[da: Patrick Waldberg: “Surrealismo”, Mazzotta, 1967]
Signor Rettore,
nella stretta cisterna che ella chiama « pensiero », i raggi spirituali im putridiscono come la paglia.
Basta coi giochi di parole, cogli artifici di sintassi, le acrobazie di for mule, bisogna ora trovare la grande Legge del cuore, la Legge che non sia una Legge, una prigione, ma una guida per lo Spirito smarrito nel suo stesso labirinto. Più in là di dove possa giungere la scienza, là dove i fili della ragione si spezzano contro nuvole, ecco il labirinto, punto centrale ove convergono tutte le forze dell’essere, le innervature ultime dello spirito. In quel dedalo di muraglie mobili e continuamente spostate, al di fuori di tutte le forme conosciute di pensiero, il nostro spirito sì muove, spiando i suoi movimenti più segreti e più spontanei, quelli che possiedono una impronta di rivelazione, un vento venuto da lontano, sceso dal cielo.
Ma la razza dei profeti si è estinta. L’Europa si cristallizza, si mummifi ca lentamente sotto le bende delle sue frontiere, delle sue officine, dei suoi tribunali, delle sue università. Lo Spirito congelato scricchiola fra gli strati minerali che si serrano su di lui. La colpa è dei vostri sistemi ammuffiti, della vostra logica per la quale 2 e 2 fanno 4, l’errore è in voi Rettori, impigliati nella rete dei sillogismi. Fabbricate ingegneri, magi strati, medici a cui sfuggono veri misteri del corpo, le leggi cosmiche dell’essere; falsi saggi che non vedono nell’oltre-terra, filosofi che pre tendono di ricostruire lo Spirito. Il più piccolo atto della creazione spon tanea è un mondo più complesso e più rivelatore di qualsiasi metafisica. Lasciateci perdere, Signori; voi non siete altro che usurpatori. Con qua le diritto pretendete di canalizzare l’intelligenza, di conferire i brevetti dello Spirito?
Non sapete nulla dello Spirito, ignorate le sue ramificazioni più nasco ste ed essenziali, quelle impronte fossili così vicine alle scaturigini dì noi stessi, quelle tracce che a volte mettono in luce nei giacimenti più oscuri dei nostri cervelli.
In nome stesso della vostra logica vi diciamo: La vita puzza, Signori. Guardate un istante le vostre facce, considerate i vostri prodotti. Attra verso il setaccio dei vostri diplomi passa una gioventù scheletrita, per duta. Siete la piaga di un mondo, Signori, e tanto peggio per quel mon do; ma che esso almeno non si creda di governare l’umanità.
Antonin Artaud
Commenti
3 risposte a “Il Surrealismo: Artaud: Lettera ai Rettori delle Università d’Europa #3/7”
E’ una condanna senza appello alla fredda razionalità di cui s’ammanta la grande maggioranza della così detta intellighenzia, supponente “casta” spesso dimentica dello spirito. Condanna che condivido in toto. Oggi più che mai è indispensabile non trascurare la spiritualità, la fede, l’umanità che vedono oltre il limite del razionale. Senza fede, senza spiritualità, senza umanità arido è il cammino dell’uomo. Ed è anche e soprattutto per questa mancanza il frutto amaro di certi risultati fortemente negativi, che possiamo ben costatare, sempre più ogni giorno.
Pagina bellissima, per me, questa, caro Bartolomeo
Gian Gabriele Benedetti
Ce ne saranno ancora. Grazie, Gian Gabriele.