Chi vota No fa vincere il Sì

Ieri sera ero ad un cena paesana, affollatissima: ad un certo punto coi miei commensali ci siamo messi a parlare dei referendum.

Ho potuto constatare che c’è molta ignoranza in giro. Per fortuna sono riuscito a farmi capire da alcuni che desideravano andare a votare per il No. Non ci andranno.

Il ragionamento è semplicissimo e spiega perché in talune province vengono offerti cappuccini e brioche agli elettori che sono andati a votare.

Chi non l’ha capito, e ce n’è ancora qualcuno che si è incaparbito di andare ad esprimere 4 No oppure un Sì e tre No, e tante altre combinazioni, mortifica l’intelligenza, e mi dispiace fortemente dichiararlo.

Chi va a votare ed esprime, mettiamo, quattro No, in realtà ha votato per il Sì, non rendendosene conto giacché ha rinunciato ad ingranare la cervice.

Ci provo un’altra volta a spiegare.
Il tale elettore va a votare perché è orgoglioso di esprimere il suo No. Ci tiene a distinguersi dalla sinistra.
In realtà si è fatto fregare. Infatti, se egli ha contribuito con la sua partecipazione a raggiungere il quorum, e posto che in questa tornata referendaria vinceranno i Sì, egli ha creduto di votare No ma ha reso validi i voti maggioritari del Sì. Ossia il suo No è stato travolto e si è trasformato in un contributo alla vittoria dei Sì.

Ci vuole tanto a capirlo?
Mi auguro che questo ragionamento, così lapalissiano, arrivi alla mente di molti sostenitori del No.
Insomma, quelli che vogliono il No non devono andare a votare. Solo con il fallimento del quorum il loro desiderio del No si sarà realizzato.
Se invece vanno alle urne, votano No, ma è come votassero Sì.

Insomma si sono tagliati gli zebedei. Da sciocchi.

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