Lettere d’amore

di Carlo Bo
[dal “Corriere della Sera”, venerdì 15 marzo 1970]

Ci è capitato di leggere due corrispondenze d’amore, mol ­to diverse fra loro per cento ragioni (età, abitudini, am ­bienti, ecc.) ma che pur tut ­tavia permettono un discorso comune. La prima appartie ­ne alla storia di un poeta (Guillaume Apollinare, Lettres à Lou, pagine 527, edi ­tore Gallimard), la seconda copre la fine di un grande uomo politico (Georges Clemenceau, Lettres à une amie, pagine 650, editore Galli ­mard).

Le lettere di Apollinaire sono state scritte tra il settembre del 1914 e il gennaio del ‘916, quelle di Clemenceau vanno dal gennaio del 1924 all’ottobre del 1929, vale a dire fin quasi alla morte avvenuta un mese dopo. E tor ­niamo per un momento alle differenze. Cominciamo dal ti ­tolo, fino a che punto è possi ­bile parlale d’amore? Per il poeta sembra si trattasse piut ­tosto di una infatuazione, an ­che se portata al punto più alto del desiderio, per il poli ­tico si tratta di un sentimento profondo, documentato da tut ­ta una lunga serie di pre ­mure, di attenzioni, diciamo pure di dolcezze che contrastano con la leggenda dell’uomo. E ancora, la storia di Apollinaire con Lou si innesta direttamente su quella della poesia e la soluzione è così diretta e completa da far pensare molte volte che il poeta fosse il maggior interessato alla vicenda per il numero delle derivazioni e delle applicazioni. Il sentimento o addirittura la passione si trasforma ­no immediatamente in ragioni di poesia.

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Nulla di tutto ciò per Clemenceau e non soltanto perché l’uomo aveva altre abitudini, perché il temperamento non lo portava a traduzioni così immediate ma perché sopratutto del giuoco dell’amore non doveva   restare traccia, neppure in documenti privatissimi come potevano essere delle lettere. Ma non abbiamo detto la cosa più importante: quando Apollinaire incontra Lou ha trentaquattro anni, Clemenceau conoscerà la sua amica quarantenne (la moglie di un     celebre comparatista della Sorbona, la signora Margherita Baldensperger)   a ottant’anni suonati. Il poeta e l’indemoniata Lou hanno la stessa età, il politico e la signora Margherita hanno fra loro un salto di diverse gene ­razioni e si potrebbe aggiun ­gere che fra le due corrispondenze c’è il salto di due mondi inconciliabili fra di loro. Infatti se per il politico e la sua amica resiste un codice ben preciso di rapporti, di con ­venzioni, di reciproci rispetti per l’istituto della famiglia, per Apollinaire si ha la sensa ­zione   di   navigare   in mare aperto, al di fuori di qualsiasi costrizione (e va aggiunto con un carattere di libertà che, a distanza di cinquant’anni, non finisce di stupire o addirittura di scandalizzare). Del resto, basta pensare ai protagonisti per cogliere immediatamente il contrasto fra un mondo che crede ancora e fermamente all’opportunità di certe leggi e un altro mondo dove invece i costumi hanno subito una straordinaria acce ­lerazione e ancora, nella contrapposizione   di   questi due paesi ideali resta il fatto che quello dell’avvenire (chiamia ­molo così) è stato consacrato agli inizi della guerra mentre il paese di Clemenceau e della signora Margherita è, sì, fatto di sopravissuti, ma di persone che non sospettano neppure di essere fuori della realtà o la ­sciate indietro dal loro tempo.
Ora se non si dimenticano questi dati, costituirà una sorpresa l’altro fatto e cioè che l’amica di Clemenceau appar ­teneva alla stessa età del poe ­ta Apollinaire.

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Che cosa potevano, dunque, avere in comune due uomini come Apollinaire e Clemenceau al momento della guerra?

Per il primo era una que ­stione di avventura (nel senso più nobile del termine), di avventura poetica, per il se ­condo si trattava di salvare un’idea particolare della Francia e di servire fino all’ultimo la patria. E’ vero che il discorso per il primo avviene al momento della guerra men ­tre per il secondo quella sto ­ria è finita, anche se non proprio come avrebbe desiderato o, comunque, finita con quelle correzioni che la realtà della pace aveva imposto.

Chi legge può andare avan ­ti per un bel pezzo col regi ­stro di queste meditazioni e in tal modo arriverà a definire meglio i caratteri compositi di un’epoca, il naturale dissidio fra i due spiriti e sopratutto a contrapporre due diversi e distinti ideali di vita. Clemen ­ceau chiude un’esistenza pre ­miata dal successo e toccata per un momento dal trionfo, insomma è uno che mette in ordine per i figli e per i nipoti la storia del proprio tempo e lo fa con una puntigliosità che è propria delle stagioni di conclusione. Una fine ordina ­ta, di raccoglimento e con la fortuna o la grazia di avere per primo testimone la donna del cuore.

Con Apollinaire restiamo al tempo dei progetti, delle furiose invenzioni, delle quoti ­diane esaltazioni e Lou è, sì, una testimone ma assai più passiva della signora Marghe ­rita: non hanno né la neces ­sità né il tempo né la voglia di salvare qualcosa. Vanno allo sbaraglio e ne sono felici: una felicità folle che non tiene conto di quanto accade intor ­no a loro.

E l’amore? Chi avesse la pazienza di guardare bene, di andare in fondo finirebbe per fare una ben curiosa scoper ­ta: c’è più amore là dove se ne parla meno o addirittura non se ne parla, diremmo che c’è più credibilità in certe for ­mule di pura cortesia, in certi accenni velatissimi del vec ­chio lottatore che non nelle dichiarazioni a ripetizione, nel ­le invocazioni a catena e in ­candescenti di Apollinare. Ol ­tre tutto si ha l’impressione che nel cuore del vecchio Clemenceau avessero maggiori possibilità di resistenza certe parole semplici che non le litanie tenere e ossessive nel giovane Apollinaire.

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Ecco dove i due libri de ­terminano una morale comu ­ne e â— ci sia consentito â— una morale che neppure oggi ha perso il suo significato. L’amore è arricchito dal silenzio, dalla prudenza, men ­tre è sottoposto a una rapida usura là dove viene adoperato come strumento e ha un po ­tere immediato sul mercato degli acquisti provvisori. Se guardiamo a ciò che accade intorno a noi, non dobbiamo certo faticare per arrivare a una conclusione inoppugnabi ­le: questo nostro tempo che sembra offerto al trionfo di amore (in tutti i sensi possi ­bili) in effetti muore per man ­canza di sentimenti, è un mo ­stro di finzioni e vanta come amore il ricorso assurdo al sesso. Per tornare al confron ­to Clemenceau-Apollinaire non c’è dubbio che nel primo l’amore ha un accento assai più virile che non per Apollinaire: è un dato della vita mentre per il poeta è piuttosto una voce preziosa per l’identificazione e la storia della sua poesia.

Resta un’ultima questione: fino a che punto servono que ­ste pubblicazioni? Per Clemenceau la domanda non ha sen ­so, il libro è piuttosto il diario dei suoi ultimi anni, letto con voce di tenerezza a un’amica ma dove i fatti della realtà co ­mune hanno comunque il so ­pravvento assoluto sulle con ­fessioni o soltanto sulle confi ­denze. Per Apollinaire â— lo ripetiamo â— il libro è prezio ­so, l’uomo con le sue incertezze e le sue contraddizioni salta fuori ma â— e qui sta l’insidia â—         a volte si ha la sensazione che certe luci siano troppo cariche per essere accettate sul piano della credibilità costante. Sarebbe stato più utile la ­sciare da parte certe lettere? No, ma è evidente che nel re ­cepirle conviene procedere con molta prudenza, in modo da tener ben distinte le vanterie dalle ragioni naturali.

Comunque, per Apollinaire la cosa è avvenuta a una ra ­gionevole distanza: sono pas ­sati molti anni e anche i do ­cumenti più scottanti acquista ­no così un sapore di storia. Altre volte non si lascia nep ­pure intervenire la mano del tempo e sulla memoria di uno scrittore vengono imposte del ­le pericolose ipoteche dall’at ­tualità. Un criterio, per questi casi, sarebbe quello del valore letterario e così facendo non si confonderebbero abusiva ­mente debolezze e fragilità di carattere con le ragioni della letteratura. Se si accettasse ta ­le principio non si commette ­rebbero abusi e si difendereb ­be meglio la memoria dell’ope ­ra stessa. Valga il caso del Clemenceau: chi ha preparato l’edizione di queste lettere è stato il figlio della signora Bal ­densperger: ciò che â— subito â—           negli anni trenta avrebbe potuto apparire speculazione, col tempo è risultato un contributo alla storia di una certa Francia e un omaggio alla me ­moria della madre.

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