Il pugno di Licurgo

di Roberto Gervaso
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 26 febbraio 1970]

Sparta diventò una grande potenza in seguito all’in ­vasione dei Dori, guerrieri nordici calati in Laconia in ­torno al decimo secolo avanti Cristo. La città fu chiamata Sparta, che in greco significa sparsa, perché nacque dalla fusione di cinque villaggi, po ­polati complessivamente da poco più di cinquemila ani ­me. I conquistatori, d’origine montanara, erano gente roz ­za, ignorante, belluina, tra ­cagnotta, con lunghe chiome e pelle olivastra, S’erano sem ­pre guadagnati da vivere con le armi, e infatti la società che instaurarono fu militare, guerrafondaia, gerarchica, an ­tidemocratica. Tutto il potere era concentrato nelle mani dei vincitori. Gli indigeni, o Iloti, erano considerati e trat ­tati alla stregua di schiavi, i cittadini liberi, o Perieci, era ­no liberi per modo di dire perché non godevano dei di ­ritti politici.

Un sudario d’austerità in ­combeva su Sparta. La stessa classe dominante non si con ­cedeva alcun lusso, Viveva fru ­galmente, sorda a ogni mani ­festazione intellettuale. Sue uniche preoccupazioni erano la disciplina e l’efficienza del ­l’esercito, grazie al quale una minoranza agguerrita riuscì a sopraffare e a tenere sotto il giogo una maggioranza im ­belle. Il militarismo spartano trovò in Licurgo il suo grande codificatore e il suo più in ­transigente assertore. Non sappiamo con esattezza quan ­do le sue leggi furono pro ­mulgate perché non conoscia ­mo la data di nascita del loro autore. C’è chi dice che visse nel nono secolo, chi nell’otta ­vo, chi nel settimo. C’è addi ­rittura chi ne nega l’esistenza. La scarsezza di fonti c’impedi ­sce di fissare una data.

A sentire Erodoto, Licurgo era zio e guardia del corpo di Carilao, re di Sparta. Quanto alle famose leggi a dettarglie ­le, secondo alcuni, sarebbe stato l’oracolo di Delfi in per ­sona. In realtà furono farina del suo sacco e a mettere in giro la voce dell’oracolo fu con ogni probabilità, lo stesso Licurgo al quale doveva fare un gran comodo attribuire alla divinità le sue austere ri ­forme. I sudditi se le sareb ­bero lasciate più docilmente imporre. E’ difficile dire se, plasmando il nuovo codice, Li ­curgo s’ispirò a quelli vecchi, ammesso che preesistessero corpi organici di leggi. Cer ­tamente tenne conto dello spi ­rito e dei costumi del suo po ­polo, cioè di quei trentamila Dori che avevano conquistato la Laconia e godevano dei pieni diritti civili e politici. Quanto ai trecentomila Iloti e Perieci, non erano un pro ­blema.

Una delle grandi riforme fu quella agraria. Plutarco e Po ­libio smentiti da Tucidide, di ­cono che la Laconia fu divisa in trentamila parti uguali. Quanto al commercio e al ­l’industria, Licurgo proibì ai cittadini di dedicarsi a queste attività indegne di un popolo guerriero. Vietò anche l’im ­portazione d’oro e d’argento e ordinò di coniare solo mo ­nete di ferro. Ma il capola ­voro di Licurgo fu la riforma costituzionale imperniata con ­temporaneamente su tre dif ­ferenti forme di governo: mo ­narchia aristocrazia e demo ­crazia. La monarchia era in realtà una diarchia perché sul trono sedevano due re che, sorvegliandosi a vicenda, im ­pedivano l’accentramento del potere nelle mani di uno solo. I re sovrintendevano ai sa ­crifici, erano a capo della ma ­gistratura e dell’esercito in guerra. L’aristocrazia era in ­carnata nel senato. Ne face ­vano parte ventotto anziani ultrasessantenni che legifera ­vano, giudicavano i delitti ca ­pitali e indirizzavano la poli ­tica pubblica. La democrazia s’esprimeva in un’assemblea di ottomila cittadini d’età non inferiore ai trent’anni che si riunivano nei giorni di luna piena, dibattevano questioni di pubblico interesse e ratifi ­cavano le leggi votate dal se ­nato. L’assemblea eleggeva i cinque Efori, o ministri, che costituivano l’esecutivo.

La difesa dello Stato era affidata all’esercito, il meglio addestrato, il più disciplinato, il più agguerrito dell’antichi ­tà. Lo spartano, dal momento in cui veniva al mondo, do ­veva prepararsi a diventare un perfetto soldato. Una com ­missione esaminava i neonati. Se erano gracili li faceva pre ­cipitare da un picco del mon ­te Taigeto, se erano robusti li obbligava a dormire all’ad ­diaccio anche d’inverno. Quel ­li che sopravvivevano, a sette anni venivano strappati alla famiglia e messi in un colle ­gio militare, di dove uscivano per accamparsi sotto la ten ­da. Erano semianalfabeti, si lavavano poco, mangiavano alla mensa pubblica, doveva ­no mantenersi snelli e agili, se ingrassavano oltre un cer ­to limite venivano confinati. Quando andavano in guerra le loro donne li ammonivano: « Torna con lo scudo, o su dì esso ». Si capisce perché fu ­rono dei grandi soldati, per ­ché vinsero tante battaglie, perché diedero nome a un certo costume e a una certa regola.

L’inglese William George Forrest, professore di storia antica al Wadham College di Oxford, ha dedicato a Sparta e alla sua grandezza milita ­re un volume di 238 pagine (Storia di Sparta, editore La ­terza, L. 1300), serio, dotto, documentato, in cui si sente la mano dello specialista.

Visto 15 volte, 1 visite odierne.