RICORDO O SOGNO?
Chiome d’ulivo
a cerchio ordinato,
in alto,
come labbra tremule
alla preghiera.
Vellicare di brezza
in sussurro argenteo
lungo il poggio.
Leggiadro strascico
di timide mammole
tra il verde appena nato
e già compatto.
Ciglia fitte
d’umiltà
a pareggiare azzurro
d’un cielo ritrovato.
Fazzoletti d’orto
in geometrie perfette
e festa bianca
di bucati
a salutare lo strappo
dall’inverno.
Fragranze buone
di pane e pasimata
a spargersi dal forno
a due passi dalla casa
ad occhi aperti.
Vaporosa distesa ruggine
di terre appena rivoltate
e ripido precipitare
di sentieri affaccendati
tra il brillare delle siepi
verso la valle spalancata.
Tenera figura,
mia madre indaffarata,
volto dolce
abbozzato appena
sopra l’aia
fitta di galline.
E mio padre
nel campo grande
ad aprire
l’anima del solco
per il seme.
Ed io, qui,
che ancora bevo
immagini passate,
profumi andati,
affetti sgretolati
e suono a festa
di campane,
con frecce di rondini
a garrire
intorno al campanile.
Ma è l’ombra
d’un ricordo
o solo un sogno
questo tempo della Pasqua
e dell’infanzia
che ritorna prepotente
in fondo al cuore?