Roberto Saporito: “Il rumore della terra che gira”. Perdisapop

di Stefania Nardini

Il luogo del “dove stare”. È una sorta di ricerca dell’anima che si snoda tra pensieri e sentimenti che passano in un presente che non sfugge alla storia. Il luogo diviene simbolo di emozioni, di ricordi e memoria, in cui l’identità bambina chiede di farsi adulta. È su questo tema, oggi un nervo scoperto della nostra contemporaneità, che Roberto Saporito offre ai lettori un testo che scivola via toccando tre generazioni con un silenzio di sottofondo evocato dalle parole.   “Il rumore della terra che gira” (ed. Perdisapop) nasce e si conclude all’interno della relazione famigliare. Un nonno il cui sogno è di riunire, dopo la sua morte, una famiglia sgretolata. Che lo fa lasciando in eredità tre case delle quali affida a una nipote che vive a Roma, la ristrutturazione. Il vecchio se ne va, i lavori hanno inizio. Ma la parte più complicata sta nel riassemblare vite distanti, non solo geograficamente, quanto esistenzialmente.   Il tempo, tra un fratello che vive a New York, sua figlia a Londra e lei, scrittrice omosessuale che si è trasferita a Roma, ha creato un solco dove annegano inconfessabili solitudini. Le tre vite si raccontano.   Le tre diverse esperienze dovrebbero, come voleva il nonno, ritrovarsi tra le colline delle Langhe piemontesi, in quelle case appenaristrutturate.

Una storia in cui il flashback narrativo rientra rapidamente nella realtà. Tra inquietudini , fughe e una diversità che frammenta l’idea del luogo dove stare.
Saporito usa uno stile semplice, che colpisce nella sua essenzialità.   E riesce a collocare gli episodi facendoli rientrare, a passo felpato, in un insieme omogeneo.
Un romanzo che usa lo sguardo per fermarsi a riflettere sull’esistente, sulle mutazioni che hanno reso inscindibili le scelte dai sentimenti.

Saporito usa il luogo restituendolo ad atmosfere, colori e sapori che riportano a valori ancestrali che miracolosamente si respirano. Quella valle delle Langhe, così ben descritta, fa tornare in mente Fenoglio “In quel tempo stavamo ancora tutti insieme, salvo Eugenio che era via a far la guerra d’Abissinia…” . Ora si va via, e tornare insieme talvolta è un sogno.   Il sogno di un vecchio prima di morire…

(Dal “Corriere Nazionale”)

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