Gli auguri di Pasqua con una poesia di Gian Gabriele Benedetti

RICORDO O SOGNO?

Chiome d’ulivo
a cerchio ordinato,
in alto,
come labbra tremule
alla preghiera.

Vellicare di brezza
in sussurro argenteo
lungo il poggio.

Leggiadro strascico
di timide mammole
tra il verde appena nato
e già compatto.
                Ciglia fitte
                d’umiltà
                a pareggiare azzurro
                d’un cielo ritrovato.

Fazzoletti d’orto
in geometrie perfette
e festa bianca
di bucati
a salutare lo strappo
dall’inverno.

Fragranze buone
di pane e pasimata
a spargersi dal forno
a due passi dalla casa
ad occhi aperti.

Vaporosa distesa ruggine
di terre appena rivoltate
e ripido precipitare
di sentieri affaccendati
tra il brillare delle siepi
verso la valle spalancata.

Tenera figura,
mia madre indaffarata,
volto dolce
abbozzato appena
sopra l’aia
fitta di galline.

E mio padre
nel campo grande
ad aprire
l’anima del solco
per il seme.

Ed io, qui,
che ancora bevo
immagini passate,
profumi andati,
affetti sgretolati
e suono a festa
di campane,
con  frecce di rondini
a garrire
intorno al campanile.

Ma è l’ombra
d’un ricordo
o solo un sogno
questo tempo della Pasqua
e dell’infanzia
che ritorna prepotente
in fondo al cuore?

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