Il segreto della Sagan

di Lorenzo Bocchi
[dal “Corriere della Sera”, martedì 27 maggio 1969]

26 maggio, notte.

E’ ormai una tradizione pa ­rigina, come il Salon de l’auto o La foire à la feraille: ogni anno c’è un romanzo o una commedia di Franí§oise Sagan di cui i giornali si occupano. I critici letterari continuano a concludere che la scrittrice è brava tutt’al più nel trovare titoli, che scrive sempre lo stesso libro, che i suoi perso ­naggi non hanno spessore come le ombre cinesi. Lo hanno ripetuto anche per Un peu de soleil dans l’eau froide (un altro titolo preso in prestito da Paul Eluard, come Bonjour tristesse) pubblicato ora da Flammarion. E’ la storia di una depressione nervosa, hanno sentenziato, dimenti ­cando che si potrebbe dire la stessa cosa di Madame Bo ­vary. I giudici continuano a tenere il pollice verso e i li ­brai a vendere « l’ultimo Sa ­gan » come se si trattasse di sfilatini di pane.

Ad ogni modo è l’ottavo ro ­manzo pubblicato in quindici anni dalla Franí§oise naziona ­le, il più lungo e il primo con un uomo per protagonista. Gilles Lantier è un giornali ­sta trentacinquenne (scrive per un settimanale della si ­nistra intellettuale) seducen ­te, scapolo, pieno di donne. Vive con Eloisa, una bella in ­dossatrice che è l’ultima di una lunga serie di compagne ma che da tre mesi non gli dice più nulla. Come tutto il resto. Perché Gilles è vittima del male del secolo, l’impo ­tenza di vivere, la nausea ge ­neralizzata dell’azione. Il me ­dico lo convince ad abbando ­nare provvisoriamente Parigi, per cambiar aria e ritmo di esistenza. Così lo troviamo a Limoges, dove incontra, dopo quindici giorni di noia, Nathalie Silvener, moglie di un alto magistrato locale. La bel ­la signora perde la testa per il parigino, prende d’assalto il don Giovanni disincantato, per riaccendere in lui le vec ­chie scintille, il gusto per il mondo e l’amore. Dopo l’in ­cendio della passione in una estate ubriacante e in un so ­laio da « Gattopardo », Nathalie abbandona marito, be ­nessere, calma e Limoges per vivere il grande amore a Pa ­rigi con l’uomo della sua vita. Ma Gilles non è quello che lei credeva. Si sente ben pre ­sto soffocato dalla troppo ar ­dente e intransigente amante. Davanti al crollo della sua grande illusione, la bella fug ­gitiva finisce per uccidersi, lasciando all’amato un ultimo messaggio : « Tu non ne hai colpa, mon chéri. Sono sem ­pre stata un po’ esaltata ». Whishy, amore e gardenal.

L’Express ha ricordato la cornice storica nella quale si manifestò il « fenomeno Sa ­gan »: « 1954. la sinistra pri ­mavera di Dien Bien Phu, Bidault, Laniel, Bao Dai. La francese più celebre si chia ­ma Geneviève de Galard, l’e ­roica infermiera che curava i paracadutisti sotto il fuoco dei Viet. Bisogna ricordarsi di questo per comprendere, oggi, l’inspiegabile scandalo di Bonjour tristesse: in piena tragedia una ragazza pub ­blicava un libro spregiudica ­to, metà Radiguet metà Laclos, nel quale si vedeva una collegiale smaliziata spingere al suicidio l’amante di suo padre… una provocazione ». L’ex-ragazza ha cominciato a scrivere Un peu de soleil dans l’eau froide nel maggio del ­l’anno scorso, in una casetta dell’ Irlanda meridionale, a Glen Bay, dove si era rifugia ­ta per fuggire il frastuono della contestazione parigina, così come farà un anno dopo il generale de Gaulle per fug ­gire la Francia del « no ». Ha continuato la stesura del ro ­manzo a Srinagar, la capi ­tale del Cachemire. L’ha fini ­ta, in pieno inverno, nella vecchia casa di famiglia a Cajarc, il paese di Georges Pompidou.

E’ forse a questo distacco dalla realtà presente che la Sagan deve il proprio suc ­cesso e la « durata » del suo fenomeno, più che alla gran ­de abilità degli specialisti che lo sfruttano commercialmen ­te. I suoi personaggi sono sempre gli stessi. Vivono in un mondo a parte, come lei. Sono incapaci di invecchiare. Si ribellano al crollo delle lo ­ro illusioni. Il modernismo della vicenda è soltanto ap ­parente. Essa potrebbe benis ­simo svolgersi nel secolo scor ­so. E’ sempre la grande cor ­rente romantica che alimenta la macchina per scrivere della Sagan. Il suo successo può essere spiegato con questa sua fedeltà agli schemi ormai classici della narrativa del di ­ciannovesimo secolo (di Un peu de soleil dans l’eau froide il critico Kléber Haedens ha scritto che per la sua compo ­sizione, il suo stile, il suo tema e i suoi personaggi, il romanzo sembra contempora ­neo di Marcel Prevost), con il suo lucido rifiuto di tutte le ultime mode, la caccia al ­l’assurdo, le ricerche formali.

La depressione nervosa di cui quest’ultimo romanzo è la storia si chiamava nella belle époque nevrastenia. E’ curioso, o per lo meno indi ­cativo, che Franí§oise la cini ­ca malinconica, la disincan ­tata abituata a guidare a pie ­di scalzi per meglio inebriar ­si di velocità, la due volte divorziata – inseparabile dal secondo marito e padre di suo figlio soltanto da quando il tribunale li ha separati, debba in definitiva la gloria delle alte tirature, dei palcoscenici e degli schermi ad un mondo romanzesco sfiorito e polvero ­so. Anche nella nuova com ­media che sta scrivendo, Les week-ends du passé, i perso ­naggi saranno degli allergi ­ci al passar del tempo: tutti sessantenni, riuniti in un ca ­stello per un week-end com ­memorativo, desiderosi di rivi ­vere insieme le belle vacanze del 1935. Nella compagnia ci sarà anche una ventenne, nuova moglie di uno dei «pel ­legrini », ma verrà estromessa come un’idiota che non capi ­sce nulla e che sogna di andare a « divertirsi » a Saint Tropez.

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