Carla Ammannati: “La guaritrice di Ventotene”, Meridiano Zero, 2008

di Stefania Nardini

[È la prima autrice contemporanea tradotta in Ucraina con il suo romanzo Matrioska, Tullio Pironti editore, 2001. Giornalista, cura la pagina culturale Scritture & Pensieri del quotidiano “Il Corriere Nazionale”]

Scogli e montagne. Mare e neve. Contrapposizioni forti. Come quel momento d’amore che Zina la zoppa porterà con sé per tutta la vita.
Senza paura del peccato, senza esitazioni, senza neanche la certezza del domani.
Un ricordo vivo. Vivo come le sue mani di guaritrice, come quel suo corpo che sapeva di bosco. Un amore, su un’isola meravigliosamente aspra al tempo delle passioni. A Ventotene, dove venivano confinati gli antifascisti. Dove alba e tramonto erano la speranza della libertà.
Libertà che aveva un prezzo. Grande. E lei questa giovane donna conosciuta per quel tesoro che custodiva nelle sue mani, non aveva più nulla. Non aveva da perdere nulla, tranne se stessa. E consapevole si getta tra le braccia di Pacifico, giovane avvocato, confinato. E Zina decide. Nel momento del piacere decide che in lei dovrà germogliare il frutto di quell’incontro, di quell’amore. E se ne andrà Zina la zoppa. In silenzio, senza dire una parola, su una barca che la porterà a navigare nel mare della vita. Una donna sola e la sua bambina. Sull’isolotto di S. Stefano in quella notte di tempesta in cui divenne madre. E lei, quella creatura divenuta donna un giorno vorrà sapere, cercherà suo padre, tenterà invano di amarlo.
Ma tutto arriverà quando sembrerà tardi. Perché la figlia di Zina conoscerà suo fratello, dalle sue parole ricostruirà quel momento d’amore sull’isola protetta da Santa Candida.
Un romanzo “La guaritrice di Ventotene” di Carla Ammannati (ed. Meridiano Zero), delicato e al tempo stesso forte, con una narrazione che si svolge su piani diversi, in cui il tempo, i ricordi, hanno un unico denominatore comune: il senso della vita.
Una storia che ruota intorno a una figura femminile che è espressione di un’epoca, di una cultura, di dolori e momenti di gioia generosamente regalati dal tempo attraverso cose semplici, talvolta piccoli dettagli. Zina non abbandonerà mai quel suo amore, Pacifico, e nel ricordo di quella passione continuerà a cantare le canzoni della radio, a raccogliere le sue erbe per guarire il prossimo. E sua figlia ne ripercorrerà la storia, entrando in punta di piedi nei suoi sentimenti. Perché Zina sarà finita quando si immergerà in questo percorso. Zina é morta sotto la neve di un luogo dove non c’è il mare. Ma il suo canto è vivo. Di lei lascia un corpo piccolo e una storia d’amore.
Vissuta con quel ragazzo che espiava la colpa di essere un ribelle. Su quell’isola dove l’eternità è nel Mediterraneo, un mare che sa regalare quel grande sogno che è l’utopia dell’esistenza.

(da “Il Corriere Nazionale”)

 

Visto 15 volte, 1 visite odierne.

Commenti

4 risposte a “Carla Ammannati: “La guaritrice di Ventotene”, Meridiano Zero, 2008”

  1. Pagina esemplare per concisione ed autorevolezza. Testo chiaro e godibile. Ad una prima parte che riassume felicemente alcuni aspetti essenziali dell’opera, ne segue una seconda, dove viene focalizzato “il tema portante”. Intelligenti e sostanziali l’interpretazione e l’approfondimento.
    Eccezionale ed avvincente il tratto finale, in cui emerge la metafora bellissima, che apre alla vita e va oltre
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Avatar stefania nardini
    stefania nardini

    Grazie infinite
    stefania

  3. Avatar lucetta frisa
    lucetta frisa

    cara Stefi, sei sempre bravissima e ti leggo con piacere anche perché hai la dote della concisione.
    un abbraccio
    lucetta