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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Amore celato

12 Marzo 2010

di Mario Camaiani

-Buon giorno, Carlo.

-Gia’√Ę‚ā¨¬¶√Ę‚ā¨¬¶buongiorno; ma intanto piove a dirotto! E fa freddo; ma tu, Giorgio, non lo temi: prendi il filobus qui vicino, scendi davanti alla porta dell’ufficio e sei a posto; mentre io ho da lavorare sotto la pensilina, magari sdraiato in terra, a riparare le sporche macchine dei clienti.

-Mi dispiace che tu dica cos√¨, riprese con rammarico Giorgio, speriamo che presto tu abbia un lavoro migliore: comunque, credimi, anch’io ho le mie preoccupazioni.

I due giovani, giunti in fondo alla scala, uscirono nella strada e si separarono.

Ambedue abitavano fin da piccoli nei due rispettivi appartamenti al terzo piano di un vecchio ma austero casamento situato in una via centrale della città.

Carlo Rifredi era figlio di un tranviere in pensione, che si era molto sacrificato per farlo studiare; ma il ragazzo aveva dato grossi dispiaceri ai suoi genitori e, infine, interrotto gli studi, era stato occupato come operaio in un garage, ma anche nel lavoro era svogliato ed inoltre era molto viziato. Egli aveva una sorella: Lucia, di tre anni pi√Ļ giovane di lui: essa era una brava ed obbediente figliola, aiutava l’anziana madre nelle faccende di casa ed inoltre faceva la sarta.

Giorgio Massai, ragioniere, impiegato in una societ√† d’assicurazioni, era figlio unico di un maestro elementare e di una buona donna di origine contadina: il loro era stato un matrimonio d’amore.

Giorgio aveva la stessa et√† di Carlo, ventuno anni, ma completamente diverso nel fisico e nel carattere. Nel fisico era stato duramente colpito da piccolo a causa della poliomielite che l’aveva ridotto ad essere per sempre sciancato.

Il suo carattere buono e mite per natura, si era fatto, a causa della menomazione, enormemente riservato e timido. I due giovani avevano frequentato la stessa scuola; ma mentre Giorgio era arrivato al diploma, Carlo era stato respinto, nonostante che Giorgio, che gli voleva bene come ad un fratello, l’avesse aiutato con tutti i mezzi e lo avesse sempre stimolato a studiare con volont√†.

In quei tempi lontani anche Carlo era amico devoto di Giorgio; ma in seguito era diventato invidioso di esso per la di lui migliore situazione sociale e non lasciava perdere mai l’occasione di manifestargli questa sua cattiva disposizione, come appunto nella risposta acida al cordiale saluto dell’amico.

Ma Giorgio, nonostante che ci soffrisse, lo considerava il suo migliore amico e cercava sempre di aiutarlo, magari con buoni consigli.

Anche le due rispettive famiglie erano in cordiali rapporti e Giorgio e Lucia erano buoni amici; anzi da qualche anno, Giorgio nutriva per essa un sentimento ¬† ben pi√Ļ profondo: ne era innamorato. Ma egli non si era mai ad essa manifestato in tal senso, nonostante che varie volte avesse deciso di farlo ma, invece, in tutte le occasioni che gli capitavano egli, soffocato dal proprio complesso di inferiorit√†, non concludeva niente e si lasciavano, come sempre, da buoni amici.

Giorgio temeva che una bella e prospera ragazza come Lucia non avrebbe accettato un marito come poteva essere lui, così menomato nel fisico.

Quella sera Giorgio usc√¨ dall’ufficio con una decisione che gli era maturata da vari giorni: avrebbe finalmente posto fine all’assillo d’amore che lo tormentava da vario tempo con un mezzo molto sicuro: aveva infatti deciso di scrivere a Lucia, in una lettera, tutto l’amore che nutriva per lei, spiegandole ¬† il suo stato d’animo per cui aveva scelto la dichiarazione epistolare.

Egli sapeva che le lettere che arrivavano a Lucia da parte di amiche, non venivano aperte n√© dai genitori, n√© dal fratello: era quindi sicuro che solo Lucia l’avrebbe letta.

S’incammin√≤ verso casa e, giunto alla chiesa del SS. Nome di Maria, vi entr√≤ e si diresse all’altare della Madonna. S’inginocchi√≤ ai piedi della Vergine di Montenero e preg√≤ devotamente la Santa Madre affinch√© Essa lo aiutasse a risolvere bene il problema cos√¨ importante della sua vita. Preg√≤ anche per Carlo, che divenisse pi√Ļ buono e fosse pi√Ļ felice.

Due anni avanti la sua mamma era caduta gravemente ammalata ed i medici avevano dato poche speranze; Giorgio allora aveva pregato dinanzi a quella immagine e la sera stessa la sua cara madre aveva iniziato a stare meglio. Dopo pochi giorni era guarita. Anche questa volta egli aveva molta fiducia che la Madonna lo avrebbe aiutato.

Giunto a casa cen√≤, convers√≤ brevemente con i genitori e si ritir√≤ nella sua camera. L√¨ scrisse la sua progettata lettera, la mise in una busta su cui, con la macchina per scrivere dell’ufficio, aveva gi√† scritto l’indirizzo di Lucia e si coric√≤ pieno di pensieri trepidanti.

La mattina seguente si avvi√≤ al lavoro e si diresse subito verso la cassetta d’impostazione, all’angolo della strada. Qui giunto tir√≤ fuori la lettera ma, proprio in quell’istante, fu raggiunto da Carlo che andava anche lui al lavoro.

– ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Oh√® Giorgio, disse Carlo, a chi scrivi? Hai forse anche tu l’amorosa? E cos√¨ dicendo batt√® forte con una mano sulla spalla di Giorgio: la lettera gli sfugg√¨ di mano e cadde in terra.

– ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†√Ę‚ā¨¬¶√Ę‚ā¨¬¶- Ma, fece Carlo, sogno o son desto? Quello √® il nome di mia sorella: che storia √® mai questa? E si chin√≤ prendendo la lettera. Giorgio cambi√≤ colore e tremando cerc√≤ disperatamente di riprenderla.

Р                Carlo ti prego, rendimela, ti scongiuro in nome della nostra amicizia non cercare di leggerla: presto ti spiegherò.

– ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Lo voglio sapere subito, invece. E cos√¨ dicendo Carlo si allontan√≤ veloce con la lettera, vanamente inseguito dal povero Giorgio il quale, qualche minuto dopo, raggiunse l’amico che, sogghignando, l’aspettava.

– ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Ah! E’ cos√¨, dunque: il timido ragionierino! E ti credi di essere un uomo tu? Sei impastato di ricotta! A scuola ti hanno promosso forse anche perch√© hanno avuto piet√†; ma mia sorella per compassione non ti prende di certo√Ę‚ā¨¬¶che dici? Vuoi la lettera? Si tieni, non piangere. E cos√¨ dicendo Carlo butt√≤ la lettera addosso a Giorgio il quale era talmente avvilito e prostrato che quasi non aveva pi√Ļ la forza di stare in piedi. Poi, quando Carlo si fu allontanato, stracci√≤ la lettera e piangendo sommessamente si avvi√≤ verso l’ufficio.

Р                Allora, Carlo, stasera si fa baldoria?

– ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† S√¨, ragazzi, come d’accordo: andremo alla trattoria ‚ÄúTre stelle‚ÄĚ, l√¨ ci troveremo delle ragazze compiacenti e ci divertiremo un mondo. Il dialogo si era svolto al garage dove lavorava Carlo fra di lui e due suoi compagni di lavoro: Cesare e Maurizio. Alla trattoria ‚ÄúTre stelle‚ÄĚ, situata in una zona piuttosto malfamata, quella sera c’era molta gente. Un uomo, evidentemente ubriaco, si avvicin√≤ al tavolo dove c’erano Carlo, i suoi due amici e tre ragazze e disse, rivolgendosi alla compagna di Cesare:- Salute, Sirena; com’√® che ti trovi qui invece di essere all’appuntamento che mi avevi dato? Vieni via subito. E la prese per un braccio. √Ę‚ā¨‚Äú Lasciala stare, intervenne Cesare. E cos√¨ dicendo gli sferr√≤ un pugno in faccia che lo rovesci√≤ all’indietro. L’uomo batt√® la testa in terra e rimase esanime. Subito successe una grande confusione e Maurizio decise:

– ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Presto, scappiamo. I tre giovani presero strade diverse, dileguandosi nelle vie adiacenti. Carlo era rimasto scosso dalla scena e si era pentito di essere fuggito. In quel mentre gli sembr√≤ di udire delle voci che si avvicinavano. Pens√≤ di essere inseguito, affrett√≤ l’andatura e dopo una svolta, urt√≤ contro un anziano signore che stava entrando in una casa.

Р                Mi scusi, signore.

– ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† A momenti mi gettavi in terra√Ę‚ā¨¬¶Ma tu sei il figlio di Rifredi! E dove vai cos√¨ affannato, a quest’ora? ¬† Carlo non sapeva che dire.

– ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Vieni in casa mia: voglio sapere che ti √® capitato! L’uomo era il Colonnello Ciampi, in pensione, vecchio amico della famiglia Rifredi. Entrati in casa, Carlo, che lo stimava come un padre, gli raccont√≤ la storia della trattoria. √Ę‚ā¨‚Äú Figliuolo, penso che tu abbia preso una brutta strada, frequentando cattive amicizie; fino a qual punto recherai dispiacere ai tuoi genitori? Correggiti, ragazzo! La paternale dur√≤ parecchio e Carlo scoppi√≤ in lacrime. Al momento del commiato il Colonnello gli dette un libro e gli disse. √Ę‚ā¨‚Äú Questo non √® un libro qualsiasi: √® la Bibbia. Te lo regalo se mi prometti di leggerlo spesso cercando di migliorarti sempre, attraverso gl’insegnamenti di esso. Carlo annu√¨ e, turbato, torn√≤ a casa. L’indomani, al garage, Cesare si vantava della bravata della sera avanti, ma Carlo l’interruppe: -E smettila! Abbiamo agito quasi da delinquenti; che ne sar√† stato dell’uomo che hai colpito?

Р                Ho letto il fatto sul giornale,  disse Maurizio, è solo leggermente ferito: ma noi non ci hanno individuato.

– ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Qualche settimana dopo, in casa Rifredi, a cena, il padre di Carlo leggendo il giornale esclam√≤: – Perbacco! E’ morto il Col. Ciampi. La cena venne interrotta ed i Rifredi ricordarono il caro Ciampi.

– ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Carlo, pi√Ļ degli altri, rimase colpito per la sua morte e da quel giorno continu√≤ a tornare, pi√Ļ che mai, sulla retta via. Aveva deciso di frequentare una scuola serale per conseguire un diploma. √Ę‚ā¨‚Äú Giorgio mi aiuter√†, pensava. Cercher√≤ di rimediare al male che gli ho fatto; ma egli mi sfugge e non mi saluta pi√Ļ: come ho agito male!

– ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Lucia cuciva alla macchina e suo fratello era seduto li vicino. √Ę‚ā¨‚Äú Dimmi, Lucia, com’√® che non sei ancora fidanzata? La ragazza alz√≤ vivamente la testa: – Che domanda!

Р                Non mi è ancora capitato un giovane adatto.

Р                Adatto? Lo vuoi forse ricco e bello?

– ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† No, affatto: voglio solo che mi voglia veramente bene. √Ę‚ā¨‚Äú Anche, riprese Carlo, se esso fosse un po’ infelice√Ę‚ā¨¬¶√Ę‚ā¨¬¶.com’√® Giorgio, per esempio? Lucia divent√≤ rossa in viso e disse: – Ma certo, purch√® ci si amasse. Poi soggiunse: – Giorgio √® tanto buono e bravo.

Р                 Carlo, rilevato il turbamento della sorella, incalzò: РForse che gli vuoi bene?

Р                Sono cose che non ti riguardano, queste!- esclamò Lucia e si rimise a lavorare.

Р                Dunque, pensò Carlo, ho rovinato tutto io: ma voglio subito rimediare: parlerò sicuramente con Giorgio chiedendogli perdono e tutto sarà a posto.

In quell’istante la porta dei Massai si chiuse e Carlo ud√¨ il passo strascicato di Giorgio. Si precipit√≤ alla porta, usc√¨ sul pianerottolo e disse: – Aspettami Giorgio, ho da parlarti.

Giorgio, all’udire la voce di Carlo, ebbe un sussulto e acceler√≤ il passo ma, giunto in cima alla rampa delle scale, cadde dal primo gradino, batt√® il fianco destro sulla ringhiera e stava ¬† per ruzzolare per la scala, quando Carlo, resosi conto dell’accaduto, si slanci√≤ in avanti con tutta energia, afferr√≤ Giorgio per la vita, ritraendolo in piedi, ma egli ormai sbilanciato e proiettato in avanti, urt√≤ ¬† violentemente nella bassa ringhiera e precipit√≤ nella tromba delle scale.

Il dottore uscì serio dalla camera del ferito. Il padre di Carlo lo guardava ansioso.

– Ha la spina spezzata; disse con gravit√† il medico, praticamente non c’√® speranza. L’agonia dur√≤ due giorni. Carlo, lucidissimo di mente, volle il sacerdote e, dopo avere ricevuto i Sacramenti, volle accanto a s√© Lucia e Giorgio. Con un filo di voce, ansando, disse:- Lucia cara, Giorgio ti ama tanto ed √® stato per causa mia se lui non te lo ha dichiarato. Ed anche Lucia ti vuole bene, Giorgio: amatevi sempre, siate felici e, qualche volta, pregate per me. Singhiozzando, Giorgio e Lucia unirono la loro mani. Anche Cesare e Maurizio corsero al letto del morente, ed egli disse loro: – Quanto era vano il nostro motto ‚Äúvivere intensamente, anche se poco‚ÄĚ! Adesso vorrei avere la salute! Farei certamente una vita pi√Ļ positiva! Ora capisco bene tutto, ora che non sono pi√Ļ in tempo a cambiare vita. Ma ringrazio il Signore che mi ha dato il tempo di ritrovare la pace dello spirito. Poi ebbe una crisi e non pot√® pi√Ļ parlare.

Alcuni mesi dopo furono celebrate le nozze Massai-Rifredi, in forma privata. Cesare e Maurizio furono i testimoni. La madre di Carlo un giorno guard√≤ nel comodino del suo amato figlio. C’era un libro ben rilegato.Lo prese: era la Bibbia. L’apr√¨ alla pagina dov’era il segnalibro: era l’ultima pagina letta da suo figlio. In fondo, le ultime righe riportavano un brano del Vangelo. Erano parole di Ges√Ļ: ‚ÄúAmerai il prossimo tuo come te stesso‚ÄĚ.


Letto 1990 volte.
ÔĽŅ

2 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: Amore celato — 12 Marzo 2010 @ 14:22

    […] Continua Articolo Originale: Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: Amore celato […]

  2. Commento by Mario Camaiani — 13 Marzo 2010 @ 13:36

    Invio questo bel commento al mio racconto che l’amico Gian Gabriele Benedetti mi ha fatto pervenire sulla mia posta elettronica:

    “Caro Mario,
    complimenti per il tuo racconto, pubblicato sul sito. Io ti ho scritto questo commentino, che dispongo qui di seguito. Spero che tu lo accetti benevolmente. Un abbraccio ed a risentirci presto.
    Gian Gabriele.
    Due personalit√† diverse, due modi di affrontare la vita. Non conta l’handicap, che potrebbe condizionare non poco. Anzi, sembra offrire una spinta per una condotta pi√Ļ consona ai sani principi dettati soprattutto dalla fede. Ma la fede non conosce ostacoli: sa penetrare nell’animo umano, pian piano, silenziosamente e si fa intensa. Ed ecco che, pur nel momento difficile, pur nell’ora suprema, riesce inondare la coscienza col suo forte carismatico profumo.
    Storia complessa, sospesa tra la caduta di valori e la possibilità di riscatto; storia tramutata in saggia ricognizione ed in valenze destinate a vivere oltre il battito umano.
    Gian Gabriele Benedetti.”

    Caro amico Gian Gabriele ti ringrazio tanto e tanto mentre fraternamente ti saluto.
    Mario.

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