Se Bersani ha la smania di istallarsi a palazzo Chigi per entrare nella storia come il primo comunista nominato alla guida del governo per volontà popolare, si trova davanti ad un bivio assai curioso, che potrebbe costituire il trabocchetto che la nemesi pazientemente prepara per coloro che si sono creduti dispensatori della verità in assoluto.
Proprio il mercato delle vacche, da Bersani sempre rimproverato a Berlusconi come l’emblema della degenerazione della politica a cui era pervenuto il centrodestra, è il solo che può salvare Bersani dalla probabile scomparsa dalla scena politica, ove invece fallisse, lasciando il suo posto all’astro nascente del Pd, Matteo Renzi.
Dunque o si fa sensale, come vuole la nemesi, o dovrà subire un destino ancora peggiore, che la nemesi si diverte a tenere come carta di riserva, assai più dolorosa: l’abbraccio con Berlusconi per un governo di larghe intese.
E con il sovrappiù che l’incarico di presidente del consiglio dovrà da Bersani essere mendicato proprio al suo acerrimo nemico. Infatti solo accettando l’abbraccio di Berlusconi, Bersani ha la possibilità di coronare il suo sogno.
Insomma, Bersani o si abbassa a praticare il mercato delle vacche, oppure si inginocchia ai piedi di Berlusconi raccomandandosi che appoggi il suo governo.
Indubbiamente, un brutto scherzo del destino cinico e baro.
Qualunque strada decida di percorrere, delle due offertegli dalla nemesi, la sua umiliazione come politico è inevitabile.
La tragedia di Bersani è rappresentata dal fatto che egli si rende conto della morsa umiliante in cui è stato stretto, ma si rende conto pure che la terza via, che la nemesi gli fa intravvedere, è quella della sua dissoluzione politica.
Rinunciare all’incarico per manifesta impossibilità a raccogliere i voti necessari a dar vita al suo governo, oppure andare alle elezioni anticipate costituirebbero per Bersani la fine della sua leadership, a cui seguirebbe un rapido tramonto fino alla scomparsa definitiva.
Non riesco a immaginare se qualche coniglio miracoloso sia nascosto nel cilindro di Bersani, ma di fronte a lui non vedo che queste tre strade, una più umiliante dell’altra.
Così mi viene in mente quel pifferaio che andò per suonare e fu suonato.