credimi, anch’io ho le mie preoccupazioni.

I due giovani, giunti in fondo alla scala, uscirono nella strada e si separarono.

Ambedue abitavano fin da piccoli nei due rispettivi appartamenti al terzo piano di un vecchio ma austero casamento situato in una via centrale della città.

Carlo Rifredi era figlio di un tranviere in pensione, che si era molto sacrificato per farlo studiare; ma il ragazzo aveva dato grossi dispiaceri ai suoi genitori e, infine, interrotto gli studi, era stato occupato come operaio in un garage, ma anche nel lavoro era svogliato ed inoltre era molto viziato. Egli aveva una sorella: Lucia, di tre anni più giovane di lui: essa era una brava ed obbediente figliola, aiutava l’anziana madre nelle faccende di casa ed inoltre faceva la sarta.

Giorgio Massai, ragioniere, impiegato in una società d’assicurazioni, era figlio unico di un maestro elementare e di una buona donna di origine contadina: il loro era stato un matrimonio d’amore.

Giorgio aveva la stessa età di Carlo, ventuno anni, ma completamente diverso nel fisico e nel carattere. Nel fisico era stato duramente colpito da piccolo a causa della poliomielite che l’aveva ridotto ad essere per sempre sciancato.

Il suo carattere buono e mite per natura, si era fatto, a causa della menomazione, enormemente riservato e timido. I due giovani avevano frequentato la stessa scuola; ma mentre Giorgio era arrivato al diploma, Carlo era stato respinto, nonostante che Giorgio, che gli voleva bene come ad un fratello, l’avesse aiutato con tutti i mezzi e lo avesse sempre stimolato a studiare con volontà.

In quei tempi lontani anche Carlo era amico devoto di Giorgio; ma in seguito era diventato invidioso di esso per la di lui migliore situazione sociale e non lasciava perdere mai l’occasione di manifestargli questa sua cattiva disposizione, come appunto nella risposta acida al cordiale saluto dell’amico.

Ma Giorgio, nonostante che ci soffrisse, lo considerava il suo migliore amico e cercava sempre di aiutarlo, magari con buoni consigli.

Anche le due rispettive famiglie erano in cordiali rapporti e Giorgio e Lucia erano buoni amici; anzi da qualche anno, Giorgio nutriva per essa un sentimento   ben più profondo: ne era innamorato. Ma egli non si era mai ad essa manifestato in tal senso, nonostante che varie volte avesse deciso di farlo ma, invece, in tutte le occasioni che gli capitavano egli, soffocato dal proprio complesso di inferiorità, non concludeva niente e si lasciavano, come sempre, da buoni amici.

Giorgio temeva che una bella e prospera ragazza come Lucia non avrebbe accettato un marito come poteva essere lui, così menomato nel fisico.

Quella sera Giorgio uscì dall’ufficio con una decisione che gli era maturata da vari giorni: avrebbe finalmente posto fine all’assillo d’amore che lo tormentava da vario tempo con un mezzo molto sicuro: aveva infatti deciso di scrivere a Lucia, in una lettera, tutto l’amore che nutriva per lei, spiegandole   il suo stato d’animo per cui aveva scelto la dichiarazione epistolare.

Egli sapeva che le lettere che arrivavano a Lucia da parte di amiche, non venivano aperte né dai genitori, né dal fratello: era quindi sicuro che solo Lucia l’avrebbe letta.

S’incamminò verso casa e, giunto alla chiesa del SS. Nome di Maria, vi entrò e si diresse all’altare della Madonna. S’inginocchiò ai piedi della Vergine di Montenero e pregò devotamente la Santa Madre affinché Essa lo aiutasse a risolvere bene il problema così importante della sua vita. Pregò anche per Carlo, che divenisse più buono e fosse più felice.

Due anni avanti la sua mamma era caduta gravemente ammalata ed i medici avevano dato poche speranze; Giorgio allora aveva pregato dinanzi a quella immagine e la sera stessa la sua cara madre aveva iniziato a stare meglio. Dopo pochi giorni era guarita. Anche questa volta egli aveva molta fiducia che la Madonna lo avrebbe aiutato.

Giunto a casa cenò, conversò brevemente con i genitori e si ritirò nella sua camera. Lì scrisse la sua progettata lettera, la mise in una busta su cui, con la macchina per scrivere dell’ufficio, aveva già scritto l’indirizzo di Lucia e si coricò pieno di pensieri trepidanti.

La mattina seguente si avviò al lavoro e si diresse subito verso la cassetta d’impostazione, all’angolo della strada. Qui giunto tirò fuori la lettera ma, proprio in quell’istante, fu raggiunto da Carlo che andava anche lui al lavoro.

–                 Ohè Giorgio, disse Carlo, a chi scrivi? Hai forse anche tu l’amorosa? E così dicendo battè forte con una mano sulla spalla di Giorgio: la lettera gli sfuggì di mano e cadde in terra.

–                  ……- Ma, fece Carlo, sogno o son desto? Quello è il nome di mia sorella: che storia è mai questa? E si chinò prendendo la lettera. Giorgio cambiò colore e tremando cercò disperatamente di riprenderla.

–                 Carlo ti prego, rendimela, ti scongiuro in nome della nostra amicizia non cercare di leggerla: presto ti spiegherò.

–                 Lo voglio sapere subito, invece. E così dicendo Carlo si allontanò veloce con la lettera, vanamente inseguito dal povero Giorgio il quale, qualche minuto dopo, raggiunse l’amico che, sogghignando, l’aspettava.

–                 Ah! E’ così, dunque: il timido ragionierino! E ti credi di essere un uomo tu? Sei impastato di ricotta! A scuola ti hanno promosso forse anche perché hanno avuto pietà; ma mia sorella per compassione non ti prende di certo…che dici? Vuoi la lettera? Si tieni, non piangere. E così dicendo Carlo buttò la lettera addosso a Giorgio il quale era talmente avvilito e prostrato che quasi non aveva più la forza di stare in piedi. Poi, quando Carlo si fu allontanato, stracciò la lettera e piangendo sommessamente si avviò verso l’ufficio.

–                 Allora, Carlo, stasera si fa baldoria?

–                 Sì, ragazzi, come d’accordo: andremo alla trattoria “Tre stelle”, lì ci troveremo delle ragazze compiacenti e ci divertiremo un mondo. Il dialogo si era svolto al garage dove lavorava Carlo fra di lui e due suoi compagni di lavoro: Cesare e Maurizio. Alla trattoria “Tre stelle”, situata in una zona piuttosto malfamata, quella sera c’era molta gente. Un uomo, evidentemente ubriaco, si avvicinò al tavolo dove c’erano Carlo, i suoi due amici e tre ragazze e disse, rivolgendosi alla compagna di Cesare:- Salute, Sirena; com’è che ti trovi qui invece di essere all’appuntamento che mi avevi dato? Vieni via subito. E la prese per un braccio. – Lasciala stare, intervenne Cesare. E così dicendo gli sferrò un pugno in faccia che lo rovesciò all’indietro. L’uomo battè la testa in terra e rimase esanime. Subito successe una grande confusione e Maurizio decise:

–                 Presto, scappiamo. I tre giovani presero strade diverse, dileguandosi nelle vie adiacenti. Carlo era rimasto scosso dalla scena e si era pentito di essere fuggito. In quel mentre gli sembrò di udire delle voci che si avvicinavano. Pensò di essere inseguito, affrettò l’andatura e dopo una svolta, urtò contro un anziano signore che stava entrando in una casa.

–                 Mi scusi, signore.

–                 A momenti mi gettavi in terra…Ma tu sei il figlio di Rifredi! E dove vai così affannato, a quest’ora?   Carlo non sapeva che dire.

–                 Vieni in casa mia: voglio sapere che ti è capitato! L’uomo era il Colonnello Ciampi, in pensione, vecchio amico della famiglia Rifredi. Entrati in casa, Carlo, che lo stimava come un padre, gli raccontò la storia della trattoria. – Figliuolo, penso che tu abbia preso una brutta strada, frequentando cattive amicizie; fino a qual punto recherai dispiacere ai tuoi genitori? Correggiti, ragazzo! La paternale durò parecchio e Carlo scoppiò in lacrime. Al momento del commiato il Colonnello gli dette un libro e gli disse. – Questo non è un libro qualsiasi: è la Bibbia. Te lo regalo se mi prometti di leggerlo spesso cercando di migliorarti sempre, attraverso gl’insegnamenti di esso. Carlo annuì e, turbato, tornò a casa. L’indomani, al garage, Cesare si vantava della bravata della sera avanti, ma Carlo l’interruppe: -E smettila! Abbiamo agito quasi da delinquenti; che ne sarà stato dell’uomo che hai colpito?

–                 Ho letto il fatto sul giornale,  disse Maurizio, è solo leggermente ferito: ma noi non ci hanno individuato.

–                 Qualche settimana dopo, in casa Rifredi, a cena, il padre di Carlo leggendo il giornale esclamò: – Perbacco! E’ morto il Col. Ciampi. La cena venne interrotta ed i Rifredi ricordarono il caro Ciampi.

–                 Carlo, più degli altri, rimase colpito per la sua morte e da quel giorno continuò a tornare, più che mai, sulla retta via. Aveva deciso di frequentare una scuola serale per conseguire un diploma. – Giorgio mi aiuterà, pensava. Cercherò di rimediare al male che gli ho fatto; ma egli mi sfugge e non mi saluta più: come ho agito male!

–                 Lucia cuciva alla macchina e suo fratello era seduto li vicino. – Dimmi, Lucia, com’è che non sei ancora fidanzata? La ragazza alzò vivamente la testa: – Che domanda!

–                 Non mi è ancora capitato un giovane adatto.

–                 Adatto? Lo vuoi forse ricco e bello?

–                 No, affatto: voglio solo che mi voglia veramente bene. – Anche, riprese Carlo, se esso fosse un po’ infelice…….com’è Giorgio, per esempio? Lucia diventò rossa in viso e disse: – Ma certo, purchè ci si amasse. Poi soggiunse: – Giorgio è tanto buono e bravo.

–                  Carlo, rilevato il turbamento della sorella, incalzò: – Forse che gli vuoi bene?

–                 Sono cose che non ti riguardano, queste!- esclamò Lucia e si rimise a lavorare.

–                 Dunque, pensò Carlo, ho rovinato tutto io: ma voglio subito rimediare: parlerò sicuramente con Giorgio chiedendogli perdono e tutto sarà a posto.

In quell’istante la porta dei Massai si chiuse e Carlo udì il passo strascicato di Giorgio. Si precipitò alla porta, uscì sul pianerottolo e disse: – Aspettami Giorgio, ho da parlarti.

Giorgio, all’udire la voce di Carlo, ebbe un sussulto e accelerò il passo ma, giunto in cima alla rampa delle scale, cadde dal primo gradino, battè il fianco destro sulla ringhiera e stava   per ruzzolare per la scala, quando Carlo, resosi conto dell’accaduto, si slanciò in avanti con tutta energia, afferrò Giorgio per la vita, ritraendolo in piedi, ma egli ormai sbilanciato e proiettato in avanti, urtò   violentemente nella bassa ringhiera e precipitò nella tromba delle scale.

Il dottore uscì serio dalla camera del ferito. Il padre di Carlo lo guardava ansioso.

– Ha la spina spezzata; disse con gravità il medico, praticamente non c’è speranza. L’agonia durò due giorni. Carlo, lucidissimo di mente, volle il sacerdote e, dopo avere ricevuto i Sacramenti, volle accanto a sé Lucia e Giorgio. Con un filo di voce, ansando, disse:- Lucia cara, Giorgio ti ama tanto ed è stato per causa mia se lui non te lo ha dichiarato. Ed anche Lucia ti vuole bene, Giorgio: amatevi sempre, siate felici e, qualche volta, pregate per me. Singhiozzando, Giorgio e Lucia unirono la loro mani. Anche Cesare e Maurizio corsero al letto del morente, ed egli disse loro: – Quanto era vano il nostro motto “vivere intensamente, anche se poco”! Adesso vorrei avere la salute! Farei certamente una vita più positiva! Ora capisco bene tutto, ora che non sono più in tempo a cambiare vita. Ma ringrazio il Signore che mi ha dato il tempo di ritrovare la pace dello spirito. Poi ebbe una crisi e non potè più parlare.

Alcuni mesi dopo furono celebrate le nozze Massai-Rifredi, in forma privata. Cesare e Maurizio furono i testimoni. La madre di Carlo un giorno guardò nel comodino del suo amato figlio. C’era un libro ben rilegato.Lo prese: era la Bibbia. L’aprì alla pagina dov’era il segnalibro: era l’ultima pagina letta da suo figlio. In fondo, le ultime righe riportavano un brano del Vangelo. Erano parole di Gesù: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”.

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Commenti

2 risposte a “Amore celato”

  1. Avatar Mario Camaiani
    Mario Camaiani

    Invio questo bel commento al mio racconto che l’amico Gian Gabriele Benedetti mi ha fatto pervenire sulla mia posta elettronica:

    “Caro Mario,
    complimenti per il tuo racconto, pubblicato sul sito. Io ti ho scritto questo commentino, che dispongo qui di seguito. Spero che tu lo accetti benevolmente. Un abbraccio ed a risentirci presto.
    Gian Gabriele.
    Due personalità diverse, due modi di affrontare la vita. Non conta l’handicap, che potrebbe condizionare non poco. Anzi, sembra offrire una spinta per una condotta più consona ai sani principi dettati soprattutto dalla fede. Ma la fede non conosce ostacoli: sa penetrare nell’animo umano, pian piano, silenziosamente e si fa intensa. Ed ecco che, pur nel momento difficile, pur nell’ora suprema, riesce inondare la coscienza col suo forte carismatico profumo.
    Storia complessa, sospesa tra la caduta di valori e la possibilità di riscatto; storia tramutata in saggia ricognizione ed in valenze destinate a vivere oltre il battito umano.
    Gian Gabriele Benedetti.”

    Caro amico Gian Gabriele ti ringrazio tanto e tanto mentre fraternamente ti saluto.
    Mario.