“Lilith, la sposa di Satana” di Fulvio Rendhell

di Maria Antonietta Pinna

Nel Faust di Goethe in occasione della notte di Valpurga in cui il protagonista incontra demoni, streghe, lamie, c’è un riferimento anche ad una certa Lilith definita da Mefistofele prima moglie di Adamo. Sta’ in guardia dai suoi bei capelli, da quello splendore che solo la veste. Fai che abbia avvinto un giovane con quelli, e ce ne vuole prima che lo lasci.

Si tratta di un demone femminile, seduttivo e distruttivo il cui legame con il primo uomo non era sconosciuto.

Nel Genesi quando si inizia a parlare della creazione dell’uomo e della donna, maschio e femmina vengono creati contemporaneamente: Iddio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; tali creò l’uomo e la donna… Prolificate, moltiplicatevi e riempite il mondo, assoggettatelo e dominate sopra i pesci del mare e su tutti gli animali del cielo e sopra tutti gli animali che si muovono sopra la terra…

Il racconto biblico prosegue: Non è bene che l’uomo sia solo, io gli farò un aiuto simile a lui. Or il Signore Iddio aveva già formato dalla terra tutti gli animali della campagna e tutti gli uccelli del cielo. Li condusse quindi da Adamo per vedere con quale nome li avrebbe chiamati… Adamo dette dunque il nome a ciascun animale domestico, a tutti gli uccelli del cielo e ad ogni animale della campagna. Ma per Adamo non si trovò un aiuto degno di lui. Or il Signore fece cadere un sonno profondo su Adamo, che si addormentò. E mentre dormiva Dio prese una costola da lui e alposto di essa formò di nuovo la carne… E il Signore Iddio dalla costola tolta ad Adamo formò la donna…

In tutto questo c’è qualcosa che non va. Prima è detto che uomo e donna furono creati insieme, una sorta di umanità ante-litteram, poi si dice che Adamo è solo e ha bisogno di una compagna che viene assimilata all’inferiore mondo animale e diventa una semplice derivazione dell’uomo.

Probabilmente c’è stato un taglio operato sul testo sacro, rimaneggiamento che ha compromesso la chiarezza originaria. Comincia quindi ad affacciarsi sulla scena quella Lilith di cui parla anche Goethe nel suo Faust.

 Ci sono versioni ebraiche dei testi sacri in cui Lilith compare come prima moglie di Adamo, la moglie ribelle che non accettava di mettersi distesa sotto l’uomo e abbandonò Adamo volando per l’aria. Tre angeli Senoy, Sansenoy e Semangelof cercarono la donna per convincerla con minacce a tornare da Adamo. Lei rifiutò preferendo partorire un’orda di demoni che popolarono il mondo.

Fulvio Rendhell nel suo libro Lilith, la sposa di Satana nell’alta magia, rintraccia segni lilithiani nelle varie culture, sumero-babilonese, in Egitto, nelle religioni post-vediche, nella mitologia cinese, nelle culture pre-buddhiste del Tibet e del Giappone, nella demonologia tzigana, celtica, greca, cristiana.

Un percorso affascinante purtroppo non sostenuto da accurata bibliografia che manca completamente nel testo anche se vengono citate fonti come Genesi, i Veda, Shu Ching o libro delle storie.

Il ragionamento teso a cogliere il tema lilithiano si esplica per triadi in un crescendo di accostamenti ed ipotesi suggestive in cui il tema della prima moglie di Adamo a volte si percepisce in modo evidente, come nel caso della dea Istar, talaltra in modo velato, solo per alcuni tratti comuni che forse sarebbe un po’ azzardato associare senza accurato sostegno bibliografico.

Il testo è comunque di facile lettura, fruibile, l’esposizione gradevole e chiara. Un libro che non può mancare in una biblioteca esoterica più che altro come stimolo a nuove riflessioni su un argomento che non è semplice affrontare, data la difficile reperibilità di testi sul tema lilithiano e sui profondi e significativi taglia e cuci cui sono stati esposti i testi biblici, argomento che certa non-cultura vetero-cattolica mal digerisce essendo abituata come lo struzzo a mettere la testa sotto la sabbia in nome di una religione esclusivista, acrimoniosa, misogina e fallocentrica che strumentalizza i testi in nome di un potere particolare, sacrificando grammatica, senso logico, coerenza d’insieme e soprattutto realtà storica.

Il ruolo della donna è standardizzato e la ribellione che in realtà è impulso alla scienza, viene tarpata come illecita e peccaminosa. Dunque la prima moglie ribelle che non vuole sottostare agli ordini di Adamo diventa un demone che partorisce demoni uno dopo l’altro e popola il mondo di creature mostruose.

Lilith ha un fascino malefico, sirenico. Nella concezione magica ortodossa ha labbra nero-violacee e denti perfetti, lunghe unghie argentee che spezzano la fuliggine trasparente da cui è circondata. Per gambe ha code di serpenti, volto biancastro, pupille di color cupo e senza fondo.

Nei trattati dell’occulto è descritta come antispirito femmineo del maligno, sarebbe esatto ritenerla la parte femminile di Satana, regina delle streghe e dei vampiri. Balla con Faust durante la tregenda della notte di Valpurga, ma rimane un personaggio misterioso, ambivalente, sempre vergine nonostante i vari amplessi, disarmonica, distruttiva, spesso trascurata dagli studiosi che forse avrebbero dovuto occuparsi di più di lei.

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Commenti

2 risposte a ““Lilith, la sposa di Satana” di Fulvio Rendhell”

  1. Durante il percorso evolutivo   di Homo deve essersi verificato   qualcosa che ne ha inceppato il  meccanismo.  Sembra  certo che nell’età  di  Erectus vigesse il  matriarcato. La donna custodiva il fuoco, garantiva la prosecuzione della specie e  la sicurezza del riparo.  L’uomo era confinato  al   reperimento del cibo, grazie a una struttura fisica più tenace,   per essere usato quando la femmina si avvertiva fertile. Non è difficile ritenere che  in seguito fosse rifiutato.

     

    Con l’avvento di Sapiens ebbe luogo  un  cambiamento di portata pari, se non superiore, alla  nascita dell’etica e del timor  di Dio. In effetti Erectus non attribuiva particolari significati  al rito del sesso che, come detto,  era di esclusivo appannaggio della femmina – donna. Questa,  per domare gli istinti della prole,  ricorreva anche  e volentieri a pratiche di incesto, un fenomeno che col tempo  pose  i figli  in competizione con i  i padri, provocando in  questi ultimi il bisogno di  sopprimere, forse evirare,  i più deboli. Un conflitto che costrinse la  donna madre a  tensioni insostenibili,  riducendone  via via gli spazi   di imperio.  Non  dovrebbe quindi  essere casuale che con l’avvento di Sapiens prendessero piede da un lato il bisogno di Dio ma dall’altro, correlato e/o conseguente, la trasformazione in tabù dell’incesto. Da qui la necessità di assoggettare la donna in quanto portatrice di oscure sovversioni.