Arvo, eroe senza volto nell’Italia che cambia
di Stefania Nardini
[È la prima autrice contemporanea tradotta in Ucraina con il suo romanzo Matrioska, Tullio Pironti editore, 2001. Giornalista, cura la pagina culturale Scritture & Pensieri del quotidiano “Il Corriere Nazionale”]
Arvo. Una creatura, un simbolo. Sagoma in carne ed ossa trafitta dalle pallottole di un killer senza nome. In agguato. Signore delle tenebre nell’Italia della “Milano da bere”. Vampiro senza pietà nel gioco della vita sballata e senza scrupoli. Il grande profeta, il ma go, l’alchimista, che attraverso l’invisibile tela di un sistema me diatico infarcito di culture a basso costo, lo guida nelle scene di una commedia in cui Argo non può che essere com’è.
Ha il sapore di una parabola la storia che Valter Binaghi racconta nel suo ultimo romanzo, “Devoti a Babele”(ed. Perdisapop, colla na Walkietalkie), che è l’immer sione nel mondo, in questo nostro mondo, con gli occhi di chi, con lucidità, ne coglie i segnali.
Un romanzo tanto semplice da leggere, ma che lascia intuire un lavoro approfondito, di osservazio ne, raccolta di dati e fatti, in un’ analisi che lascia al lettore la liber tà di interrogarsi quando arriva all’ultima pagina.
Perché Argo, questo giovane tossi co, che in nome della “roba” ha cancellato qualunque valore mo rale, ricavandosi una sua “mora le” dentro un mondo, quel mon do che noi chiamiamo marginale, viene seguito dal narratore, che preferisce chiamarsi cronista, in un’evoluzione che apre un venta glio di spunti sui quali vale la pe na riflettere.
Argo ha una madre che soffre per lui. Un giro di amici balordi co me lui. In un contesto di insoddi sfazione che è attorno a lui. In tutto ciò che lo circonda in quei mitici anni ’80 quando si stava consumando la grande sborniatri colore. Ma Argo che ne sa? Si fa. Ruba. Spaccia. Fino al giorno in cui giunge al momento della re denzione in una comunità tera peutica.
Qui Binaghi è riuscito con grande abilità a trasmettere l’aria che si respira in certi luoghi votati al re cupero di queste anime metropoli tane. Anime giovani e malleabili capaci di trasformarsi attraverso tecniche new age da strapazzo che si rivelano facilmente tentaco li del grande signore delle tene bre sempre in agguato. E Arvo si trasforma.
Non cambia.
Si trasforma in una persona nor male, come tanti “normali”, por tando dentro di sé un peso che le sedute psicoanalitiche della co munità, e le tecniche alternative non hanno mai veramente scalfi to. Eppure cresce Arvo. Cresce e si fa una famiglia. Ma la sua solitu dine è profonda. Così tanto che è difficile da percepire.
Ma non siamo più negli anni ’80. Siamo ai giorni nostri. Nell’era della comunicazione, del grande fratello, di You Tube, di Internet. E per essere bisogna apparire. Per “esistere” si deve andare in onda. Il reale per essere tale é filmato. Che ne sarà di Arvo in questa fase? C’è la sua storia di ex tossi co. Il suo percorso per uscire dal tunnel. Ma il tunnel è veramente dietro le sue spalle? Riuscirà Ar vo ad aggrapparsi alla sua esisten za trasformandosi in un nuovo eroe mediatico?
In questa parte il romanzo di Bi naghi assume forza, le parole pe netrano nell’universo degli spet tri virtuali, i nodi sono matasse difficili da sbrogliare.
Anche i personaggi che si muovo no sono presi dalle cronache di ordinaria quotidianità per diven tare letteratura, in un’operazione di osservazione e penetrazione di questo nostro oggi. E il “cronista” li descrive, ne narra le misere ge sta che però fanno audience, dun que successo. Perché è il succes so il traguardo della corsa nella società-discount. “Vogliono conta re. Quante volte i visitatori hanno ciccato la loro clip su Youtube… Questo sono i ragazzi. I loro padri invece vogliono, strapparsi di dos so l’anagrafe e il profilo cascan te…. Il ciberspazio fa impazzire. L’onnipotenza dell’avatar è me glio della vita vera…”
Ma c’è Arvo. E’ lui il simbolo. E’ lui la sagoma in carne ed ossa trafitta dal dolore. Un dolore che prepotentemente è sentimento. Anche follia. Dunque qualcosa di umano che lascia un messaggio. Il messaggio che una parabola de ve lasciare. Perché poi tutto il re sto è riflessione.
Binaghi con questo suo romanzo ha aperto una sfida. Esercizio che gli si appropria perché non molla mai. E questa sua “creatura” che viaggia tra la prima e la seconda repubblica nella sua fragilità ha ancora una forza da scoprire.
[da “Il Corriere Nazionale”]
Commenti
4 risposte a “Valter Binaghi: “Devoti a Babele”, ed. Perdisapop (2008)”
Sono molto d’accordo sulla lettura di Stefania, e aggiungo che
che la scrittura di Binaghi é di alta qualità.
Devo aggiungere che spesso mi trovo d’accordo con ciò che scrive, anche quando commenta sui blog. Anh’io lo considero molto bravo.
Bart
Un caro saluto e grazie per essere intervenuti. Naturalmente un augurio a Valter.
stefania