Jarry e la bomba Ubu

di Carlo Bo
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 13 novembre 1969]

Si ha l’impressione che quel ­lo che avrebbe potuto es ­sere un avvenimento cultu ­rale, la prima presentazione critica delle opere di Alfred Jarry in Italia (tre volumi a cura del bravissimo Rugaflori e con una dotta e acuta presentazione di Sergio Sol ­mi nelle edizioni Adelphi, L. 8.OOO), non sia stato neppure segnalato nella giusta misu ­ra o a dirittura lo si sia con ­fuso nel mare delle novità che durano una settimana nelle vetrine dei librai.

Eppure l’occasione avreb ­be dovuto indurre a tutta una serie di esami e di veri ­fiche per consentire final ­mente quella presa di pos ­sesso dello scrittore francese che finora è mancata da noi. E’ pur vero â— su una delle suggestioni critiche più atten ­dibili del Solmi â— che il tem ­po di un incontro pieno è passato: Jarry rimane essen ­zialmente per il numero e la novità delle sue proposte ma gli manca quel rapporto di ­retto di idee e di spiriti che solamente potrebbe portare a una forma più concreta di assunzione. Il Solmi mette assai bene in chiaro i motivi di questa mancata saldatura quando osserva: « Nonostante l’asprezza delle lotte politi ­che, l’epoca di Jarry consen ­tiva ancora un immenso mar ­gine di gioco, che più tardi ci fu precluso. Dopo la prima guerra mondiale, le prime grandi dittature, e l’ulterio ­re irrigidirsi del “mondo chiu ­so” cui doveva condurre il progresso tecnico, ogni gesto, ogni parola hanno acquista ­to via via un peso “politico”. Da noi, dopo l’ultima guerra, perfino l’indifferentismo poli ­tico diventò partito, e si chia ­mo “qualunquismo”. Anche al ­lora, evidentemente, tutte le parole avevano quel peso, ma non ci se ne accorgeva. Que ­sto permetteva un distacco umoristico, che Jarry portò a un estremo di trascendente indifferenza. E spiega la de ­cadenza dell’umorismo in ge ­nere, a partire da quei glo ­riosi anni: la Storia, con la S maiuscola, ci ha gelato il ri ­so sulle labbra ».

Considerazione di ordine generale, come preannunciar va il Solmi, ma che ha an ­che un valore più stretta ­mente storico, nel senso che stabilisce benissimo le diffi ­coltà d’incontro fra i giovani d’oggi e un’opera come que ­sta di Jarry, tutta percorsa da aneliti nuovi ma nello stesso tempo pagata e salda ­ta dal modo di vita dello scrittore. Detto questo, è fin troppo chiaro che lasciata da parte la grande specula ­zione d’ordine intellettuale e spirituale, l’opera di Jarry ri ­porta tutte le sue speranze nell’ambito della sistemazio ­ne critica. Un po’ come dire che di un “profeta” siamo disposti ad accogliere soltan ­to le istanze d’ordine cultura ­le e, scendendo ai partico ­lari, vedere che cosa non ab ­bia preannunciato o prefigu ­rato Jarry, quale sia stato il peso del suo lavoro, quali vir ­tù si nascondessero sul fon ­do della sua poesia. Resta ap ­pena da notare che in tal mo ­do il discorso si sposta sul margine dei “miti” e Solmi ha avuto buon giuoco con ­frontandolo con Rimbaud e con Lautréamont o meglio con quei due miti. Non c’è dubbio che Jarry debba es ­sere considerato come una bomba inesplosa, come un te ­soro abbandonato, eppure per ­fino nella sua leggenda ci sarebbero stati seri e fondati motivi di recupero.

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Perché tale fenomeno non si è mai verificato? La ri ­sposta sta nella prima for ­tuna di Jarry, sopratutto nella sua straordinaria tra ­sposizione nel personaggio emblematico e assoluto di Ubu. Chi osservi la prima par ­te del Novecento francese con questa lente ha in gran parte risolto il problema che ci interessa in questo mo ­mento: c’è stata una cristal ­lizzazione del momento Ubu e operata da grandi e pre ­stigiosi testimoni come Gide e Alain, ma non c’è stata in ­vece quella corrente piena che avrebbe permesso una mag ­giore adesione al senso stes ­so del lavoro di Jarry.

Come succede molte volte, di un grido si è creduto op ­portuno fare un gesto di in ­sofferenza e di ribellione men ­tre del discorso vero e pro ­prio si è finito per trascurare il valore e l’importanza. Que ­sto spiega perché ci siano vo ­luti più di quarant’anni per arrivare a un primo tenta ­tivo â— e del resto molto in ­felice â— di opere complete in Francia e perché il mes ­saggio di Jarry sia diventato alla fine un pretesto per eser ­citazioni raffinate di studiosi. Nel frattempo l’esplosi ­vo annunciato dalla bomba Ubu ha perso quasi per in ­tero il suo potenziale di rot ­tura, diventando un semplice registro di ciò che avrebbe po ­tuto significare sotto un al ­tro cielo, in un altro mondo intellettuale. Logico quindi che le opere meno conosciu ­te di Jarry, da Les Jours et les Nuits fino al testo capi ­tale del Docteur Faustroll, nel migliore dei casi abbiano po ­tuto parlare a pochissimi uo ­mini, a coloro che ne sep ­pero derivare temi e motivi, insomma ritrovarvi un’indi ­cazione e uno stimolo.

Ora se confrontiamo quel ­lo che. potremmo definire co ­me il testo rimasto segreto e inesploso e quel tanto che ne hanno saputo scalfire e pren ­dere i più avvertiti degli scrit ­tori che hanno inventato o praticato il surrealismo, dob ­biamo per forza riconoscere che Jarry è stato una vitti ­ma del nostro tempo. Che i surrealisti lo inserissero nel ­le loro litanie dedicate ai pro ­feti del movimento è, sì, im ­portante ma è niente in con ­fronto di quello che avrebbe potuto essere se la bomba Ubu avesse continuato a esplodere e fuori del pittore ­sco di costume.

Si potrebbe osservare â— e con ragione â— che buona parte dei motivi apparente ­mente nuovi dei giovani d’og ­gi si ritrovano pari pari in Jarry e negli altri scrittori della prima o meglio dell’anteavanguardia degli anni ze ­ro del Novecento, ma si è già visto che il recupero totale è impensabile mentre resta come unica via d’uscita la dilettazione erudita per pochi.

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A noi personalmente è sempre risultato che la prima chiave per entrare nel do ­minio Jarry fosse nel bellis ­simo libro che a suo tempo gli aveva dedicato una scrit ­trice oggi completamente di ­menticata e che pure meri ­terebbe un’operazione di gran ­de restauro, Rachilde. Forse incoscientemente Rachilde aveva avvertito la « diversità » di Jarry, sopratutto aveva capito che al fondo del per ­sonaggio fuori legge c’era una carica eccezionale di vi ­ta, tale da rovesciare qual ­siasi ordine prestabilito di letteratura. Se tutti allora avessero avuto l’intuizione di Rachilde, oggi le cose sta ­rebbero un po’ diversamente né Jarry sarebbe più quel mostro da museo d’eccezione come purtroppo gli eredi che lo hanno tradito e i fedeli che si sentono bloccati dal « mondo chiuso » lo hanno consacrato, sostituendo il gu ­sto del caso curioso all’impe ­gno ben più alto ed assoluto della distruzione cosciente e indifferente.

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