La Battaglia d’Inghilterra

di Enzo Passanisi
[dal “Corriere della Sera”, domenica 9 agosto 1970]

Trent’anni or sono, di questi giorni, stava per sca ­tenarsi nei cieli d’Inghilterra una delle battaglie decisive della seconda guerra mondia ­le. Prostrata la Francia, Hi ­tler aveva lanciato invano la sua profferta di pace agli in ­glesi e ora si apprestava a giocare l’ultima carta: l’invit ­ta Luftwaffe, con i suoi stor ­mi di caccia, di bombardieri, di « Stuka », che avevano se ­minato il terrore in mezza Europa accompagnando la travolgente avanzata delle di ­visioni corazzate. Soltanto lo sbarco nell’isola â— un’operazione fallita persino a Napo ­leone, la cui tomba agli In ­validi il dittatore tedesco si era affrettato a visitare â— avrebbe potuto piegare gli in ­glesi. Ma prima, condizione ritenuta indispensabile dagli strateghi nazisti, la Luftwaf ­fe avrebbe dovuto spazzare i cieli della Gran Bretagna dal ­la Royal Air Force.

Cosi, come ai tempi di Francis Drake o di Orazio Nelson, ancora una volta i destini dell’Isola, e dell’Impero si trovarono racchiusi nel ­le mani di un pugno d’uomi ­ni. « I pochi ai quali tanti sa ­rebbero stati debitori », come disse Churchill con una delle sue espressioni più note e più felici: i giovani cacciatori del ­la RAF, i piloti di quelle po ­che squadriglie che la previ ­denza del governo inglese ave ­va trattenuto in patria anche nei momenti più bui, men ­tre i panzer dilagavano in Francia.

Uno di questi « pochi » â— meno di un migliaio d’uomi ­ni, fra i quali molti pivelli appena sfornati dalle scuole di volo â— era Peter Townsend, che prese parte alla Battaglia d’Inghilterra al co ­mando dell’ottantacinquesimo gruppo di Hurricane. Il no ­me di Peter Townsend, in se ­guito nominato scudiero del ­la famiglia reale, è noto al grosso pubblico più per il suo ormai lontano, patetico ro ­manzo sentimentale con la principessa Margaret che per i suoi trascorsi di combatten ­te. Ma il colonnello Town ­send è stato veramente un grande pilota da caccia: un ­dici vittorie omologate, cen ­tinaia di missioni, a sua vol ­ta abbattuto due volte e sal ­vato dal paracadute.

Era stato lui, il 3 febbraio 1940, mentre la guerra sta ­gnava ancora davanti alla li ­nea Maginot, ad abbattere il primo aereo tedesco su suolo inglese, uno dei temibili bom ­bardieri Heinkel 111 dal mu ­so di plexiglas. Il cacciatore vittorioso volle recarsi a trovare in ospedale uno dei su ­perstiti dell’equipaggio nemi ­co, gravemente ferito, ed è, questa, una delle pagine più toccanti del libro che Peter Townsend ha voluto scrivere (Duello d’aquile, Rizzoli, pp. 532, L. 4.500) a ricordo dell’e ­pico scontro fra aviatori inglesi e aviatori tedeschi che avrebbe deciso della salvezza dell’Isola.

Townsend non s’è limitato tuttavia alla sua partecipa ­zione, e neppure alla descri ­zione della « Battaglia d’In ­ghilterra », ma ha inserito i ricordi personali, quelli dei suoi compagni, quelli degli avversari, nel contesto della storia della RAF e della sto ­ria della Luftwaffe: dalla pri ­ma guerra mondiale fino al ­l’epilogo, quando i « pochi » riuscirono a sbarrare il passo agli stormi dalla croce unci ­nata.

La nascita della Luftwaffe è seguita passo per passo, con il contrappunto della na ­scita e dell’affermarsi del na ­zismo: le prime esperienze de ­gli aliantisti, quando la Ger ­mania non poteva avere an ­cora aerei a motore, l’adde ­stramento dei piloti in Rus ­sia e in Italia, a Grottaglie; il collaudo in Spagna, con la tragica esperienza di Guernica, il primo bombardamen ­to terroristico in grande stile degli Heinkel. Da parte In ­glese, le lotte perché la Royal Air Force potesse affermarsi come arma autonoma di fron ­te alle pretese dell’esercito e soprattutto della marina; quelle non meno aspre con ­tro gli anemici bilanci detta ­ti dall’imprevidenza dei tem ­pi di pace, l’apporto decisivo del radar, che tanta parte avrebbe avuto nella difesa dell’Isola.

Lord Trenchard, il padre della RAF, sir Dowding, il capo della caccia inglese, Her ­mann Goering e i suoi luogo ­tenenti, Milch, Kesselring e Sperrle, sfilano davanti all’occhio dell’esperto che esami ­na imparzialmente pregi e di ­fetti, successi e delusioni. Il « grosso Hermann » era con ­vinto che i suoi piloti avreb ­bero avuto ragione in pochi giorni degli inesperti aviato ­ri inglesi. Quando la realtà gli dimostrò il contrario, ri ­velò la corda della sua insi ­pienza con ordini cervellotici, con il cambiamento degli obiettivi, con gli inutili bom ­bardamenti terroristici di Lon ­dra.

La Luftwaffe non era asso ­lutamente preparata a soste ­nere il peso dell’offensiva strategica che le era stata imposta, la RAF era invece preparatissima ai suoi compi ­ti di difesa: sullo sfondo di questa lezione della « Batta ­glia d’Inghilterra », si snoda nel libro dell’asso inglese, la micidiale lotta degli uomini che l’hanno combattuta, ae ­reo contro aereo, pilota con ­tro pilota, tutti ugualmente bravi e coraggiosi, come ri ­conosce cavallerescamente Townsend. Un punto che non sarà probabilmente mai chia ­rito, è se Hitler avrebbe ten ­tato davvero lo sbarco in Inghilterra nel caso di suc ­cesso della Luftwaffe. Ma questo dubbio nulla toglie al merito dei cacciatori della RAF che nei giorni più critici per la vita dell’Impero, sal ­varono il loro paese. E’ sol ­tanto per gli sconfitti, per i tedeschi, che la « Battaglia d’Inghilterra » non è mai av ­venuta o ebbe importanza re ­lativa, come sostengono molti reduci di parte avversa nelle loro memorie. Per gli altri fu la prima, grande vittoria del mondo libero contro la tiran ­nide, il primo passo verso il crollo del nazismo.

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