Banca Romana  e Monte dei Paschi di Siena

Se sostituiamo l’emissione di carta moneta non autorizzata che caratterizzò il crollo della Banca Romana nel 1893 con i derivati con cui si è cercato di coprire il buco prodotto dall’acquisto di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena, fatta inoltre la differenza dei tempi e degli strumenti a disposizione, vi sono molte analogie tra i due inquietanti avvenimenti.

In primo luogo, entrambi gli istituti di credito erano caratterizzati dalla presenza nei consigli di amministrazione di rappresentanti della sinistra; in secondo luogo, come allora si parlò di scandalo, altrettanto lo si può dire per il caso del MPS, colpevole di operazioni opache e inquietanti; in terzo luogo, la crisi della Banca Romana ebbe gravi ripercussioni sul territorio, privando le attività produttive del sostegno necessario, e altrettanto sta già accadendo nel territorio (quello senese in primis) a seguito della crisi del MPS. Vi è una quinta ragione: la crisi della Banca Romana ebbe forti ripercussioni politiche con le dimissioni addirittura del capo di governo Giovanni Giolitti, e si spera che anche per la crisi del MPS qualcuno sia chiamato a pagarne gli errori. Va da sé che sarebbe errato scaricare tutte le colpe sui componenti dei consigli di amministrazione che si sono succeduti in questi ultimi anni, visto che nel caso del MPS essi erano spesso esecutori di direttive che venivano dalla politica.

Stamani un articolo apparso su Libero, a firma di Carlo Cambi, comincia ad approfondire la vicenda e già emergono alcuni nomi eccellenti. Scrive:

Se Mussari ha agito con disinvoltura nel mare magnum dei derivati non lo ha fatto senza il concerto dei vertici del Pd. Il «calabrese » probabilmente sarà un nuovo Primo Greganti: si è dimesso dall’Abi, è indagato dalla procura di Siena, si piglierà la croce, ma non parlerà. Non coinvolgerà quelli che «non potevano non sapere », ivi compresi D’Alema, Fassina e Bersani.

E vi si unisca anche quest’altro articolo, sempre su Libero, visto che i quotidiani di regime cercano di limitare le responsabilità ai soli uomini della banca.

Credo che vi siano molte probabilità – e i giudici dovranno lavorare evitando contaminazioni – che insieme con le teste di alcuni amministratori della banca senese ne cadano alcune appartenenti ai big della sinistra.

Il coperchio che si è levato ha scoperto uno scandalo enorme, e non è ammissibile che vi siano silenzi e accomodamenti a favore di quei politici che risulteranno responsabili della distruzione di una banca che era motivo di vanto e di orgoglio del nostro Paese.

In ogni caso, dalla triste vicenda una lezione può già ricavarsi: se l’attuale classe dirigente della sinistra governerà il Paese allo stesso modo con cui ha amministrato il Monte dei Paschi di Siena, prepariamoci al peggio.

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